Pedro Mariani a TVS: "Cambiare atteggiamento al più presto"
Oggi abbiamo avuto l’occasione di scambiare due parole con la leggenda lagunare ed amico di TuttoVeneziaSport, Pedro Mariani.
Allora capitano, te l’aspettavi una partenza del genere per l’Unione?
No, devo essere onesto, anzi, avrei scommesso che tra le squadre in lotta per la salvezza era proprio il Venezia quella più pronta. Aveva cambiato relativamente poco, si era rinforzata e dalle amichevoli sembrava non aver perso il proprio tipo di gioco. Ma la serie A sta assomigliando sempre più alla B, ci sono sempre più sorprese, come il Lecce o il Frosinone. Però non sono nemmeno così preoccupato, la società è forte e preparata.
Qual è il problema principale in questo momento?
Vedi, le amichevoli, seppur affrontate con squadre forti, non ti vanno a creare dei particolari problemi, delle defaillance; quando invece inizia il campionato qualche certezza può venire meno, e così sta accadendo. Se sai di avere una buona squadra, vieni da un’annata trionfale, ti sei rinforzato ulteriormente, il contraccolpo quando le cose non vanno nel verso giusto si sente parecchio. Ora bisogna essere bravissimi ad uscire dal vortice, per non fare la fine della Fiorentina l’anno passato o del Toro questo. Probabilmente dobbiamo essere meno “belli”, restiamo comunque una neo promossa in un campionato che si è livellato verso l’alto. Ci sono una decina di squadre che lotteranno. Se guardiamo al Frosinone, sono rimasti provinciali, senza enorme qualità, ma giocano in maniera operaia, lottano a tutto campo, sono aggressivi.
Bisogna cambiare qualcosa sotto il profilo dell’atteggiamento; anche a Milano hai fatto bene, ma non si possono giocare tutte le partite allo stesso modo, a viso aperto, lasciando cinquanta metri dietro ai difensori. Mi è sembrato che siamo mancati, per ora, di un pizzico di umiltà, come se ci fossimo rasserenati troppo dopo la stagione passata, il mercato, forse ha tolto qualcosa. Siamo un po’ “spavaldi”, nel senso buono, però bisogna avere un approccio diverso alla partita. Imparare a leggere la gara, perché bisogna portare a casa anche qualche punto sporco, brutto, saper soffrire di più, sapendo quando calarsi in un match operaio.
Secondo te un cambio in panchina potrebbe già essere inevitabile?
Assolutamente no, non è il tempo di cambiare. Ma di farsi un’esame di coscienza si. Comprendere come cambiare questo approccio. E poi raramente funziona, soprattutto in un momento così sarebbe rischioso. Abbiamo tutte le carte in regola con questo allenatore per salvarci. Non è una situazione drammatica, sono tutte lì in classifica.
Da dove ripartire per cambiate la rotta allora?
All’interno di una partita ci sono molte partite diverse, diverse letture, differenti situazioni. Invece io in questa squadra vedo sempre una versione monocorde, monopensiero. Sempre andare avanti, provare e riprovare. Invece ci sono momenti in cui bisogna stringere i denti, lottare e far passare la mareggiata.
Non servirà cambiare solo negli uomini, ma nell’atteggiamento. Devono togliersi di dosso questa leggerezza data dalla promozione e fare un bagno di umiltà, ma non perché non siamo umili, ma perché devono capire cosa sia la serie A. E forse anche il mister si è lasciato un po’ troppo trasportare da questo grande successo, dal bel gioco prodotto, pensando che fosse più semplice il passaggio di categoria. Come se ci fosse stata una sorta di appagamento. Ma in 38 battaglie devi capire che ogni settimana è diversa e va affrontata in modo diverso.
Stroppa sembra un allenatore piuttosto legato alla propria idea di calcio però..
La deve cambiare.. Guarda, per esempio Alvini che è un tecnico molto sottovalutato, si adatta tantissimo alla squadra che ha in quel momento, all’ambiente. Ha pensato che giocandosela alla pari non ci sarebbe stata storia, quindi ora li ha portati al massimo fisicamente, ha giocato uomo a uomo a tutto campo, e poi quando la condizione calerà cambierà il suo modo di giocare. Noi non possiamo giocare ad armi pari contro squadre più forti come Milan e Fiorentina. Bisogna trovare il modo di colpire nel modo giusto. Serve coraggio si, ma alcune cose vanno studiate, lette.
Ci sono momenti in cui bisogna essere pratici, buttare palloni in curva, respirare. Invece noi siamo spesso leziosi. Se vai a vedere le dirette concorrenti, Cagliari, Lecce, sono squadre che difendono con i denti, calati nella partita per novanta minuti. Loro hanno piani strategici differenti, mentre gli arancioneroverdi danno l’impressione di dire “ma si, siamo forti, il gol lo facciamo”, ma così facendo concediamo il fianco.
Le critiche principali riguardano il reparto difensivo, qual è la tua opinione a riguardo?
Le difese forti sono tali soprattutto grazie ad un centrocampo forte. In questo momento credo che sia proprio la mediana il reparto più fragile dell’Unione. Nella fase di non possesso andiamo molto in difficoltà, filtra poco. Poi che la difesa abbia commesso errori individuali e strategici non c’è dubbio, ma arrivano troppi palloni in area, troppi pericoli. Il Venezia è molto propositivo ma si concede troppo agli avversari. Anche i dati dicono lo stesso, è troppo semplice attaccarci.
Qual è finora il miglior acquisto per te?
Basic sicuramente. Un acquisto azzeccato e all’altezza. Poi devo essere onesto, c’è un giocatore che per questione di fisicità e di costanza non mi fa impazzire, ed è Busio. Mi è sempre apparso troppo leggero e sono più le partite, in serie A, in cui non va mai oltre il sei meno. Nella fase di non possesso, lui si impegna un sacco, ma di fronte a centrocampi strutturati fa fatica. Per cui spero che Basic possa alzare il livello generale del centrocampo.
Quindi abbiamo ancora speranze Pedro?
Senza dubbio. Tra le sette otto squadre in lotta salvezza, il VeneziaMestre è una delle più strutturate, ha fatto un mercato importante. Ma credo che si siano fidati, tutti, un po’ troppo della loro qualità ed abbiano abbassato la guardia dopo aver fatto un buon precampionato.
Ma sono sicuro che appena vinceranno una partita lo capiranno da soli come si fa, perché l’Unione è forte, ne sono convinto.


