Venezia, Nicola: "Serve trovare l'identità giusta per raggiungere l'obiettivo"

16.10.2026 17:11 di  Flavio Zane   vedi letture
Venezia, Nicola: "Serve trovare l'identità giusta per raggiungere l'obiettivo"

In occasione della partita di Serie A contro il Napoli, è intervenuto in conferenza stampa il nuovo allenatore del Venezia, Davide Nicola. Di seguito il suo intervento e le sue risposte alle domande poste dai giornalisti.

"Esordisco salutandovi tutti e ringraziando ovviamente il direttore e la società per l'opportunità che mi è stata concessa. Le impressioni dopo due giorni sono come sempre piene ed elettrizzanti, perché si arriva con il desiderio e si porta costantemente la propria volontà di poter partecipare a un nuovo percorso e un nuovo progetto, ma anche con la consapevolezza che c'è tanto da fare. Si prende quanto di buono è stato già fatto e che non è, anzi, mai da buttare e ci si mette a capofitto con grande dedizione con quella leggerezza che ci deve vedere protagonisti di voler determinare il nostro futuro. Io penso che leggerezza più dedizione sia il giusto equilibrio e, se proprio devo individuare una parola che mi contraddistingue, è proprio l'equilibrio, quello che metto nelle sfide che accetto. Perché, fondamentalmente, sono un allenatore che organizza, si dedica al lavoro, in una sorta di costante ruota di Deming: si sperimenta, si verifica e si portano le correzioni che servono senza mai perdersi d'animo".

Lei è considerato il mago e lo specialista delle salvezze: considerando il percorso finora fatto dal Venezia e la tipologia di gioco espresso, che livello di difficoltà ci sarà per ottenere la permanenza della squadra nella massima categoria?

"Io non mi definisco un mago di nulla, men che meno delle salvezze, ma sono semplicemente un allenatore che organizza e che si pone degli obiettivi. La differenza nelle tante situazioni nelle quali siamo riusciti a portare i risultati dalla nostra parte sono frutto di queste cose qui. Io credo fortemente che questa squadra abbia dei valori e che possa dimostrarli. Mi sono dedicato in questi due giorni a pensare soprattutto a cosa serve per provare a invertire il discorso legato ai risultati, perché poi l'identità c'era, ma probabilmente fino ad oggi non è stata sufficiente a raggiungere dei risultati. Quindi, per me conta più che altro capire velocemente le caratteristiche, il modo di stare in campo e soprattutto quello che serve per produrre dei risultati. Chiaro che ho delle mie idee e, anche se abbiamo avuto solo due giorni a disposizione, secondo me c'è sempre il tempo per poter incidere e pensare a ciò che serve per produrre un risultato diverso. Quindi, abbiamo proposto dei comportamenti diversi".

In base alle sue informazioni e alla prima impressione, che idea si è fatto della rosa del Venezia?

"Credo che nella sua profondità, la squadra sia stata costruita in un modo che, pur permettendo, come giusto che sia, di avere dei doppioni in ogni ruolo, abbia sensibilmente delle caratteristiche diverse all'interno del ruolo stesso. Questo, da un certo punto di vista, è stato subito evidente e significa di avere la possibilità di interpretare lo stesso ruolo con caratteristiche diverse che, in alcune partite, può essere utile, mentre in altre ne servono altre ancora. Chiaramente, in due giorni sarei presuntuoso, da questo punto di vista, di poter definire tutto ciò che serve e poter dire di aver conosciuto interamente e profondamente i giocatori a disposizione, ma è anche vero che sono un allenatore di questa categoria che passa il tempo, quando magari non è nelle squadre in cui arriva, a studiare i giocatori che ci sono, così come quelli delle squadre avversarie. E' chiaro che poi la differenza sta nel fatto che, allenandoli, li conosci davvero e soprattutto ne conosci le potenzialità non solo tecnico-tattiche, ma anche nella disponibilità che hanno nei confronti delle cose che hai da proporre".

