VeneziaMestre tra felicità e rimpianti

04.12.2018 11:26 di Manuel Listuzzi  articolo letto 107 volte
VeneziaMestre tra felicità e rimpianti

Sebbene questa volta non sia arrivata una miracolosa rimonta nei minuti finali, la sensazione è che per il secondo anno di fila si siano lasciati due punti su di un campo caliente e difficile ma contro un avversario in difficoltà, soprattutto alla luce di una seconda parte di gara dominata dagli arancioneroverdi, incapaci però di assestare il colpo decisivo. Ciononostante il centinaio di eroici unionisti giunti al Pino Zaccheria hanno di che esser sereni e soddisfatti in seguito ad una prestazione in linea con l’evidente crescita delle ultime settimane benché la percezione sia di una squadra che possa ancora dare quel qualcosina di più per riportarci stabilmente nelle zone più alte della classifica. Ma tutto è ancora in gioco ed i punti dalla zona playoff restano risicati, al contrario della voglia di sognare di un popolo che è finalmente tornato a divertirsi.

Nella sfida di Foggia la defezione improvvisa di Citro costringe l’ex portiere nerazzurro a rivedere la propria idea, optando per un Pinato alle spalle delle due confermatissime punte Vrioni e Di Mariano. L’idea di fondo del match è vigilare sulla zona nevralgica del campo, facendo numero con diversi mediani di gamba (Segre, Suciu ed appunto Pinato) ed un regista classico. In fase difensiva le due punte hanno dunque il compito di allargarsi per pressare le salite degli esterni, ma la scelta risulterà poi penalizzare la controparte offensiva della manovra che per tutta la prima frazione si rivelerà macchinosa e poco precisa. In particolare dopo la doccia fredda del vantaggio pugliese, arrivata dopo la concessione di un penalty tanto dubbio quanto ingenuo. Il pressing degli avanti veneziani è spesso fuori syncro, e quando la prima linea difensiva viene saltata arrivano i problemi per la retroguardia che in ogni caso concede poco, fatta eccezione per un clamoroso legno colpito dai rossoneri. L’idea di gioco degli ospiti si sviluppa con troppa lentezza non riuscendo quasi mai ad innescare la velocità di Di Mariano, mentre Pinato dimostra di non avere i tempi da trequartista. Si arriva con buona facilità sulla trequarti, ma i cross sono costantemente preda dei foggiani, mentre le soluzioni palla a terra mancano di fantasia. Almeno per 44 minuti, fino a quando Bentivoglio trova una palla geniale per l’accorrente Bruscagin che in coppia con Vrioni regala al VeneziaMestre il punto dell’uno ad uno. La ripresa vede scendere in campo la stessa formazione, ma è lo spirito che cambia radicalmente. Mentre salgono le difficoltà ed il nervosismo dei padroni di casa, la squadra di Zenga cresce in personalità ed atletismo, riuscendo a portare con continuità 4 o 5 uomini ad attaccare l’area avversaria. Le occasioni fioccano mentre le imprecazioni dei tifosi unionisti completano tutto il calendario. Il Foggia è sulle gambe quando il tecnico veneziano dimostra a tutti da cosa derivi questo cambio di mentalità dei ragazzi decidendo di inserire un’altra punta, Marsura, al posto di un centrocampista, iniettando fiducia a volontà nel sangue dei propri beniamini. Si attacca spesso in superiorità numerica ma il difetto negli ultimi venti metri evidenziato nel primo tempo si ripresenta anche nel secondo, costringendo il VeneziaMestre ad uscire dallo Zaccheria con un solo punto in saccoccia, ma con la consapevolezza di aver fatto un ulteriore passo in avanti.

Le prossime 4 sfide vedranno la nostra squadra affrontare compagini sulla carta più abbordabili (Ascoli, Crotone, Cosenza e Carpi), e per capodanno potremmo uscire con il bollettino definitivo sullo stato di salute della nuova creatura di Mr Tacopina; ma per adesso possiamo solo fare gli applausi ad un gruppo di ragazzi che ha saputo reagire da grande squadra ad un inizio stagione da incubo, grazie al coraggio di un presidente, il carisma di un allenatore ed il cuore di un collettivo che è pienamente conscio del valore della maglia che indossa. Avanti Unione!