Vanoli: "La squadra sa cosa fare in campo, senza di me in panchina con la Reggina una prova di maturità per i ragazzi"

08.04.2023 17:09 di  Davide Marchiol  Twitter:    vedi letture
Fonte: Giuseppe Malaguti, trascrizione a cura di Davide Marchiol
Vanoli: "La squadra sa cosa fare in campo, senza di me in panchina con la Reggina una prova di maturità per i ragazzi"

Mister Paolo Vanoli ha commentato in conferenza stampa la sfida del Venezia contro la Reggina. Si gioca lunedì alle 15.00.

Quanto farà male non essere in panchina lunedì? Come vedi la Reggina?

“Ci tengo a sottolineare che forse sarò stato sfortunato a incontrare Serra anche io e il quarto uomo, ma per rispetto dei miei giocatori e della mia squadra non farò ricorso, perché forse la mia reazione è stata eccessiva, però quello che ha scritto il quarto uomo io non l’ho mai detto. Ci fosse un po’ più di dialogo, quello che cerco con gli arbitro, un po’ più di comunicazione queste cose non succederebbero. Il quarto uomo in Vicenza-Arzignano era arbitro e ha fischiato due minuti prima la fine facendoli rientrare in campo poi per finire la gara. Serra era sotto la lente di ingrandimento per i motivi che sappiamo. Ho sbagliato nella reazione e accetto le due giornate, ma questa cosa qua ci tengo a sottolinearla. Per quanto riguarda la mia squadra mi dispiace non essere in panchina perché vivere la gara con i ragazzi è più bello, voglio però vedere anche quanto è matura la squadra senza il proprio allenatore, penso che questa squadra nell’ultimo periodo abbia lavorato forte e bene, sa cosa deve fare in campo, per me questo è un grande step anche per loro. Riguardo la Reggina sappiamo il blasone della squadra, nella seconda parte di campionato nei risultati ha avuto difficoltà ma con il Perugia ha avuto una bella reazione. In queste due gare ha cambiato sistema di gioco, un sistema che Inzaghi conosce, lo ha fatto anche a Venezia. Tutte le partite da qui alla fine saranno difficili, stiamo iniziando a soffrire, a capire l’importanza dei match, la prestazione con il Como è stata importante e spero si ripetano con la Reggina”.

Dall’alto si vedono meglio i movimenti della squadra?

“È vero che si vede meglio dall’alto, ma la sofferenza è incredibile perché dall’alto sembra tutto più facile (ride ndr). Livello campo capisci un po’ di più le difficoltà del giocatore. Sulla preparazione no, stiamo continuando la nostra strada, questa settimana è stata lunga, ma abbiamo continuato a lavorare forte, l’organizzazione di gioco e la tenuta fisica sono le componenti principali di questo rush finale. Sono contento perché abbiamo anche recuperato Busio e Andersen, ho la rosa al completo”.

TVS Giuseppe Malaguti – Hristov come sta?

“Hristov ha preso questo colpo in nazionale, gli è uscito un ematoma tra gemello e ginocchio, sta facendo un po’ di fatica a riassorbirsi, quando deve fare sforzi ad alta intensità gli dà un po’ di fastidio, con un po’ di fortuna però lo porterò a Reggio”.

Hai già preparato Godinho?

“Siamo uno staff passionale, Lino è già in tensione (ride ndr). Si dice che quando fai il collaboratore è tutto più facile e poi quando fai l’allenatore è tutto più difficile. Comunque ho fiducia in tutti i miei collaboratori, hanno già dimostrato di saper lavorare bene. Sarà una bella esperienza di gruppo, penso che tutti diventeranno i propri allenatori, come fa Modolo durante la gara, come fanno anche altri, penso che Lino sarà sostenuto anche dai giocatori”.

Come è stato giocare in nazionale con Pippo Inzaghi?