Nel passato non troppo remoto, il suo nome era già stato accostato al Venezia: quanto c'è di vero in quei rumors?

"Io credo che non sia così importante sapere se ci fosse del vero, quanto rendersi conto di questo punto. Quindi, ogni cosa al suo tempo. A me piace vivere il tempo presente, il qui ed ora, perché è l'unico momento che posso controllare. A me piace sostanzialmente controllare il mio tempo, perché dipende da me. Il resto mi interessa relativamente".

Si è detto che il suo calcio si basa su quattro pilastri: intensità, emozione, sperimentazione e flessibilità. Sono questi che vuole da subito impiantare in questa squadra?

"Sì, non nascondendo che sono quattro concetti che possono sembrare generali. Tuttavia, hanno una profondità. Ovviamente, la flessibilità sta per il percorso da fare e, essendo l'allenatore e ricoprendo questo ruolo, so perfettamente che sono i risultati a determinare la profondità di questo percorso. Però, io non mi perdo d'animo e mi metto nel mood di mettermi in testa soprattutto una cosa: che sia da subito o nel tempo, sono convinto di ottenere i risultati. Quindi, da questo punto di vista, faccio il mio lavoro con grandissima serenità, passione, ma anche con quell'equilibrio che mi permette di ottenere ciò che desidero".

A proposito di sperimentazione, pensa di farlo con un cambio di modulo o il Venezia rimarrà cristallizzato nel 3-5-2 pur mettendoci mano con i suoi concetti di gioco?

"A me non piace dire che servirà tempo. Il tempo è dovunque e bisogna vedere che cosa ci fai con quello che hai a disposizione. Uno potrebbe pensare che due giorni sono pochi, ma io credo che, grazie alla disponibilità di questi ragazzi e che è stata di sicuro evidente, almeno sin da subito nei miei confronti, sebbene una preparazione spalmata su sette giorni ti permetterebbe di andare a dedicare forse più tempo, alle volte e in certi momenti basta definire poche cose e andare a perseguirle nell'immediato. Quindi, i ragazzi mi hanno dato questa possibilità e credo che, come vi siete ormai resi conto, in Serie A ci sono squadre che interpretano il gioco in una forma continuamente cangiante e che, nell'arco della stessa partita, portano tre o quattro situazioni diverse di espressione di gioco. Secondo me, la flessibilità sta nell'interpretare un modo di stare in campo con poche alternative, ma che ci possano permettere di essere efficaci in qualsiasi situazione. Questa è la direzione che vogliamo prendere e il tempo ci darà la possibilità di definire con certezza quello che vogliamo fare".

TVS - Come ha visto i ragazzi in questi due giorni di lavoro?

"Ho visto dei ragazzi molto seri, sicuramente educati e che sono stati sicuramente scelti perché hanno delle qualità morali prima ancora che dal punto di vista tecnico-tattico. Questo fa capire che c'è un mood e un ambiente che ha dei valori. Da questo punto di vista è normale e, anzi, mi sarei augurato ci fosse stata quell'euforia nel momento in cui si apportano dei cambiamenti, perché tutti si è sbagliato qualcosa e, quando avviene, una persona che ci tiene, può far solo una cosa, ovvero chiedersi cosa poteva fare per migliorare. Quindi, credo che implicitamente questi ragazzi si siano fatti questa domanda e, ovviamente, se c'è una guida tecnica è giusto che si accolli la responsabilità di dare nuove soluzioni e far capire loro che questo percorso sarà sicuramente difficile e impegnativo. Però, una volta raggiunto, da una soddisfazione che lascia pochi eguali in una persona perché lo sport è uno spaccato di vita. Quindi, quando al suo interno viene raggiunto un obiettivo, questo definisce ancor di più se stessi. Per me non credo che ci sia molto più di più bello, a parte i valori familiari che vanno oltre ogni cosa".

TVS - Che Venezia vuole vedere in campo già da domani?

