Ecco a voi il nuovo episodio di coppa Italia di Paul Kalkbrenner

12.01.2022 23:38 di Manuel Listuzzi   vedi letture
Ecco a voi il nuovo episodio di coppa Italia di Paul Kalkbrenner

PER UN BRACCIO MARTIN PERSE LA COPPA

ATALANTA - VENEZIAMESTRE 2-0

Gennaio è il lunedì dell’anno. Un mese freddo e fastidioso senza arte nè parte che non ha nulla da dire, se non portar testimonianza dell’ebbra pesantezza viscerale che accumuliamo danzando tra i banchetti festivi del ben più meritevole dicembre. A questa patita sensazione di pesantezza non fa eccezione nemmeno l’Unione, che per la verità pare essere allergica alla stagione invernale in generale: non fu un grande inverno quello dell’anno scorso, quando dopo un cattivo dicembre, anche il gennaio dell’anno del signore 2021 fu un mese parco di emozioni, con un pari raccogliticcio in casa col Pisa, una assurda sconfitta a Pordenone, e infine una timida vittoria sul Cittadella, a rialzare le sorti di una stagione che presto con la primavera si sarebbe trasformata in leggenda come Will Smith. E sulla falsa riga di quanto fatto un anno fa, anche questo inverno si sta finora rivelando un periodo non gloriosissimo per i nostri colori, tanto più che ad alcune prestazioni non certo memorabili e ad alcuni episodi sfortunati, si stanno collezionando anche una serie di assurdità arbitrali da far accaponare la pelle. Un mix perfetto, per una serie di risultati non positivi che ci sta facendo alzare il sopracciglio quasi quanto quello sovrannaturalmente inarcato di Carlo Ancelotti.

I leoni giungevano a Bergamo per gli ottavi di finale di Coppa Italia sicuramente ben consci di tutto ciò e del fatto che da loro ci si aspettava un moto d’orgoglio, un ruggito a scacciare via la negatività che in questo periodo ci attanaglia come nebbia nella laguna. E in una certa misura, questo ruggito è arrivato. Forse non un ruggito vero e proprio, ma un gemito secco e deciso come quello di un ciccione che dopo una notte passata a russare si sta finalmente svegliando. O almeno così speriamo. Come spesso accade in queste occasioni, il Mehmet Fatih di Valdagno dosava saggiamente le forze in vista della partita di domenica tenendo a riposo alcuni titolari e schierando un modulo atipico ma non nuovissimo con la difesa a tre capitanata dall’ex di turno, il fu Mattia Caldara, coadiuvato dal gallese volante Ampadu e da un redivivo Svoboda; sugli esterni muovevano niente meno che Molinaro e Crnigoj, con Fiordilino e Tessmann a centrocampo e un tridente danzante Johnsen Kiyine Okereke. 

L’Atalanta rimaneggiata ma non troppo partiva bene rendendosi subito perigliosa ma anche l’Unione non stava a guardare ed inanellava un paio di azioni degne di nota, in particolare con un assist di Johnsen per Okereke che però ciccava maldestramente la conclusione. Di lì a poco, l’Atalanta trovava già l’episodio che avrebbe di fatto deciso il march: bella triangolazione al limite con Muriel che controllava un pallone col braccio per poi depositare abilmente in porta. Il fallo di mano appariva solare, raggiante, apoteotico. Lo sapevano tutti: lo sapeva Muriel, che infatti quasi non esultava; lo sapevano i compagni, che si limitavano ad una pacca sulla spalla di rito. Gli unici a non averlo visto erano però l’arbitro e, cosa assai più preoccupante, gli assistenti al Var, che coadiuvati dalla tecnologia riuscivano nell’impresa Omerica di non vedere il fallo e convalidare nello sconcerto generale. Gol buono, palla al centro. Se c’è una cosa che si può imputare ai nostri in quel frangente è quella di non aver circondato l’arbitro con la necessaria follia omicida negli occhi per costringerlo con le buone o con le cattive ad andare a rivedere l’azione al Var e salvarsi dall’abbaglio. Ahimè nell’aria sembrava esserci un filo di rassegnazione, con un primo tempo che scivolava via senza troppi sobbalzi ma con senz’altro più occasioni atalantine che non nostrane.

