Il pagellone da uno a dieci di TuttoVeneziaSport: 2021 anno indimenticabile
Il gioco è semplice. Dieci slot di voto. Da uno a dieci. Le cose belle e le cose meno belle di un 2021 indimenticabile.
Voto 10: Paolo Zanetti
Il voto massimo è inevitabilmente per Paolo Zanetti. Sposa il progetto nel momento più difficile, quando in città si respirava un’aria pesante per un cambio di proprietà che non sembrava presagire nulla di buono e per l’addio prematuro di Dionisi e Lupo, veri artefici della rinascita dopo la scampata retrocessione in C. Invece il mister intuisce un qualcosa che noi in quel momento non riuscivamo a vedere, prende una rosa che per “alcuni” era da ultimo posto in classifica, che nella realtà dei fatti non rientrava neanche tra le prime otto e la porta a una promozione tanto insperata quanto sofferta, accedendo ai play-off da quinta in classifica e scalando partita dopo partita ogni tipo di difficoltà fino alla storica notte del 27 maggio.
In estate lo vuole mezza serie A: lui non solo resta, ma raddoppia firmando un rinnovo di quattro anni. Il prematuro salto di categoria non cambia però i piani e il mercato è in pieno stile esotico, cosa che ci fa partire (di nuovo) come fanalino di coda del campionato nelle famose griglie di partenza dei giornali vari. 17 punti in 19 partite è un bottino ottimo, soprattutto considerando il +6 sulla zona rossa, per cui lo stesso Zanetti avrebbe “firmato con il sangue”. La salvezza sarebbe un risultato ancora più straordinario di quello ottenuto nella passata stagione. Ma San Paolo è in vena di miracoli…
Voto 9: Collauto, Poggi e Niederauer
Il sorprendente cambio di proprietà e l’addio di Fabio Lupo sembravano solo l’inizio di un ennesimo declino, e la soluzione “fatta in casa” Collauto e Poggi sembrava solo un modo economico di tappare un buco.
Venezia ha in realtà scoperto in Niederauer un presidente concreto e lungimirante, e in Collauto e Poggi due persone estremamente preparate, oltre che primi tifosi della società per cui lavorano. Perché se Zanetti è il condottiero, le due ex leggende Veneziane (coadiuvate da un sempre troppo poco citato Alexander Menta, director of analytics) sono coloro che questo gruppo lo hanno messo in piedi, nonostante un budget non particolarmente elevato.
Niederauer invece, arrivato in sordina per succedere un grande personaggio come Tacopina, si è dimostrato da subito un presidente di “poche parole e tanti fatti”. Lo stadio e il Taliercio sono due investimenti importanti che resteranno alla città e, maglie e social a parte, la sua gestione societaria è stata finora impeccabile.
Voto 8: Ceccaroni e Maleh
Il voto 8 va ai migliori due giocatori della passata stagione. Maleh è stato sicuramente l’elemento che più ha fatto la differenza, capace di dare equilibrio, inserimenti, goal e assist al centrocampo veneziano. Il suo goal al Chievo è probabilmente il più importante dei play-off e l’unico periodo buio della stagione è avvenuto, guarda caso, quando era stato messo fuori rosa. Peccato per il mancato rinnovo, ma il ragazzo Firenze se la è meritata a suon di kilometri macinati. Ceccaroni, dopo una stagione da assoluto top della B, è riuscito a confermarsi in serie A annullando attaccanti del calibro di Vlahovic e Arnautovic e mantenendo un rendimento costantemente elevato. Scende spesso in campo con la fascia sul braccio ed è ormai un autentico baluardo della nostra squadra.
Voto 7: Aramu e Forte
Il 7 in pagella va ad Aramu e Forte. Il mancino del diez è oramai conosciuto in tutta Italia e ha fatto danni praticamente ovunque. Dopo due ottimi anni in B ha avuto la forza di confermarsi in serie A e 5 goal e 3 assist nei primi sei mesi sono tanta roba. Resta un giocatore a intermittenza, capace di sparire per 40 minuti da un match per poi risolvertelo con una delle sue magie. Ma dal suo talento dipende molto del gioco offensivo del Venezia.
Forte è l’attaccante che in laguna aspettavamo da anni, capace di segnare a raffica per riportarci in serie A. La massima serie lo annebbia un po', ma lui se la tiene stretta e continua a lavorare sodo. Viene premiato con il primo, bellissimo, goal in serie A contro la Lazio, con un Penzo pieno ad urlare il suo nome. Mai una parola fuori posto, mai un lamentio, solo tanto lavoro e sacrificio. Ci sarà un motivo se i tifosi continuano ad amarlo…
Voto 6: Henry
La sufficienza risicata va a Thomas Henry. L’attaccante francese è arrivato in laguna con addosso il peso dei sei milioni con cui è stato pagato. Doveva essere l’attaccante top in grado di farti fare il salto di qualità ma, dopo un buon inizio, si perde e gli viene preferito spesso uno straripante Okereke. Nel mese di dicembre Zanetti, complice anche l’infortunio di Okereke, lo ributta nella mischia e Thomas si riprende il centro dell’attacco. Finisce l’anno in crescendo con la perla del goal alla Samp.