"Intanto voglio vedere un Venezia che inizia a fare senza pensare troppo. Perché, nel momento in cui si sta cercando di dare dei nuovi comportamenti, una persona sensata e con equilibrio comincia a spogliarsi di quello che era, cercando di adottare dei nuovi comportamenti. Caso contrario, questo potrebbe rallentare l'apprendimento. Io ho cercato di essere sintetico e breve, cercando di farli capire ciò che è opportuno iniziare a fare da un punto di vista di equilibrio delle due fasi, dall'interpretazione del passaggio da una fase all'altra e dal rendersi conto che ogni squadra ha determinate tematiche, strutture di gioco, situazioni legate alla qualità individuale e, quindi, noi progressivamente, ogni volta che incontriamo una squadra, dobbiamo fare un check-up specifico e una preparazione specifica, ma soprattutto dobbiamo esprimere noi stessi. Da quest'ultimo punto di vista, mi aspetto che i ragazzi mettano in pratica ciò su cui abbiamo lavorato. Secondo me, il miglior modo per iniziare un avventura è dedicarti ai comportamenti che puoi controllare e di cui si è responsabili, rendendolo più facile tradurre dopo in parole".

Trova una squadra che ha una forte identità soprattutto da un punto di vista offensivo: il primo obiettivo sarà trovare un altrettanta identità difensiva e quadra difensiva?

"Credo che l'identità di una squadra non si possa scindere da quella che è la rotazione delle fasi e dal passaggio tra di esse. Molto spesso si usano giri di parole legate al fatto che è meglio giocar bene e perdere o giocar male e vincere. Io credo che non esista una cosa senza l'altra e che una squadra che interpreta bene le due fasi e il passaggio tra le due solitamente è competitiva. Nella competitività che devi avere, primo step che devi raggiungere, c'è poi l'interpretazione, l'energia, l'entusiasmo e la creatività e tutto questo ha una sua componente importante. Però, io credo che quando si parla di equilibrio, sia proprio quella parola che indica specificatamente l'interpretazione giusta che devi avere sia quando hai la palla che quando non ce l'hai. Per me è questo che fa la differenza e l'organizzazione è frutto di questa consapevolezza, della conoscenza di ciò che devi fare e quando devi fare. Molto spesso noi utilizziamo numeri anche a  supporto magari legati a una squadra che corre tanto o che corre poco: io definisco l'obiettivo come un fare qualcosa al momento giusto, essendo nel momento giusto per arrivare nel tempo giusto. Secondo me è questo che fa la differenza in Serie A".

TVS - In una sorta di deja-vu, sostituisce Stroppa come era accaduto alla Cremonese, seppur con la differenza che a Cremona aveva avuto la possibilità di effettuare il ritiro con la squadra: in qualche modo questo può aiutare a livello di conoscenza della squadra e per quelli che erano i dettami tattici che c'erano in precedenza? Da un punto di vista esterno, oltre ai due allenamenti che ha avuto a disposizione, che spiegazione riesce a dare rispetto a quelle che sono le difficoltà che ha avuto la squadra sino ad adesso?

"Al di là del fatto che io abbia sostituito Giovanni, che conosco, che ho avuto anche come compagno di squadra e che apprezzo da un punto di vista tecnico-tattico, ogni allenatore conosce gli altri allenatori e ci si studia a vinceda perché questo è il nostro lavoro. Credo che sia un puro caso da questo punto di vista. Rispetto a Cremona, i giocatori sono diversi, così come le situazioni, ma l'idea del precedente allenatore mi è chiara sia precedentemente quando era stato a Cremona, sia in altri contesti come qui. Io parto dal presupposto che ogni allenatore ha la sua idea e che ogni allenatore percepisce le emozioni vedendo il calcio come lo vorrebbe trasferire lui. Quindi, il fatto che io lo conosca serve, ma è più importante quello che voglio trasferire io. Da questo punto di vista, per me è fondamentale far capire subito ai ragazzi ciò che io desidero".

