Reyer, Spahija: "Vogliamo giocare la nostra pallacanestro, Trieste non va sottovalutata"
In vista dell'imminente impegno contro Trieste, il coach della Reyer Venezia, Neven Spahija, ha fatto il punto sulla situazione interna al proprio roster e ha parlato di come affronterà l'impegno in terra giuliana. Queste le sue parole in conferenza stampa.
"La squadra (Trieste- ndr) ha tanti problemi, non ha ancora finito il roster anche a causa del cambio proprietà, ma è una squadra sempre viva e piena di orgoglio grazie alla sua storia. Quando la vedi sulla carta diresti che è una squadra che non può creare problemi a queste squadre tra virgolette grandi, però abbiamo visto la prima partita a Milano dove hanno perso negli ultimi due minuti contro i campioni d’Italia, Coppa e Supercoppa. Dunque ho tanto rispetto per società, allenatore e roster; poi un pò alla volta è arrivato un centro che ha giocato contro Milano, Brajkovic, e i tifosi supportano molto la squadra creando un ambiente difficile, ma noi siamo sempre molto attenti. Le previsioni non contano noi vogliamo essere presenti al 100% e giocare la nostra pallacanestro".
Che tipo di insidie o di problemi può riservare questa partita?
"Questa partita può essere una trappola soprattutto a questo punto del campionato quando non si conoscono molto bene gli avversari, però noi andiamo lì con molta voglia di giocare e non sottovalutiamo".
Hai uno straniero in più, come gestirai le energie, farai riposare qualcuno deciderai all’ultimo?
"Sceglierò qualcuno a caso (stampa ride). Non è un problema per la nostra squadra perché tutti i nostri giocatori sono umili, parliamo tanto e quando qualcuno non è nel roster c’è sempre un motivo".
Nella scelta dello straniero che lasci a casa, quanto influiscono le caratteristiche dell’avversario?
"Per ora è una scelta nostra, in futuro potrò influire anche questo. Al momento sui roster delle altre squadre si sa poco eccetto Milano, Bologna e altre squadre che giocano l’Eurolega o l’Eurocup, ma di quelle che hanno giocato solo una partita pre stagione non si può sapere molto".
Come avete recuperato dalla partita di Francoforte a livello di energie?
"Noi dopo Francoforte abbiamo avuto un lock-out, vale a dire che se qualcuno vuole venire qua è solo per le terapie ma non gli allenamenti perché il primo allenamento è stato sufficiente e dopo il primo allenamento è tutto diverso; questo è già strutturato per riposare quando si hanno tante partite come in questo periodo".
Dove deve lavorare in particolare la squadra anche se la stagione è appena cominciata?
"Ovunque, ci sono dettagli da sistemare in attacco, in difesa e anche per noi ci vorrà tanto per consolidare il nostro gioco".
Condizioni? Stanno tutti bene?
"Stanno tutti bene".
Faccio una domanda che esula dalla pallacanestro e dalla Reyer. Tu sei molto amato non solo qua a Venezia ma in tutta Italia. Cosa ne pensi? Come ti fa sentire? Mi viene in mente Trieste per la quale l’anno scorso hai speso delle bellissime parole e dove verrai accolto con un grande applauso a quanto si legge sui social. Volevo quindi chiedere cosa ne pensi del pubblico italiano?
"Io vivo in Italia da tanti anni anche da prima di allenare. Da ragazzo sono venuto spesso in Italia. Io sono un croato della Dalmazia e la cultura italiana ci influenza tanto specialmente in Dalmazia, quindi io non mi sento uno straniero ma mi sento a casa. Posso dire che da piccolo quando arrivai in Italia già conoscevo varie cose del vostro paese perché l’influenza italiana tocca molti paesi nell’architettura, nella letteratura, nella pittura, dunque ha una storia straordinaria, però io ho conosciuto l’Italia grazie alla brava gente che ho incontrato, perciò mi sento bene; non so quanto mi amano, ma vivere in Italia ed essere parte di questo movimento per me è un piacere"