Voto 5: Heymans e Schnegg
Il voto 5 va ai due nuovi arrivati Heymans e Schnegg. Due elementi che hanno avuto più di qualche spazio ad inizio stagione e che si sono dimostrati, entrambi, inadatti alla massima serie. Entrambi molto dotati fisicamente ma troppo timidi e limitati in altri aspetti. A loro discolpa va detto che sono stati entrambi acquistati quando la serie A era ancora solo un sogno e un anno in serie B gli avrebbe fatto più che bene. Proprio per questo è probabile che a gennaio vengano mandati a crescere in prestito.
Voto 4: Dor Peretz
Il voto 4 se lo aggiudica Dor Peretz. Se Heymans e Schnegg avevano la “scusante” di essere stati presi per un campionato di serie B, dell’israeliano non si può dire la stessa cosa. Arrivato in pompa magna tra i commenti disperati dei tifosi del Maccabi, capitano della sua nazionale e con più di qualche presenza in Champions, dal buon Dor ci si aspettava ben altro. Con uno degli ingaggi più alti della rosa, l’ex Maccabi doveva essere un pilastro del centrocampo arancioneroverde, nonché uno degli acquisti di punta del calciomercato. La poca voglia di incidere e le timide passeggiatine per il campo, invece, lo hanno fatto da subito scendere agli ultimi posti nelle gerarchie del centrocampo e a gennaio una decisione in merito andrà presa.
Voto 3: Gestione social della società
Se da un lato è apprezzabile il lavoro svolto dall'ufficio stampa, la stessa cosa non si può dire per la gestione dei social ufficiali. Un account Instagram scarno di contenuti, dove sono più le foto di Venezia che quelle dei calciatori, zero storie prepartita, post partita ridotti all’osso con mini riassunti redatti in inglese, nessun tipo di interazione con i tifosi. Un account facebook utilizzato esclusivamente per postare qualche tipo di aggiornamento, nessun approfondimento, statistica, contest. Nulla di nulla. Per non parlare degli account twitter in cui l’account inglese da una notizia tre giorni prima che la diano tutti gli altri per poi cancellare il post come se niente fosse stato fatto.
I social sono ormai uno strumento troppo importante per coinvolgere i tifosi, creare contenuti per loro, interviste, giochi e contest vari. Il tutto per creare quello spirito di appartenenza a una squadra, a un territorio, di cui da anni abbiamo estremo bisogno. Da questo punto di vista siamo molto ma molto indietro e dovremmo prendere spunto dalla gestione comunicativa di club più blasonati di noi che hanno account decisamente meno “formali” e “aziendali” del nostro.
Voto 2: Le maglie
Nella pessima gestione social ci entra anche la questione maglie. Da questo punto di vista è stata fatta chiaramente una scelta: privilegiare i mercati esteri rispetto a quelli nostrani. Non a caso la prima maglia sta avendo grande successo praticamente ovunque, ottenendo riconoscimenti da tutto il mondo. Ma a un tifoso che va allo stadio tutte le domeniche cosa gliene può fregare del premio come miglior kit 2021 di “Footyheadlines”? Assolutamente nulla. Presentarsi in serie A, 19 anni dopo, con una maglia che non ha praticamente i colori della società che rappresenta è una mancanza di rispetto troppo grande verso 30 anni di storia arancioneroverde e verso tutti coloro che tifano questi tre colori. Per non parlare poi del fatto che la maglia originale, così come era stata concepita, in campo non si è mai vista per via di qualche assurda norma federale che, però, chi ha disegnato la maglia doveva conoscere. Scendere in campo senza i propri colori e il proprio stemma, a livello identitario, è un pugno nell’occhio che non potremo mai perdonare. E se invece di presentarsi in conferenza chiedendo scusa, il presidente se ne esce con “se non vi piace non compratela”, ecco che la frittata è completata.
Voto 1: la finale playoff a porte chiuse
Il voto più basso se lo aggiudica la insensata decisione della Lega di far giocare quella che poteva essere la partita più importante della storia recente del Venezia o del Cittadella a porte chiuse e ad un orario che non avrebbe potuto permettere alcun tipo di festeggiamento causa coprifuoco. Fa ancora più riflettere il fatto che solo una settimana prima era stato permesso a mille tifosi di accedere allo stadio per festeggiare lo scudetto dell’Inter (sia mai) e non sia stato possibile fare lo stesso qualche giorno dopo. Inoltre, sarebbe stato quantomeno opportuno anticipare l’inizio della partita per concedere ai tifosi di festeggiare in maniera più tranquilla un risultato storico e inaspettato, visto che comunque i festeggiamenti sono poi stati consentiti ma al di fuori dei limiti di legge, chiudendo un occhio come spesso si fa in Italia. Ennesima dimostrazione, se mai ce ne fosse bisogno, che le squadre piccole in Italia sono figlie di un Dio minore.