TVS - In precedenti conferenze del passato, lei ha sottolineato l'aspetto caratteriale della squadra, ovvero la capacità di produrre un cambiamento al di là dell'impegno e, a proprosito del Venezia che abbiamo visto sin qui, ad esempio nelle ultime partite, ha subito spesso la situazione di subire un gol e prenderne un altro nell'arco di pochi minuti: come si stimola questo aspetto?

"Per arrivare a consolidarsi in questa categoria, che è l'elite assoluta, bisogna partire da due presupposti. Il primo è che ci può essere sicuramente una proprietà forte e una vision, ma poi ci deve essere un percorso. Questo percorso non ti viene regalato solo perché hai delle idee, una potenzialità o una voglia di dimostrare che tu meriti questo tipo di categoria. E' chiaro che questo la società l'ha già ampiamente dimostrato in questi anni, ma è altrettanto chiaro che il percorso di una squadra si determina nel tempo, nella continuità e soprattutto nell'arrivare all'obiettivo primario, che è la permanenza in Serie A. Questo è chiaro a tutti, ma deve esserlo altrettanto che nessuno ti regalerà niente, soprattutto non puoi pensarti superiore a un altro solo perché vuoi raggiungere quell'obiettivo. Questo obiettivo è da conquistare in campo e, da un punto di vista caratteriale, è molto più facile dichiarare ciò che uno vuole che mettersi lì ed accetatre le conseguenze emotive quando tu non riesci a raggiungere qualcosa. E' li che si vede la forza di una persona e quella di un gruppo ed è li che si vede la vision e la passione della tifoseria. Avere la capacità di fare quadrato insieme nel momento in cui non funzionano le cose, ma avere anche la capacità e la dedizione per attuare questi cambiamenti. Se vuoi dei risultati, devi ricercare la flessibilità di disconoscere alcune cose. A me interessano questi due giorni, nel quale mi sono fatto un idea di quello che servirebbe per essere competitivo. Vediamo se riuscismo ad attuarlo nell'immediato: per me è questo l'importante. Di lì in poi, non si finirà mai di lavorare e probabilmente accettare altre negatività o mancanze di risultato. L'importante è che tu riesca a trovare l'identità che ti permetta di raggiungere l'obiettivo".

Considerando le sue precedenti esperienze di subentro, in questo caso ha 32 partite davanti, mentre in altre occasioni ha avuto circa un girone di ritorno: da questo punto di vista, come cambia il suo approccio a questa nuova sfida?

"Sostanzialmente, quando si subentra si agisce per priorità. Quindi, non cambia che manchino trentadue partite o meno perché, quando subentri, significa che certe cose non funzionavano e tu devi trovare la metodologia e i presupposti per cercare di invertire la rotta. Devi trovare i cambiamenti per ottenere dei risultati diversi e, quindi, io faccio sempre un'analisi molto profonda, andando oltre, raccogliendo informazioni, mettendomi nelle condizioni di capire cosa si possa fare per poter ottenere tutto questo. Questa è la priorità che c'è stata in questi due giorni, ma poi è chiaro che, in queste trentadue partite a disposizione, nel momento che tu trovi quel tipo di identità di cui ho parlato, hai un tempo a disposizione per continuare a proporre e a migliorare, perché non si finisce mai. Non è perché si ottiene una vittoria che sono cambiate le cose. Solo la continuità che riesci a ottenere nel tempo, ma soprattutto senza vivere di picchi. Secondo me è importante soprattutto questo".

La prima delle trentadue partite sarà contro il Napoli: che test vi aspetta?

"Mi aspetto una grande squadra che ha consolidato la loro identità nel tempo. Sicuramente ha le qualità di una grande squadra, però per noi adesso non è importante pensare a questo aspetto. Ovviamente ci ho pensato, considerando la preparazione alla partita, ma per me è più importante scoprire le nostre potenzialità e la direzione che vogliamo prendere. Io sono focalizzato su ciò che vogliamo fare noi e non su che cosa so già che proverà a fare il Napoli".

