Vanoli: "Mai pensato di andare via. Pohjanpalo? Penso voglia restare"

09.08.2023 17:40 di  Davide Marchiol  Twitter:    vedi letture
Fonte: Giuseppe Malaguti, trascrizione a cura di Davide Marchiol
Vanoli: "Mai pensato di andare via. Pohjanpalo? Penso voglia restare"

Paolo Vanoli ha poi risposto alle domande dei giornalisti in conferenza stampa. Queste le parole del tecnico del Venezia.

Un rinnovo alle tue condizioni, si è tirata una riga rispetto alla gestione precedente, un po’ un momento zero:

“Il rinnovo lo firmo anche perché ho persone su cui posso costruire e di cui posso fidarmi, il presidente, il direttore sportivo, il suo staff. Sennò non sarebbe stato per me conveniente rinnovare il contratto. Non ho mai guardato il lato economico, le poche volte che l’ho fatto ho sempre perso. Sono ambizioso e il direttore lo sa, ma questa società lo è altrettanto. Sicuramente sono anche consapevole che giustamente c’è molto da fare.  In una società talvolta bisogna anche guardare i conti, che non vuol dire risparmiare, ma spendere bene. Il patrimonio deve rimanere. Secondo me sarà l’anno zero, con, non lo nascondo, già una buona base di lavoro e di mentalità. Tutti noi dobbiamo spingere per migliorare non solo in campo, ma tutto intorno. Ad oggi ci sono tanti stranieri, che piano piano, anche grazie a questa struttura, stanno capendo cosa sia Venezia e cosa sia il tifoso. Questo non lo dobbiamo perdere. Gli italiani devono essere bravi a capire che ormai il mondo è aperto a tutto tondo, anche se siamo gestiti da una proprietà straniera questa sta investendo tanto. Dobbiamo avere obiettivi comuni da portare in campo indipendentemente da tutto, giovani, meno giovani, stranieri, italiani, etc.. Ora parlo solo in italiano negli allenamenti, anche i ragazzi che sono arrivati nuovi oggi, a parte Gytkjaer che ormai conosce bene il calcio italiano, anche Idzes è arrivato con la voglia giusta, anche grazie al gruppo che si è formato e che ha lavoro di parlare in italiano. Ogni tanto c’è qualcuno che mi frega, Busio parla benissimo in italiano ma spesso lo sento parlare in inglese (ride ndr)”.

Hai avuto anche altre proposte sul tavolo, come quella dell’Hellas Verona, cosa ti ha spinto a restare?

“Non mi sono mai distratto, il direttore lo sa, per me dovevano essere vacanze in estate, ma da quando faccio questo lavoro vacanze ne ho viste poche. Opportunità ce ne sono state, ma non mi sono mai distratto. La società ne è stata messa al corrente, chi mi ha cercato ha saputo da me che doveva parlare prima con la società. Non ho mai pensato di andare via, ma ho sempre pensato di mettere qua le basi per costruire qualcosa. Rispetto a quando sono stato qua da giocatore non avevo mai provato questo sentimento, è stata una piacevole sorpresa, l’affetto dei tifosi poi è stata anche una spinta verso il progetto. In Italia spesso parlare di progetti è difficile, il direttore però ha già vissuto questo progetto a Monza, la conoscenza e l’aiuto che può dare il club può portare a costruire, il che non vuol dire per forza vincere. La mentalità vincente non vuol dire vincere, la mentalità vincente arriva ogni giorno quando metti il piede in allenamento. Devi sapere come si fa e passa attraverso il lavoro di tutti i giorni. I giocatori devono oggi considerare una fortuna essere in questo club”.

TVS Giuseppe Malaguti – Cosa serve a questo Venezia per migliorare?