Nella ripresa però la musica cambiava sostanziosamente: entravano in campo Tin Tin Schnegg e Thomas Henry a dare corpulenza all’attacco, e da subito l’Unione faceva capire di voler vendere cara la pelle, creando tanto gioco e mettendo in seria apprensione la rivedibile retroguardia nerazzurra. Purtroppo però tocca constatare nuovamente come gli attaccanti arancioneroverdi, a dispetto delle loro indubbie qualità, non riuscivano ancora una volta a trovare la giocata decisiva negli ultimi metri, lasciando tristamente intonsa la rete difesa dal goffo ma coraggioso Musso; goffo perchè lui stesso portato a compassione dalla mancanza di autostima degli attaccanti avversari, improvvisamente tentava di regalare l’assist decisivo per l’accorrente Henry, il quale però non trovava di meglio da fare che sparare addosso al generoso estremo difensore atalantino. Il gol, a dirla tutta, lo si sarebbe anche trovato, quando sugli sviluppi di un calcio d’angolo allontanato, Crnigoj calciava al volo di sinistro una palla spiovente che andava ad insaccarsi nell’angolino per il più classico gol della domenica, o in questo caso del mercoledì. Ma ahimè la nuvola di Fantozzi che ci perseguita anche in questo caso non perdeva occasione di penalizzarci, e la terna arbitrale in questo caso con occhio di lince e sicurezza granitica ravvisava un (netto) fuorigioco attivo di Henry, ed annullava beffardamente il gol. Niente da fare. A portare conferma definitiva della scarsa fortuna odierna ci pensava infine Schnegg, il quale in possesso palla sulla trequarti atalantina improvvisamente crollava a terra concedendo all’avversario un contropiede facile facile che portava al due a zero e al bacino della buonanotte. Non sia mai che si voglia stigmatizzare sui singoli, a tutti può capitare una scivolata. Ad alcuni però capita in momenti peggiori che ad altri.

Si concludeva così la nostra avventura in Coppa Italia, con una sconfitta di misura frutto di una partita combattuta ma non fortunata; un risultato che ci permette di tornare a casa a testa alta senza esserci fatti troppo male e concentrarci sulla sfida di domenica, quando al Penzo arriverà il soprendente Empoli di Andrea Zzoli. Una di quelle partite che non si possono sbagliare. Ma non diciamo niente, la scaramanzia è una dea capricciosa e vendicativa, e noi suoi devoti accoliti siamo attenti a non mettere mai parole fuori posto. Limitiamoci ad un “ci vediamo domenica al Penzo” e 

FORZA UNIONE

IL PAGELLONE:

LEZZERINI: dopo la dolceamara passeggiata rigenerante di Salerno torna a difendere effettivamente la porta arancioneroverde e lo fa alla grande sfoderando una serie di interventi da applausi. Sarà che nella vita mi è sempre stato insegnato di diffidare dalle birre analcoliche e dai portieri sudamericani, ma il suo stile asciutto e senza fronzoli appare quantomeno più rassicurante del dolce stil novo in salsa argentina. AVA COME LAVA voto: 6,5

SVOBODA: confermato dopo le nefandezze ai limiti dell’incostituzionalità, sembra essersi almeno parzialmente ripreso dallo shock e regge il palco fino alla calata del sipario. CARMELO BENE voto: 6

AMPADU: viene schierato un po’ ovunque sulla linea difensiva unionista mostrando una flessibilità degna del pacchetto Treu e la solita propensione all’entrata killer quando c’è da lavorare di accetta. JACK TORRANCE voto: 6

CALDARA: torna dopo le due settimane di ferie previste nel Ccnl dei metalmeccanici con il quale è stato assunto dispensando candore con la sua faccia da bravo ragazzo catapultato in un gioco più grande di lui. ALBACHIARA voto: 6