Dopo aver visto le strutture e conosciuto l'ambiente, considerando le sue esperienze passate, che idea si è fatto sul progetto Venezia?

"Senza ombra di dubbio ho visto moltissimo in questi due giorni, così come le persone che lavorano nel Venezia calcio e, per poche ore, l'albergo in cui mi sono appoggiato per poter recuperare necessariamente le energie. Per il resto, avrò modo e tempo di scoprire. Sicuramente a me piace informarmi sulla storia della città in cui vado e a cui sono chiamato ad avere una responsabilità e a rappresentare, così come sulla sua gente, perché, secondo me, è il miglior modo per integrarsi davvero. Ovvero, avere rispetto dei valori, delle credenze e della cultura della terra che rappresenti. Per me fa tutta la differenza del mondo".

A proposito dell'importanza del percorso e della continuità, il fatto di avere un orrizzonte di tempo che va al di là di questa stagione in relazione al suo impegno con il Venezia, quanto è importante?

"Io credo che l'impegno con il Venezia non si possa tradurre nella durata di un contratto più corto o più lungo. Io credo che il punto fondamentale sia stata la dimostrazione della società di credere nel sottoscritto, trattandolo come l'allenatore che può portarli a ciò che desiderano. Nello stesso tempo, nel momento in cui ho accettato, non solo ho accettato la responsabilità di tutto questo, ma anche l'entusiasmo nel provarmi a pensare come una guida che possa diventare importante per la società. E' tutto qui e, da due giorni fa a questo preciso momento, per me conta solo questo. Se voi riuscite a capire la passione con la quale io accolgo ogni sfida, riuscite a capire la persona che sarà disposta a far di tutto per gratificarvi. Quindi, non ci si nasconde: voglio tutto questo e spero di ottenerlo nel minor tempo possibile, soprattuto per lungo tempo".

In che cosa questa squadra non si è ancora espressa nella maniera giusta? Considerando le difficoltà difensive e i tanti gol presi, così come la presenza nel reparto di centrocampo di tanti palleggiatori ma forse vada un pochettino ritarato in fase di copertura, dove la squadra può sistemarsi per avere un equilibrio difensivo soddisfacente?

"Io parlo per quella che è la mia esperienza e le mie idee e, quindi, da questo punto di vista ogni allenatore ha un progetto di gioco e ha delle richieste. Io farò le mie perché ritengo che ciò che credo in relazione a ciò che mi sono dimostrato personalmente, un certo tipo di comportamento ti porta a essere più competitivo. Qui mi fermo, perché credo che il lavoro serva esclusivamente per fare delle richieste precise ai giocatori, per pretenderle come responsabilità quando devono essere attutate, dimostrandoli che ciò serve per poter raggiungere qualcosa di diverso. Noi facciamo sempre riferimento al solo risultato e che comprendo giustamente perché, alla fine, a tutti noi interessa il risultato, però il risultato è figlio di molte cose: la prestazione, che è dimostrabile dai comportamenti, dal modo di stare in campo, dall'interpretazione e da ciò in cui si crede davvero".

Come hai preparato la sfida con il Napoli? Come si possono minare le certezze di una squadra che sia in campionato che in Champions ha dimostrato di avere qualche piccola fragilità?

"Ogni squadra, pur considerando le potenzialità e le diversità degli obiettivi, può avere delle incertezze e delle cose che può fare meglio e altre meno bene. E' chiaro che, a fronte di tutto questo, bisogna considerare sempre l'avversario e avere rispetto per ogni tipo di avversario e per il tipo di pericolosità che è in grado di creare. Chi lotta per obiettivi diversi da quelli che possono essere il nostro ha potenzalità diverse, ma anche un interpretazione di gioco diversa. Io credo che il Napoli sia guidato da un grandissimo allenatore che ha esperienza, visione della partita, capacità di modificare e una flessibilità pazzesca da questo punto di vista e abbia a disposizione giocatori che, rispetto a qualche giovane nostro, ha più esperienza. Però, io penso che siamo un buon mix che deve solo trovare l'identità che vogliamo mostrare in primis a noi stessi, alla nostra gente, soprattuto trovando quel tipo di calcio che ci faccia divertire ma che ci faccia anche rendere consapevoli che quel tipo di calcio ci può far raggiungere il risultato. Questo secondo me è importante".