“Le difficoltà del mercato le state vedendo. Questo è un tassello molto importante che il direttore sta tentando di sistemare, il nostro punto debole l’anno scorso è stata la difgesa, nonostante ci fossero ottimi giocatori come Hristov, Carboni e Ceppitelli, lo avete visto. A gennaio eravamo partiti proprio da quello. Con il direttore siamo partiti dal fatto che perdendo, a giugno, due giocatori importanti e avendone altri a scadenza di contratto come Modolo e Ceppitelli, secondo me per la prospettiva futura era assurdo andare a cercare molti più uomini in fase difensiva. Avendo anche Svoboda, che ha avuto un problema al tendine, in infermeria questo ci ha mandato un po’ in emergenza. Questo è il reparto che soffre di più. Idzes sicuramente mi ha impressionato per personalità e qualità, ma non bisogna avere fretta e bisogna fargli capire il campionato italiano e fargli capire la Serie B. Le base poi devono partire trattenendo i più forti, ma penso che il direttore ne abbia parlato più volte di Pohjanpalo, penso di poter dire che Joel con noi ha sempre lavorato bene, penso la sua voglia di rimanere sia tanta, più di questo non posso dire, perché a livello economico e contrattuale ne sa più lui di me. Anche per lui però è un problema che arriva dal passato, ora lo dobbiamo risolvere e fino all’ultimo un allenatore si trova sulla graticola perché si rischia di perderlo, non è colpa del ragazzo, del club o dell’allenatore. Se succederà questo saremo pronti ad affrontare anche questo, insieme, come fatto l’anno scorso. Penso la nostra forza sia stata che quando siamo diventati una squadra, e ora ci vediamo tutti i giorni in questa casa e questo può portarci a fare ulteriori passi in avanti. Questo è stato uno dei motivi che mi ha portato a passare a 4, ma questo non significa dimenticare quanto fatto l’anno scorso, con la difesa a 5 o il 4-2-4.  Nel calcio di oggi bisogna parlare di interpretazione e abbiamo preso un attaccante come Gytkjaer, un giocatore importante ma non voglio fare l’errore degli altri anni con Cheryshev, con Ceppitelli, che sono arrivati dopo l’inizio della preparazione e dopo diventa una stagione tribolata, fatta di infortuni. Cristian ad oggi ha una gestione a parte, magari lo perderemo due o tre partite, ma poi lo vogliamo avere per tutto il campionato. Il ragazzo ha condiviso la scelta, se dovevamo prendere qualcuno a scadenza di contratto andava fatto subito e così abbiamo fatto, la preparazione è troppo importante, altrimenti è un continuo corrersi dietro. Cheryshev l’anno scorso l’ho dovuto fermare per fargli fare un lavoro importante”.

Gytkjaer giocherà in coppia con Pohjanpalo? Trequartista?

“Il direttore conosce Gytkjaer molto bene visto che lo ha avuto a Monza, io l’ho guardato e quando l’ho visto ho subito pensato potesse giocare al fianco di Pohjanpalo. Parlando di giocatori è normale che mi aspetto tanto da Pierini, l’anno scorso veniva  dalla Serie C, adesso  secondo me anche lui ha i mezzi per far vedere ora qualcosa di importante. Sicuramente Johnsen è giunto a un momento in cui deve prendersi responsabilità per far capire chi sia Dennis. Così come tutti gli altri, scuse ce ne sono poche. Quei pochi alibi che c’erano, tipo il siamo giovani, sono il passato, ora mi aspetto il passo in avanti nella maturazione. Poi gli sbagli si possono sempre fare. Ruolo di Pierini? Può aiutarmi a variare, da questo ritiro qua qualche cosa la dobbiamo migliorare per le caratteristiche che abbiamo, sicuramente Pierini è uno che può spostare la bilancia come trequartista, ma anche come ala a piede invertito. Il calcio ormai passa dall’interpretazione del ruolo e non dai numeri”.

I giocatori fuori dal progetto tecnico e chi è rimasto:

“Cuisance, Crnigoj, Ceccaroni, sono giocatori forti, ma poi giustamente c’è un progetto tecnico. Come ho già detto coloro che sono venuti in ritiro sono quelli che hanno avuto una chance, sono stato molto chiaro e anche la società lo è stata, chi viene qua deve giocarsi il posto. Quando sono arrivato qualcuno pensava di essere titolare inamovibile, per me è una cosa che non esiste, io voglio giocatori che lottano per un posto, tutto quello che ho avuto da calciatore me lo sono conquistato. Se un giocatore migliora giorno dopo giorno alla fine gioca, però voglio questa mentalità e questo spirito. Per questo sono in sintonia con il direttore. Carboni e Hristov non avevano la titolarità perché scendevano dalla Serie A, il posto se lo sono dovuto guadagnare, ovviamente sul mercato vai a prendere chi pensi ti possa dare di più. Su Fiordilino l’anno scorso come ho già detto è stato lui a chiedere di andare via, per me non doveva partire. Lui in quel momento lì ha fatto le sue considerazione ed è andato in una squadra che ha anche fatto meglio di noi, si è messo in mostra. Io in questi ragazzi che ho ora ci credo, perché ho un gruppo, guardate cos’è successo per esempio con Jajalo, avevamo trovato una pedina importante per far crescere i giovani e poco dopo avete visto cos’è successo. Su Modolo poi il presidente è stato il primo ad essere contento di rinnovarlo  e per me lui rappresenta un significato importante per coloro che arrivano. Sennò è difficile costruire un’anima, poi Marco sicuramente ha la sua età, ma talvolta sono più importante queste persone. Bjarkason per esempio mi ha sorpreso, è stato umile, con coraggio è andato a giocarsi due campionati dove c’è veramente fame e in ritiro ha lavorato per dimostrare di meritarsi ora una chance qua. Anche i giovani hanno avuto una bella esperienza con noi, qualcuno si dovrà aggregare inizialmente con la Primavera, qualcun altro andrà a giocare in prestito. In precampionato abbiamo giocato contro squadre che giocano in modo diverso rispetto alle squadre italiane, difficoltà che ci hanno aiutato a crescere e che mi hanno fatto pensare a qualche aggiustamento. Stiamo cercando ora sul mercato profili che hanno voglia di venire a Venezia ma che hanno anche la testa per far migliorare la mentalità del gruppo”.

Come stanno gli infortunati?

“Jajalo si sta riprendendo, sta lavorando bene ma gli ci vorrà ancora del tempo. Haps ha avuto un grave infortunio a Genova, pensavamo di recuperarlo un po’ prima, ma comunque siamo vicini al rientro. Svoboda purtroppo l’anno scorso soffriva di tendinopatia, pensavamo che il mese di sosta potesse andare in una direzione tale da riaverlo in ritiro; invece, il fastidio è rimasto e preferisco possa curarsi per averlo al 100%, anche lui è un ragazzo che dopo tre anni deve farci vedere tutto ciò che può fare, non sono più così giovani. Per Busio sono contento perché con la nazionale ha fatto bene, è rientrato con una condizione un po’ più avanti rispetto agli altri, anche da lui mi aspetto tanto, mi aspetto molto perché è un giocatore che, secondo me, ha dei mezzi, ha delle qualità, ma se non hai la mentalità non basta. Quello che lui deve fare è pensare cosa vuole fare da grande perché, se uno si accontenta secondo me è ha una mentalità un po’ povera. Ha avuto il vantaggio di giocare in nazionale, questo dimostra anche che ha un valore. Però non basta, avete visto anche Pohjanpalo, nelle prime nove partite l’anno scorso ha fatto fatica, però rispetto a Gianluca ha altre esperienze, un altro curriculum. Dopo la parola alibi da togliere c’è la parola comfort zone da eliminare per i ragazzi. Mi è stato proposto questo rinnovo perché, come ha detto il presidente, me lo sono meritato, poi ho accettato perché qui c’è un progetto, ma ho anche pensato che finalmente il presidente rinnova qualcuno perché se lo è meritato. Questa è la chiave, non è colpa dei Johnsen e dei Busio, ma prima si facevano i rinnovi pensando di poter diventare. La prospettiva però è errata. Io devo aiutare i giocatori a migliorare, Johnsen, ne sono convinto, ci arriverà prima o poi. Magari a volte sai cosa succede, per arrivarci devi cambiare aria, come può essere successo per Ceccaroni, noi abbiamo mandato giocatori in Serie A e nessuno è rimasto in Serie A, devono farsi delle domande. L’anno scorso qualcuno ci ha dato del pazzo, abbiamo dato via Crnigoj, Ceccaroni e Cuisance, mandandoli in Serie A, oggi però nessuno dei tre è rimasto lì, anche il giocatore deve farsi delle domande”.

Il cambio della linea difensiva:

“Avessi avuto subito qualche pezzo in più avrei iniziato a lavorare fin da subito con la difesa a tre, non è successo e quindi abbiamo deciso di lavorare a un qualcosa di un po’ diverso. Zampano ormai è un ragazzo navigato per la Serie B, sa giocare in entrambi i sistemi. Candela è un altro che ha un grande processo di crescita, può giocare sia a cinque che a quattro. Quello che stiamo facendo è anche per la loro crescita”.