Il VeneziaMestre è tornato!

05.11.2018 12:55 di Manuel Listuzzi  articolo letto 194 volte
Il VeneziaMestre è tornato!

Chiedevamo undici leoni. Chiedevamo di onorare la nostra maglia. Chiedevamo grinta, impegno e volontà. Chiedevamo molto, ma nemmeno il più ottimista di noi si aspettava di ricevere tanto e, soprattutto,  così presto. Perché i grossi cambiamenti passano attraverso periodi di transizione, prendono corpo dopo cadute e risalite, si sviluppano grazie ad errori e relative correzioni. E magari sarà così, forse quello a cui stiamo assistendo è solamente il risultato di un’operazione ben riuscita, un elettroshock dai risultati inaspettati; ma resta il fatto che la squadra di Walter Zenga non sembra nemmeno una lontana parente di quella ereditata da qualche settimane, ed ora possiamo veramente godercela.

Il prologo di questa domenica calcistica è di quelli che fanno innamorare i bambini a questo sport. I colori arancioneroverdi si mescolano a quelli granata per le calli di Venezia ed in un clima di fratellanza e goliardia si sancisce l’amicizia tra due tifoserie che si rispettano da sempre, condividendo molte battaglie di solidarietà cominciate nel lontano 1998 dopo la tragedia del fiume Sarno. Gli ospiti si presentano in laguna in grande numero trascinati da una classifica importante ed una squadra che sembra finalmente pronta per il salto di qualità. Il pubblico veneziano risponde con pigrizia nonostante il buon momento e fatto salva una buona partecipazione della sud, il resto del Penzo appare desolatamente semivuoto.

Il VeneziaMestre segue l’istinto del proprio allenatore e scende in campo con lo stesso schieramento che aveva mandato in tilt la Cremonese nella scorsa giornata, quando l’inserimento di Citro tra le linee aveva scardinato le logiche difensive lombarde. Il 4-2-3-1 di Zenga occupa tutta l’ampiezza del campo, con gli esterni sia difensivi che d’attacco a calpestare costantemente le linee laterali. L’inizio di gara è di marca campana, sostenuta dall’entusiasmo e dalla leggerezza della classifica. L’Unione controlla le sfuriate degli ospiti, concedendo tuttavia due pericolose conclusioni dalla distanza, la seconda delle quali si stamperà sulla traversa. La fisicità della Salernitana mette in difficoltà il centrocampo veneto, e Citro è spesso costretto ad indietreggiare per aiutare il duo di mediani. L’assenza di Garofalo si fa sentire in particolare quando le sovrapposizioni sulla fascia sinistra lascerebbero spazio a maggiori velleità, ma le giocate del seppur convincente Bruscagin non vantano la stessa qualità del terzino di Torre Annunziata.  I padroni di casa offrono tuttavia una manovra corale di livello, e le paure che avevano attanagliato gli arancioneroverdi nelle prime giornate sembrano un lontano ricordo alla luce di giocate personali sempre più precise e vivaci. Il nuovo modulo dona maggior libertà al tridente offensivo, ma sia Falzerano che Di Mariano non appaiono nella loro miglior giornata e le azioni offensive sfumano puntualmente all’ultimo step. La partita perciò dovrà esser decisa da altri protagonisti, ed è così che alla mezzora Domizzi è lesto ad approfittare della mezza papera del portiere ospite per il vantaggio unionista.

La curva s’infiamma e lo stadio applaude convinto. Gli scontri aerei sono vinti quasi costantemente dai granata, ma i ragazzi di Zenga lottano su ogni pallone, palesando un’ottima condizione fisica, totalmente inespressa durante la passata gestione. Un ottimo Bentivoglio rischia con maggior frequenza la giocata ed al suo fianco un sontuoso Suciu fornisce la miglior prestazione da quando è arrivato in laguna, alternando la classica “fame” di palloni ad aperture di ottima fattura.

E poi, la difesa. Un muro. Quattro colonne di marmo insuperabili capitanate da un Maurizio Domizzi in versione Cannavaro 2006, padrone incontrastato della propria aerea e guerriero indomito. E’ lui l’immagine del nostro nuovo VeneziaMestre, nato sotto il segno del leone ma con dei lampi di gioco che lasciano sperare in un futuro importante.  La ripresa infatti, sarà un inno alla gestione, un cantico di lotta ed accettabile sofferenza, con la sensazione che i coriacei campani avrebbero potuto attaccare per ore, ma quella porta, la nostra porta, non l’avrebbero bucata mai. E’ questo che Zenga aveva chiesto durante la sua presentazione, di tornare ad essere quella squadra che disorientava gli avversari, li ammutoliva e li frustrava davanti ad una compattezza inscalfibile, degna di una città che ha resistito centinaia di anni alle invasioni.  E con la mente e l’anima più serene, con una classifica che finalmente ricomincia a sorridere, si scorgono ora anche le stelle nascoste dal velo di nubi che aveva accompagnato questa squadra fino ad oggi. Stelle che portano il nome di St Claire, di Zennaro, di Segre e di altri che ora possono aspettare il loro momento senza le pressioni di qualche settimana fa, quando tutto sembrava da buttare e da ricostruire.

Ora siamo tornati, siamo di nuovo in gioco e nuovamente orgogliosi di questi ragazzi che indossano la maglia più bella e gloriosa del mondo intero, unica passione di due città, unico amore di un unico popolo. Avanti Unione!