Ecco a voi il nuovo episodio de “Tutti gli uomini di Paul Kalkbrenner”

22.11.2021 10:34 di Manuel Listuzzi   vedi letture
Ecco a voi il nuovo episodio de “Tutti gli uomini di Paul Kalkbrenner”

DURA LEX SED LEX

BOLOGNA - VENEZIAMESTRE 0-1

Con gli organi interni che ancora mi vorticavano nel busto sfrecciavo nell’oscurità nebbiosa della bassa, quand’ecco che il pullman del VeneziaMestre fc, anch’esso in marcia verso le sobrie terre venete, mi si materializzava all’orizzione. Quello stesso pullman che oggi è stato lungamente parcheggiato davanti alla porta, e al quale mi sono potuto togliere la soddisfazione di sventolare la sciarpa arancioverde dal finestrino in mezzo all’autostrada, come un vero pirata, solo più colorato. Non credo che nessuno lo abbia notato, era buio e freddo e spaventoso là fuori, ma non importa, è il gesto che conta.

Non deve averla pensata allo stesso modo però il sempre posato Sinisa, che a fine partita ha avuto modo di ammettere la sua rosicanza dopo un match a detta sua dominato dai suoi volenterosi giocatori, i quali però oggi la porta arancioneroverde non l’hanno vista nemmeno con il telescopio spaziale Hubble. Se fosse solo il gesto a contare, forse il Bologna avrebbe potuto ambire alla vittoria ai punti; invece, ancora una volta è la mai troppo citata legge di Max Pezzali a determinare le sorti della sfida.

Si gioca nel mitico Dall’Ara di Bologna, nel cuore della citta, raggiungibile con un’agile passeggiata o con il comodo bus navetta organizzato dalla questura locale, che impiega circa cinquantasette minuti per percorrere tre chilometri in linea d’aria con un giro in grado di ridicolizzare Ulisse. Se Bruno Pizzul ci deliziasse ancora con le sue digressioni folkloristiche spruzzate di tocai che imperversavano nelle sue telecronache, avrebbe senz’altro introdotto la partita odierna definendo la giornata “uggiosa” e il terreno “gibboso”, suoi grandi cavalli di battaglia che tanto bene si sposano con le condizioni meteo del capoluogo emiliano;  poi avrebbe senz’altro trovato un qualche azzeccatissimo parallelismo storico o culturale per dare un tocco solenne alla descrizione dell’atteggiamento del VeneziaMestre, assai guardingo ma sornione quanto basta da ricordare gli inglesi ad Agincourt, e penso sappiamo tutti com’è andata a finire.

Un po’ per scelta un po’ per necessità, i prodi virgulti del Leone di Valdagno, provincia del Panjshir, si trovavano dal primo minuto a giocare schiacciati dal pressing alto dei poco amichevoli colleghi rossoblu, in odore di Europa e determinati a mettere la partita sui binari giusti fin da subito; e solo in rare occasioni nel corso della prima frazione, tra uno scivolone e un arabesque, si riusciva ad innescare con una certa pericolosità l’attacco, dove il cappellaio matto Aramu e il redivivo Figlio di John non sembravano essere nella migliore delle loro giornate. Reggeva bene però la difesa, che pur concedendo qualche inevitabile tiro dalla distanza, presidiava nondimeno l’area di rigore con il cuore saldo e la mente gelida.

La ripresa sembrava aprirsi con lo stesso copione, ma uno stufato diverso bolliva in pentola: dopo un inizio senza troppi sussulti, a metà secondo tempo si passava gagliardamente in vantaggio con quello che poteva tranquillamente essere il primo tiro in porta del pomeriggio arancioneroverde, frutto di una bella azione rifinita da uno scorbutico rimpallo di Busio a servire più o meno casualmente Okereke, sempre lui, il quale insaccava con un tocco sotto con la freddezza dei cuori giusti. A quel punto, saliva in cattedra ancora San Paolo Apostolo che inserendo gli uomini giusti nel momento giusto riusciva non solo a tarpare le ali quanto basta alla manovra rossoblu ma pure ad andare più volte vicino al gol del raddoppio, seppur con i soliti magri risultati. Ma a consolare la nostra ormai proverbiale magrezza realizzativa oggi ci ha pensato il Bologna, che nonostante un forcing infinito e una quantità di calci d’angolo da calcetto dei campioni, non riusciva a partorire di meglio di una ciabattata dalla linea di fondo di Orsolini, un piattone di Svanberg in bocca al portiere, e una insistita ciofeca di Arnautovic, sulle quali Romero metteva puntualmente e plasticamente la pezza di turno. Oltre a mille e ancora mille cross dalla trequarti verso l’infinito e oltre.

Finiva così, dunque, con una vittoria straordinaria per importanza, e diciamocelo, anche per sofferenza, che ci permette di guardare al Trittico delle Delizie che abbiamo innanzi con un filo in meno di quell’orrore che scaturisce dall’opera di Hieronymus Bosch. Coronamento di una giornata perfetta, dove tante delle dirette concorrenti sono cadute e rimaste indietro, è la menzione finale, last but not least, per il meraviglioso pubblico arancioneroverde arrivato in massa a sostenere la squadra, millecento corazones espinados che l’han fatta da protagonisti sugli spalti, a dare ulteriore benzina ad una passione più viva che mai. Come i nostri Leoni.

