Molto più di un derby

15.10.2019 10:30 di Manuel Listuzzi   Vedi letture
Molto più di un derby

Si lo so che ci sarebbe il Tofas Bursa di cui parlare, una sfida tutt’altro che semplice e praticamente decisiva per la qualificazione. Ma spero non mi giudicherete troppo negativamente se la mia mente vola già a sabato e alla battaglia del Palaverde.

Treviso, Venezia. Credo ci siano pochi esempi nel mondo di due province così vicine ma allo stesso tempo così lontane per stile, popoli e mentalità. Ossimoro di una regione che vede nelle due città gli estremi opposti di questa terra che mostra facce diverse della stessa bellezza. Due città nate e sviluppate nell’ultimo secolo sotto stelle differenti, con la naturale e divina aspirazione alla grandezza l’una, con l’esplosione economica l’altra. 

Mio zio mi ricorda frequentemente in questi giorni quanto i veri derby per la Reyer Venezia, ovvero una società nata nel 1872, debbano essere per forza di cose quelli con le squadre storiche di questo paese. Milano, Bologna, Varese e Trieste devono essere i nostri obiettivi, mi ammonisce. Treviso nell’epoca pre Benetton poteva aspirare tutt’al più alla rivalità con Mestre, troppo grande la differenza con la tradizione della prima squadra cittadina della laguna. 

Ma non si può e mai si deve dimenticare cosa sia stata la compagine bianco verde negli ultimi trent’anni, quali fantastici campioni siano passati per quell’impianto e quanti trofei siano stati alzati. E sebbene quella che affronteremo sabato sarà una società totalmente diversa, la gente che la sosterrà sarà la stessa, da tradizionale e camaleontica usanza italica. 

Pochi anni sono passati da quegli ultimi derby, giocati sullo stesso parquet, ma in condizioni totalmente antitetiche a quelle attuali. Ora siamo noi a sfoggiare tricolore e trofei, loro quelli alla ricerca degli antichi fasti.

Memorabile la coreografia orogranata che all’epoca ricordava ai cugini come le vittorie non contassero nulla dinnanzi alla maestosità della Serenissima. Non poteva esserci gelosia ed invidia, se non per quell’impianto che la nostra città meriterebbe da parecchio tempo. Indimenticabile la tripla di Szewczyk (o qualcosa del genere..) a scolpire una delle gioie più pure della mia vita. 

Momenti che resteranno impressi per sempre. Momenti di derby.

Ed allora non manca che allenare la voce, irrobustire il cuore e sognare un altro momento così, ed anche se non sarà uguale poco importa, perché sul nostro petto abbaglierà ancora quello scudetto che copre appena il leone alato, simbolo della più bella città del mondo.

Avanti Reyer!