Venezia, la parabola di Ceccawall: dai fasti della promozione all'addio nell'indifferenza

L'addio di Pietro Ceccaroni, destinazione Palermo, sancisce la parola fine per un altro dei protagonisti della cavalcata che ha portato il Venezia in Serie A nella stagione 2021/22
07.07.2023 14:00 di  Flavio Zane   vedi letture
Venezia, la parabola di Ceccawall: dai fasti della promozione all'addio nell'indifferenza
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© foto di Daniele Buffa/Image Sport

Con il passaggio al Palermo, termina definitivamente l'avventura arancioneroverde di Pietro Ceccaroni al Venezia. Una conclusione in realtà, già avvenuta sei mesi prima, quando a poche ore dalla chiusura del calciomercato invernale, il centrale protagonista del ritorno del Venezia in Serie A prima e titolarissimo in massima categoria poi, passava in prestito al Lecce. Ma per onestà intellettuale, è possibile tranquillamente affermare che l'epilogo della storia tra Ceccaroni e la causa arancioneroverde fosse avvenuta già molto prima del 31 gennaio 2023. Più precisamente, alla conclusione dell'ultima stagione di Serie A con relativa retrocessione.

Perché se giocatori come Aramu o Henry hanno optato per la cessione immediata, la permanenza di Ceccaroni in arancioneroverde e le ultime venti partite dell'ex Spezia in laguna sono l'esemplare esempio di cosa può succede quando un giocatore, pur presente fisicamente in campo, stacca mentalmente la spina.

Sembrano lontanissimi i tempi in cui l'ex allenatore del Venezia Paolo Zanetti, al preludio della stagione in Serie A diciannove anni dopo quella precedente, elogiava Pietro Ceccaroni come un giocatore che potesse ambire addirittura alla chiamata in Nazionale. Perché effettivamente la stagione 2020/2021 fu per il difensore un annata eccezionale, poi rivelatasi però quasi un eccezione. L'esame Serie A di Ceccaroni, nel complesso affrontato dignitosamente, non è valso la convocazione con l'Italia, esattamente come non era accaduto precedentemente con l'Under21 (anche se fu chiamato nove volte dall'Under19 e 20), eppure le dichiarazioni di Zanetti non erano poi parse così campate per aria.

Il passaggio definitivo del giocatore da terzino sinistro a centrale difensivo, parve essere quello della svolta della vita. Un cambiamento in realtà già avvenuto pochi mesi prima con Alessio Dionisi, in occasione della prima stagione in arancioneroverde dopo l'esperienza al Padova, e che ha permesso a Ceccaroni di esaltarsi nelle sue quarantuno partite tra Serie B e playoff nell'anno della promozione.

Non a caso il Venezia, dopo averlo visto disimpegnarsi nel nuovo ruolo, decise che fosse il caso di riscattarlo per duecento mila euro dallo Spezia, mentre nel frattempo il calciatore si guadagnava a suon di prestazioni in campo l'appellativo di Ceccawall. Successivamente in Serie A, nonostante le indiscutibili difficoltà della squadra, Ceccaroni si è classificato comunque al primo posto in quanto giocatore di movimento più utilizzato in stagione tra tutte le formazioni di massima categoria, risultando inoltre tra i difensori migliori per numero di contrasti vinti.

Ecco perché, quando il giocatore decise di proseguire anche in Serie B la sua carriera con il Venezia, la notizia fu accolta con trasversale soddisfazione. Entusiasmo divenuto presto preoccupazione e poi sconforto dopo le prestazioni ricche di gravi amnesie che lo hanno spesso coinvolto in prima persona nei difficilissimi primi mesi arancioneroverdi di ritorno in cadetteria.

Un mix perdente frutto probabilmente delle seguenti cause: i traumi di una stagione, quella in Serie A, che hanno minato alcune delle certezze del giocatore sulle sue individuali abilità; una squadra, quella costruita per la B, che tra enormi problemi poco si prestava ad assistere un giocatore in crisi e probabilmente la poca volontà personale di cambiare le sorti di ciò che stava accadendo. Ecco che allora Ceccaroni è diventato il lontano parente di quel giocatore ammirato nella stessa categoria e con la stessa maglia appena due stagioni addietro.

Di fronte a una situazione del genere, sia la società, a causa del lauto ingaggio, sia i tifosi, per le modeste prestazioni, hanno accolto con sollievo la proposta del Lecce prima e del Palermo poi di levare dall'impaccio Ceccaroni e il Venezia, interrompendo dopo tre anni e mezzo la storia con un giocatore indubbiamente valido ma ormai mentalmente fuori da troppo tempo dal progetto.

Un giocatore, Pietro Ceccaroni, a cui sarebbe ingiusto non attribuire tutti i numerosi meriti del passato, così come il fatto di essersi immolato alla causa del Venezia e di aver regalato gioie incommensurabili insieme ai suoi compagni. Ma che forse, per il bene di tutti e del buon ricordo che avrebbe potuto lasciare, sarebbe stato opportuno avesse deciso molto prima di interrompere la sua storia con il Venezia.

Non averlo fatto, conduce ora il giocatore al passaggio nel Palermo, così come precedentemente al Lecce, nella completa indifferenza, accompagnata forse da un pizzico di sensazione liberatoria. Quella di essersi "sbarazzati" di un giocatore che, lungi dal aver concluso la sua carriera da calciatore, lo ha fatto con la maglia del Venezia. La notizia dell'addio di Ceccaroni è oggi sentita a malapena: la semplice formalità di un assenza già da moltissimo tempo metabolizzata a livello emotivo e che probabilmente sarà dignitosamente rimpiazzata in squadra. Esattamente come avvenuto a gennaio con l'arrivo di Andrea Carboni, il quale, dopo una manciata di minuti, ha fatto dissolvere il ricordo dei tre anni d'oro e i sei mesi orribili di Pietro Ceccaroni al Venezia.