Stessa storia, stesso stadio per il VeneziaMestre

08.02.2020 21:32 di Manuel Listuzzi   Vedi letture
Stessa storia, stesso stadio per il VeneziaMestre

Agonia. Agonia e frustrazione. L’ennesima grigia, cupa e banale prestazione di una squadra che s’accontenta di mantenere il campo, di seguire il flusso degli eventi che, inesorabilmente, la portano verso un’altra sconfitta interna. Solo uno schiaffo, ancora una volta, risveglia quel briciolo d’orgoglio utile almeno ad avviare un assalto finale che non rende meno amara una prestazione fino a quel momento insufficiente.

E’ il solito VeneziaMestre in parole povere. Una squadra che palesa tutti i suoi limiti di qualità ed intensità, regalando tre punti ad un Frosinone che offre il minimo indispensabile per portare via dal Penzo tre punti. Troppi gli errori, troppa la paura di prendere in mano il match. La squadra di Dionisi si lascia trascinare in una partita sporca e lenta, in cui la maggior tecnica dei ciociari mette i padroni di casa alle corde, sfruttando una sterilità offensiva che concede a chiunque passi per Sant’Elena velleità di vittoria. E’ evidente come ci sia una sovrabbondanza di giocatori fuori categoria, per tanti motivi. La sfida col Frosinone dimostra una volta di più come in un livello piuttosto mediocre come questa cadetteria basterebbe poco per ingranare la marcia giusta e veleggiare in zone più tranquille di classifica, ma questo VeneziaMestre sembra soffrire di un complesso d’inferiorità che per forza di cose lo porta a subire la partita. Nessuno degli undici, inclusa ogni variante di formazione, riesce ad ergersi a leader della squadra, ognuno intimorito da chissà quali fantasmi. Perché un atteggiamento del genere sarebbe, forse, comprensibile in piazze “bollenti” in cui la pressione diventa un fattore decisivo; ma Venezia in questo momento storico non sembra proprio una di quelle. Freddo il pubblico, gelido l’ambiente, come se il naturale epilogo di questo periodo fosse l’abbattimento. Ed allora ci chiediamo come giocatori del calibro di Lollo, in primis, ma anche Aramu, Capello, a concludere con i nuovi Monachello e Firenze, non riescano a trovare la giusta concentrazione e caparbietà per chiudere un triangolo con precisione, o scodellare un cross con cognizione di causa. Sembra tutto casuale, ripetitivo e banale. Lo spirito e la filosofia di Dionisi sembrano essersi perse nella disperata ricerca di punti salvezza ed iniziamo a chiederci se questa sia la strada giusta per lottare per la sopravvivenza.

Il disperato “forcing” finale è utile solo a dimostrare come una squadra avara di idee possa trovare pericolosità esclusivamente attraverso l’utilizzo di punte pesanti, capaci almeno di spizzare e sporcare palloni nella red zone, e la prestazione vogliosa di Longo lascia almeno presagire una varietà interessante. Ma la verità è che solamente una modifica nell’atteggiamento e nella consapevolezza, possa aiutare l’Unione ad uscire da un vortice negativo che alterna risultati positivi lontani dal Penzo a prestazioni incolore come quella odierna. Bisogna imparare a lottare su ogni pallone, a pulire errori tecnici degni di serie inferiori, ad imprimere la percezione negli avversari che il VeneziaMestre possa fare male, se non attraverso il gioco, almeno con la garra e la grinta di chi questa stagione vuole portarla a casa. Siamo saturi di una squadra che non dà mai la sensazione di voler vincere la partita, perché possiamo accettare di non avere la squadra che sognavamo d’ammirare nei primi mesi, ma non si può rinunciare all’idea che si darà il massimo per guadagnare punti. E’ arrivato il momento del salto di qualità, o quello di ammainare il gonfalone. Opzione che non consideriamo nemmeno.

Avanti Unione!