Carboni-Svoboda-Hristov: la rinascita del Venezia passa anche da questi tre nomi
La rinascita del Venezia di Vanoli passa per forza di cose anche dalla strana partita di Reggio Calabria, dove un goffo autogol di Ceppitelli ha spianato la strada alla squadra di Inzaghi che, in enorme bisogno di punti, ha potuto poi fare quello che sa fare meglio: chiudersi in difesa e ripartire. Niente da fare per il Venezia che, complice anche il Var, non è stato più in grado di rimettere in piedi la partita. Partita successiva, 5 minuti e copione che non cambia, Ceppitelli liscia un pallone mandando di fatto Brunori a tu per tu con Joronen. Questa volta però il Venezia gioca una partita caparbia e la ribalta.
Ma ancora qualcosa a Vanoli non torna, con le solite amnesie difensive (anche oltre il novantesime) che non permettono alla squadra di acquisire il risultato in modo tranquillo. A Terni allora è il tempo delle decisioni forti: è panchina per capitan Ceppitelli, con Svoboda che lo sostituisce in posizione centrale, e Carboni e Hristov ad agire come braccetti. Passano i minuti e delle solite amnesie difensive non si vede traccia, Svoboda pare il capo supremo di un muro invalicabile, comanda la fase difensiva e allestisce la fase offensiva in modo superbo, la squadra macina gioco e goal, gelando il pubblico di Terni con un sonoro 0-4.
È il minuto 79 e per la prima volta in partita il trio difensivo si lascia andare ad una disattenzione che costa al Venezia l’1-4. Vanoli in panchina non la prende bene. La sua reazione è quella che non ti aspetti da un allenatore che sta vincendo 4-0 in trasferta. “Penso che i ragazzi potevano risparmiarsi il goal subito, quello dà un po’ di fastidio, su questo dobbiamo migliorare. A me piace segnare, ma anche non subire”. Ma non c’è bisogno di aspettare più di tanto.
Contro il Modena ripropone lo stesso trio difensivo e il risultato è quello che sappiamo tutti. Carboni a sinistra a mordere le caviglie, a staccarsi spesso per dare manforte alle azioni offensivo, a mettere cross e a fare gioco con il suo educato mancino, oltre ad aver ritrovato anche un certo feeling con il goal. Difensore totale, ed infatti a giugno tornerà dove gli compete, al Monza in serie A. Svoboda in mezzo è padrone assoluto del ruolo, qualsiasi pallone passi per le sue parti diventa suo, comanda i due braccetti come se fosse un veterano e quando si riversa in avanti palla al piede sembra infermabile.
Aizza la folla e si prende rivincite su tutti e tutto. Il suo problema rimane la concentrazione, come gli ripete spesso Vanoli, ma se la testa rimane questa sarà dura per Ceppitelli o Modolo rivedere campo. A destra Hristov dà equilibrio, sbaglia poco ed è sempre attento, dimostrando come avere qualche partita in Serie A nel campionato cadetto faccia eccome la differenza. Anche lui quando può si stacca, ma con meno frequenza di Carboni e soprattuto capendo perfettamente i momenti.
Con questi tre dietro sembra che finalmente si sia trovato quell’equilibrio che permette poi agli uomini di Vanoli di poter sprigionare tutto il proprio potenziale offensivo senza dover temere di prendere sempre goal al primo contropiede avversario. Un equilibrio che torna incredibilmente a far sognare i tifosi. “Abbiamo un sogno nel cuore” torna a cantare la curva, quel sogno che soli due anni fa si era avverato con un altro Paolo in panchina. Sogno che obbligherebbe il Venezia a versare un milione di euro nelle casse dello Spezia per assicurarsi Hristov. In caso di Serie B sarà invece da valutare se il Venezia vorrà investire la stessa cifra, piuttosto alta per la cadetteria, per permettere a Vanoli di mantenere due terzi della difesa che ha riacceso i sogni di due città intere.