“Pippo a Venezia ha fatto la storia, giustamente viene sempre ricordato. Da giocatore anche ha fatto la storia, come dico sempre ho avuto la fortuna di giocare con tanti campioni e lui lo era sotto tanti punti di vista. Quando sono arrivato in nazionale era già di un altro livello, faceva più coppia con Vieri che con me (ride ndr). Nella gara di Lecce sono stato felice di aver fatto gol perché perdemmo 3-1 e per gli esordienti dopo è stata dura. La forza mentale che aveva lui e la fame di fare gol sono cose da prendere da esempio, la forza mentale supera anche i deficit tecnici, aveva talmente una fame di gol, me lo ricordo anche in Coppa Campioni, era devastante, penso di aver visto pochi attaccanti con quel fiuto, quell’energia, quell’elettricità che aveva quando la palla arrivava lì. Lo step per arrivare a certi livelli rimanendoci è sempre la testa, lo dico sempre ai ragazzi, come ti vuoi allenare, come ti vuoi sacrificare, i ragazzi dovrebbero vedere questo”.

Avevi chiesto i gol dei centrocampisti, si è sbloccato Milanese:

“Ne è arrivato uno, poteva farne tre, mi ha seguito, sennò gli tiro le orecchie (ride ndr). Con questo sistema di gioco mi piacciono mezzali di gamba, ha fatto un grande gol secondo me, voglio mezzale che attaccano la porta, in questo uno bravissimo è Fabbian che incontriamo dopodomani. Sono cose che stiamo insegnando anche Busio, non vuol dire avere solo gamba, ma anche tempi di inserimento. Già il fatto di arrivare lì vuol dire che stanno capendo, anche Ellertsson ha avuto un’occasione incredibile per fare gol. Poi dipende, Cheryshev se fa la mezzala ha certe caratteristiche, Busio altre, ma quando sono lì devono avere i tempi. Anche Candela ha fatto un grande gol, come faceva Gosens all’Atalanta, i quinti Gasperini li fa rendere al massimo, sto spingendo anche Zampano a farlo, per le qualità che ha talvolta è un po’ pigro nel voler fare gol, anche Ciervo ha qualità su cui può lavorare per poter arrivare il quinto d’alto livello, deve avere pazienza, ma si sta allenando molto bene, sono contento che la prospettiva futura per lui sia importante”.

Johnsen è tornato decisivo:

“Sapete di Johnsen, come sapete come la vedo su Pierini e Novakovich, sono tutti ragazzi in cui credo tanto. Gli dico sempre che ci sono momenti di difficoltà, a Dennis ho detto che deve masticare più calcio, capire più calcio, per poter determinare come ha fatto contro il Como. Spesso lui dice che per migliorare deve fare gol, ma non è esatto, domenica non ha fatto gol ma è stato il migliore in campo. Gli manca lo step della mentalità, questo è il passaggio che lo porterà a diventare un ottimo giocatore. Dev’essere più continuo e convinto delle sue qualità. Lui è ancora un ragazzo che perde l’autostima, per riconquistarla vuole fare le cose più difficili per far capire che è bravo, ma spesso finisce col farle peggio. Bisogna avere anche la pazienza di far crescere i giocatori e loro devono avere la forza di migliorare ogni giorno in allenamento. Il problema del giovane d’oggi è che ti dice che se non gioca non può migliorare, ti alleni sette giorni su sette, se fai dei miglioramenti prima o poi sei obbligato a fare dei miglioramenti. Anche io sto riflettendo su come gestire la nuova generazione, perché è fragile, una volta c’era il vecchio che ti faceva recuperare l’autostima a schiaffi, ora devi parlarci, devi fargli capire i suoi punti di forza e Johnsen ne ha tante, penso lo sappia e penso lo sappiano i compagni, si arrabbiano perché sanno le sue qualità”.

Come si allena la mentalità?

“Sono una persona a cui piace dialogare molto, cerco sempre di fargli vedere cosa ha fatto male in allenamento, gli errori in partita arrivano dall’allenamento. Se un giocatore ha l’ambizione di arrivare ad alto livello gli faccio vedere i giocatori d’alto livello. Benzema al Real Madrid è forte, sì certo che è forte ma guardiamo che movimenti fa, lui parte facendo il regista, dà la palla, e poi pare a tutta velocità per attaccare la porta, perché tu non lo fai? Sono dei campioni perché sono anche degli esempi. Ho preparato un video per Pierini per fargli vedere come fa Benzema, a Pierini piace uscire a giocare, però poi tende a dimenticarsi cosa deve fare, ovvero attaccare la porta e fare gol. È un processo, i ragazzi devono anche crescere, poi oltre l’allenatore c’è anche il club, anche il club deve cambiare, come sta facendo, mentalità perché la mentalità te la dà anche il club”.