Julyan Stone, il collante vincente della Reyer di Walter De Raffaele

03.02.2021 22:42 di Daniele Morbio   Vedi letture
© foto di Umana Reyer Venezia
Julyan Stone, il collante vincente della Reyer di Walter De Raffaele

Nella rinascita della Reyer Venezia in Campionato dopo un periodo difficile tra Covid ed infortuni non ci sono solo i nomi evidenti e fin troppo facili di Mitchell Watt e Stefano Tonut, ma anche quello "insospettabile" ed altrettanto importante di Julyan Stone. In una stagione disgraziata tra infortuni e Covid, il #5 oro-granata è sempre stato una costante nella crescita della squadra allenata da Walter De Raffaele perché capace di giostrarsi su più ruoli grazie ad una fisicità ed un atletismo difficilmente riscontrabili in un campionato come quello italiano. Con l'infortunio di Valerio Mazzola ed un Austin Daye non al meglio in tante partite in quest'annata, il tecnico lagunare si è reinventato Julyan Stone da 4 tattico, per garantire energia, aggressività e solidità nei pressi del ferro, oltre ad - eventualmente - un play "mascherato" nelle eventualità e nelle emergenze. Il ruolo di Stone nella Reyer è piuttosto chiaro: fungere da collante tattico tra il reparto esterni e il centro di ruolo (Watt) e da giocatore difficilmente leggibile dagli avversari. Troppo rapido per poter essere contenuto dai 4 avversari, troppo alto e grosso per permettere una marcatura facile al play avversario. Con la posizione profonda sotto il ferro di Stone e Watt - infatti - le difese avversarie molto spesso collassano nel pitturato, aprendo spazi invitanti alle triple di specialisti come Bramos e Tonut. Il fatto che il tabellino dell'all-around oro-granata porta spesso i tifosi veneziani (o presunti tali, c'è da dire...) a storcere il naso ritenendolo un giocatore fondamentalmente inutile: niente di più sbagliato, visto che le partite di basket non si vincono solo con i grandi attacchi, anzi.... sono le grandi difese a far vincere i trofei e a rendere grandi gli attacchi. L'energia difensiva dell'esterno di Alexandria è impareggiabile, tra rimbalzi, palle recuperate e azioni di contenimento che non compaiono nello scout di fine partita. Per Walter De Raffaele l'ex giocatore NBA è fondamentale in termini di equilibri offensivi e difensivi, quindi perché non fidarsi di chi ha vinto 4 trofei in oro-granata, criticando sempre e solo per antipatie gratuite? Cose che difficilmente capiremo, ma ormai ci si fa il callo. Se ci si aspettano prove da 30 punti e 15 assist o 15 rimbalzi da Julyan è piuttosto incredibile e dimostra una poca dimestichezza con il mondo della palla a spicchi.


Inutile continuare a parlare del passato, del suo addio alla Reyer per i problemi familiari del 2017, per qualche momento buio o non proprio positivo, inutile seminare zizzannie o montare polemiche per il solo gusto di nominare Julyan Stone, a causa una personalità magari non semplicissima (cosa oltretutto non vera). L'esterno numero 5 - che piaccia o no - è una costante dei colori oro-granata ed è uno dei perni fondamentali dei due scudetti e della Coppa Italia, quindi indubbiamente il suo mattoncino lo ha sempre portato, come tutti i suoi compagni. Avere giocatori così eclettici e difficilmente decifrabili è una delle chiavi dei successi della Reyer, non serve avere solo giocatori con il talento offensivo di Austin Daye o Stefano Tonut o Mitchell Watt: per vincere serve anche chi faccia per 40' il gioco sporco, quello che impedisce canestri facili o recupera palloni importanti, garantendo energia e transizioni. Chiudiamo con una singola cifra. 500 assist con la maglia della Reyer in (fino ad ora) 3 stagioni e mezzo.
Ciò che conta - e forse sbaglia chi scrive - è che il giocatore in questione dia tutto per la Reyer quando è in campo, indipendentemente dai punti che mette a referto o dai "numeri da circo" che può fare: il basket è materiale, solido, non fumoso.