Il calendario delle prossime quattro-sei partite è molto complicato, pensa che il prossimo mese possa essere determianante per il proseguo della stagione?

"Quando uno decide di scalare una vetta altissima e fa arrampicata, lui sa dove vuole arrivare. Però, tutto quello a cui pensa è al chiodino che mette. Un metro o due metri, si concentra su quel chiodino perché sa che è l'unica possibilità che gli da la possibilità di progredire. Quindi, sebbene guardi al campionato e al calendario per la programmazione e tutta un'altra sorta di situazioni, a me interessa solo il percorso settimanale che mi porta a conquistare l'identità che voglio dare alla squadra, a sapere che devo essere competitivo per poter perseguire il risultato e a quest'ultimo, cui voglio arrivare. Finita la settimana, riazzero, mi rimetto sotto, mi riguardo ciò che ha funzionato e che sono riuscito a trasferire, così come tutto quello che posso mettere per poter migliorare ulteriormente, ripartendo a lavorare non con la testa bassa, ma con la testa all'altezza che mi permetta di vedere dove voglio arrivare, concentrandomi allo stesso tempo su quello che voglio ottenere nell'immediato".

In passato ha celebrato i suoi successivi successi sportivi con dei voti e delle promesse che ha mantenuto come andare a piedi da Salerno a Roma per incontrare il papa o andare in bicicletta da Crotone a Torino: in caso del Venezia, cosa promette di fare?

"Nonostante abbia grande rispetto di chi fa la narrazione di quelli che poi sono i nostri comportamenti, un pò mi aspettavo questa domanda e non lo nascono. Posso risponderle in molti modi e scelgo di farlo dicendole: mi faccia pensare. Perché almeno non manco di rispetto a nessuno (sorride ndr)".

TVS - Ritrova Mazzocchi dopo quella che era stata l'impresa alla Salernitana: come l'ha visto? Torna arruolabile dopo queste settimane di sua assenza come di altri giocatori? Ha già parlato con lui per quella che può essere la sua collocazione tattica considerando che a destra al momento c'è Hainaut che è uno dei migliori giocatori a livello di prestazioni dell'intera rosa e che a sinistra ha giocato anche alla Salernitana?

"Ovviamente ho parlato con Mazzocchi come ho parlato con gli altri. Sta recuperando da una situazione che sembra ormai risolta. Vedremo e parleremo con lo staff medico per tutti quei giocatori che sono arruolabili ma che non hanno fatto minuti o non possono essere in grado di giocare, ma entrano nella settimana in cui si possono aggregare a noi, io solitamente inizio già a trattarli come gli altri. Chi ha un percorso magari di ritorno all'allenamento fa dei lavori specifici, mentre chi invece dalla prossima settimana, quindi fra un giorno o due, può aggregarsi a noi, partecipa già a tutto quello che è il percorso della squadra per la preparazione alla partita. Lui, da questo punto di vista, è stato con noi e vediamo con lo staff medico se c'è la possibilità di portare un giocatore che inizierà con noi, anche perché abbiamo bisogno di fare amalgama e gruppo, conoscendoci sempre di più, magari verrà con noi".

Come vivrà Venezia: in centro storico o più vicina al campo?

"Io posso dirle che cercherò di viverla al massimo e come posso, con energia e appartenenza. A proposito di questo, quando sono venuto qua mi ha colpito molto il discorso del direttore sull'appartenenza. Quando uno ti spiega una cosa che sente è molto più semplice. Per il resto, non ci ho ancora pensato e per me, questi tre giorni, sono stati albergo e campo. Questo voglio fare e al resto ci penserò".