FORZA UNIONE!

IL PAGELLONE

ROMERO: portiere dall’alma latina, si esibisce in una serie di tuffi scenografici alla Cuadrado, a tratti goffi a tratti spettacolari a tratti entrambi e sicuramente altrettanto efficaci. PUMA IN CONDOMINIO voto: 6,5

MAZZOCCHI: accoglie la non faraonica eredità della freccia dalle trecce generose Ebuehi, scorrazzando per la fascia in cerca di avventure ed emozioni forti. Ne esce fuori una prestazione carica di onestà. ALESSANDRO DI BATTISTA voto: 6,5

CALDARA: reduce da una struggente fatica letteraria, gioca con il cuore più leggero e la spensieratezza di chi ha liberato l’animo da un peso insopprimibile. Gli fanno piombare palloni da tutte le parti, che respinge prontamente al mittente. JACOPO ORTIS voto: 8

CECCARONI: con il compagno di reparto decide di trasformarsi in roccia e respingere l’assedio delle armate bolognesi che giostrano la palla incandescente prima di fiondarla con malizia dentro l’area. Pare che sia di buon augurio strofinargli il naso. SIOR ANTONIO RIOBA voto: 8

HAPS: questa volta niente acrobazie alla Joaquin Cortez, niente sgroppate da cavallo del West che beve solo caffè, la sua partita è un inno alla tranquillità e concordia tra i popoli. FRIEDRICH SCHILLER voto: 6

AMPADU: il ragazzo venuto dal Galles si piazza in mezzo al campo e inizia a fare legna come un montanaro dell’agordino in vista dell’inverno. La geometria euclidea sarà argomento di studio in momenti più opportuni. MAURO CORONA voto: 6

BUSIO: in una partita in cui i centrocampisti non sembrano certo poeti impegnati nel festival del distico elegiaco, la sua sola presenza accende la speranza che ci sia una via alternativa alla lotta greco romana nel gioco unionista. Un rimpallo abbastanza fortunello lo spinge leggero all’assist del vantaggio. BUSIO DE CUL voto: 6,5 – MODOLO: il capitano entra per una sporca decina di minuti confermando le sue doti di talismano. Difesa blindata e tre punti in saccoccia. QUADRIFOGLIO voto: sv

VACCA: l’uomo dai muscoli più stirati di una Dino Erre collofit rientra dopo gli atavici guai al polpaccio. Dovrebbe rappresentare l’anima giochista della squadra ma il Bologna oggi giochicchia con la sfera come punkabbestia del Pratello e la sua diventa una partita di puro contenimento. PAMPERS BABY DRY voto: 6 – TESSMANN: il mister gli chiede principalmente una cosa. Colpire qualsiasi cosa che si muova da metà campo in su. Esegue con ordine e nel finale avrebbe modo di chiudere i conti, ma trova più romantico tirare una noce di cocco addosso a Skorupski. ROBINSON CRUSOE voto: 6

JOHNSEN: l’uomo che ha fatto suo il motto di Alexia al Pippo Kennedy Show “vivi il tuo presente col vuoto nella mente”, si danna come può, ma tradisce la ruggine di chi ha passato in infermeria le ultime cinque settimane. Non è però certo il giorno in cui ce la sentiamo di appioppare insufficienze. AMBIENT voto: 6 – HENRY: viene spedito nella mischia per fare gioco sporco, rigare le macchine dei bolognesi parcheggiate in via Andrea Costa, insultare i vigili della polizia locale e innescare risse tra ubriachi. Riesce a fare tutto abbastanza bene, in particolare queste ultime cose. BLACK BLOCK voto: 6

OKEREKE: la punta centrale che non ti aspetti, il bomber caduto dal cielo come Remedios la Bella, il funambolo che accende le masse. Il nigeriano volante è tutto questo e anche di più, come dimostra la freddezza da sicario con cui ama infilare i portieri quando si trova davanti alla porta. ELETTRA LAMBORGHINI voto: 7,5 – PERETZ: entra al grido di “sono cambiato” senza riuscire a rassicurare i suoi tifosi che hanno appena iniziato a farsela sotto per il suo ingresso. Una paura che in fin dei conti si rivela pressoché infondata. REHAB voto: sv

ARAMU: ci si aspetta che dai suoi piedi nascano fiori profumati e palloni freschi di bucato, ma oggi invece è una di quelle giornate no in cui tutto sembra grigio e l’umore è uggioso. Fortunatamente la squadra vince e tutto è dimenticato tra pacche sulle spalle e uno Spritz al Cynar. CARCIOFON voto: 6 – KIYINE: dotato di mezzi tecnici generosi come le “i” del suo cognome, non fa a tempo ad entrare che subito si gode lo spettacolo del gol partita. Gli spazi si aprono come nelle giornate più congeniali e lui ne approfitta servendo assist tanto importanti quanto vani. ‘NA JURNATA ‘E SOLE voto: 6,5

ZANETTI: chiunque tra noi abbia sempre scartato con scetticismo la possibilità di un orizzonte trascendente deve ricredersi. Esiste qualcuno, al di sopra di ogni nostro giudizio, comprensione, che governa le nostre vite, ci ama e protegge da tutte le avversità. È nato a Valdagno e si chiama Paolo Zanetti e da quando è arrivato in laguna tutto ora ha un senso. DIVINO OTELMA voto: 8