MOLINARO: la sambuca della laguna viene rispolverata al momento opportuno inondando la fascia di odore di naftalina. La sua prestazione è incolore e insapore, adatta per le diete povere di sodio, ma comunque ben migliore di chi gli succede. ACQUA PANNA voto: 6 – SCHNEGG: cosa ci abbia visto l’altrimenti infallibile tandem Cip & Ciop in questo spaesato ragazzotto austriaco, tanto da accaparrarsi il cartellino in anticipo per eludere una fantomatica concorrenza, rimane un mistero. In realtà sbaglia solo all’inizio e alla fine, ma sono sbagli che pesano assai. MISTERO DI FATIMA voto: 5

TESSMAN: si piazza in mezzo al campo e tutto si può dire al di fuori che giochi male. E’ però decisamente troppo elementare nelle geometrie e questo per un aspirante metronomo di centrocampo è un difettuccio non esattamente di poco conto. WATSON voto: 6

FIORDILINO: mette minuti importanti sulle gambe per rimettere in sesto un motore lasciato troppo fermo ai box dagli infortuni. Non è così malaccio, ma quando ha la palla buona dal limite si prepara all’esecuzione con la destrezza di una prugna secca della California. BABBALUCIU voto: 6 – PERETZ: entra per dare un senso al suo stipendio intenso e per assaporare il sapore barricato della sconfitta. TENIAMOCI IL MILIONE voto: sv

CRNIGOJ: il virgulto orso bruno delle foreste slovene è sicuramente il migliore in campo, vuoi perché scocca l’unico tiro in porta della compagine dei nostri cuori, vuoi perché quel tiro si trasforma pure in eurogol, ma l’arbitro inflessibile decide di applicare il regolamento alla lettera dopo esserselo inventato di sana pianta per tutto il resto del match. DON CHISCIOTTE voto: 6,5 – MAZZOCCHI: ci mette un impegno così intenso da far sudare le piante dei piedi per commozione e gratitudine. Il piede però ha la precisione di un esperimento missilistico nordcoreano e la sufficienza è più per il valore che per la fortuna, come direbbero i reduci di El Alamein. APOLLO 13 voto: 6

KIYINE: non gioca neppure male, ma se potesse scegliere tra una morte tra orrende sofferenze ed un passaggio ad un compagno, sceglierebbe senza dubbio la prima via. Purtroppo anche gli sport individuali, tipo il tennis, prevedono la cessione della palla e ci auguriamo che il sempre talentuoso lo capisca in fretta, almeno prima che ci colga un attacco isterico. NARCISO PAROLE DI BURRO voto: 6 -- HEYMANS: entra e si fa subito notare per l’impressionante acne giovanile che gli copre mezza mascella. Evita con maestria la 300 esima ammonizione stagionale. TOPEXAN voto: 6

OKEREKE: sembra impersonificare la giostrina delle tazzine di Gardaland che gira, gira, gira come una pazza fino a quando qualcuno non scende rimettendo i pasti dei venticinque giorni precedenti maledicendo il momento in cui ci è salito sopra. GIGI LA TROTTOLA voto: 5,5 – HENRY: entra e regala centimetri, girovita e sostanza all’attacco. Crede alla cazzata di Musso e sembra poter insaccare senza patimenti, ma l’estremo atalantino rimedia con un miracolo da post serata di tequila bum-bum. GARGOYLE voto: 6,5

JOHNSEN: alterna folate repentine a momenti di smarrimento totale. Negli ultimi trenta metri la sua testa va in mona con tutto e sceglie puntualmente la giocata più sconcertante, come quando alza la testa, non vede nessuno in area e nel raggio di chilometri, ma ciò nonostante decide di sfornare un bel cross peraltro dalla traiettoria disegnata da Fratac. FIGLIO DEI FIORI voto: 5,5

ZANETTI: sceglie per la partita sbagliata nel momento sbagliato le soluzioni che possano dare meno contraccolpi negativi alla sua ciurma dal morale già fiacco. La difesa a 1000 è un esperimento riuscito, ma il fatto che la squadra lì davanti, con quelli che poi sono i nostri giocatori titolari, abbia la pericolosità di un gattino appena svezzato rende il futuro leggermente angosciante. AMLETO voto: 6