ESCLUSIVA - Zanetti: "Mi butto nel fuoco per chi è onesto e sincero, l'empatia creatasi è incredibile. Tifosi? Al Penzo emozione unica"

In esclusiva ai microfoni di Tutto Venezia Sport, mister Paolo Zanetti ha parlato a tutto tondo della sua esperienza in laguna.
18.11.2021 08:00 di  Davide Marchiol  Twitter:    vedi letture
ESCLUSIVA - Zanetti: "Mi butto nel fuoco per chi è onesto e sincero, l'empatia creatasi è incredibile. Tifosi? Al Penzo emozione unica"
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“Quando parliamo delle componenti non ci sono solo coloro che hanno questa maglia, ma anche chi tifa per questa maglia e chi lavora per questa maglia come potete essere voi giornalisti". Parole firmate da Paolo Zanetti. Il tecnico, da molti tifosi definito forse con un piccolo azzardo "santo", ha riportato in quel di Venezia un entusiasmo che non si vedeva da decenni. Ha messo la sua firma in una cavalcata incredibile, che sta continuando, e abbiamo avuto il piacere di intervistarlo per analizzare tanti punti che riguardano la sua gestione. Fin da subito l'empatia tra intervistatori (Manuel Listuzzi, Giuseppe Malaguti e Davide Marchiol) e Zanetti è stata importante, come quella che si crea in campo tra lui e i Leoni arancioneroverdi. "Anche in questo senso ho conosciuto un gruppo che ha sempre fatto il suo lavoro con grande onestà, non devono mancare le critiche, che devono essere costruttive, le leggiamo così come leggiamo i complimenti. Il feedback esterno per noi è importante. L’empatia che si è creata è stata rara, non facile da creare. Credo sia nata non solo per i risultati ma anche per la proposta che portiamo. Mi butto nel fuoco per le persone che sono sincere, oneste, critiche ma con la giusta causa e dove non sento malizia. In quel caso cerco sempre di contraccambiare. In altri posti non sempre questo succede, per tanti motivi. Qui tutte le componenti sono andate nella stessa parte, quando c’era negatività si è cercato di far dare di più alla squadra senza perdere fiducia e autostima. I ragazzi sono dei calciatori, ma pur sempre uomini, quindi hanno delle emozioni, non sono tutti uguali. L’empatia creatasi è meravigliosa e non va dispersa”.  

Cosa significa per te essere l’uomo che ha riacceso l’entusiasmo di una città intera in così poco tempo?

“Ti ringrazio, però non sono il solo, stiamo lavorando in tanti per il Venezia. Da quando sono arrivato qui ho avuto la fortuna di lavorare con un gruppo straordinario, parlo del gruppo dell’anno scorso ma non solo dei calciatori, anche di chi c’è in società. Ho conosciuto un ambiente meraviglioso, penso che in pochi posti possa esserci una simbiosi come quella che si è creata tra di noi. Penso possa permetterci di dare continuità di risultati. Andando nello specifico della domanda è sicuramente un grande piacere, l’annata scorsa sognavo questi momenti, in un campionato a porte chiuse probabilmente non ci siamo vissute tutte le emozioni che avremmo meritato di viverci. I tifosi ci sono sempre stati ma giocare le partite con i tifosi al nostro fianco è impagabile”.

Al di là dei risultati c’è sempre un’empatia fortissima con tutti, giocatori, tifosi e giornalisti, quanto è servita per la cavalcata?

Anche in questo senso ho conosciuto un gruppo che ha sempre fatto il suo lavoro con grande onestà, non devono mancare le critiche, che devono essere costruttive, le leggiamo così come leggiamo i complimenti. Il feedback esterno per noi è importante. L’empatia che si è creata è stata rara, non facile da creare. Credo sia nata non solo per i risultati ma anche per la proposta che portiamo. Mi butto nel fuoco per le persone che sono sincere, oneste, critiche ma con la giusta causa e dove non sento malizia. In quel caso cerco sempre di contraccambiare. In altri posti non sempre questo succede, per tanti motivi. Qui tutte le componenti sono andate nella stessa parte, quando c’era negatività si è cercato di far dare di più alla squadra senza perdere fiducia e autostima. I ragazzi sono dei calciatori, ma pur sempre uomini, quindi hanno delle emozioni, non sono tutti uguali. L’empatia creatasi è meravigliosa e non va dispersa”.

Questo Venezia ha un’identità forte da inizio stagione, è una delle chiavi, anche in A state proponendo tanto, è il vostro fondamentale?

“Penso di sì, credo sia il punto più importante, l’identità serve a proporre qualcosa che possa divertire chi ci guarda, ma può servire anche nei momenti di difficoltà, attaccarsi in qualcosa che si conosce. Senza quello si cade un po’ nella disorganizzazione, inizia il mondo degli alibi, noi curiamo tutti i dettagli, lavoriamo sempre per la maglia questo è determinante e non possiamo prescindere dalla nostra identità. Un’identità che sceglie innanzitutto il club, in base anche nelle scelte tecniche, come può essere stato Pippo (Inzaghi ndr), come sono stato io o come saranno gli altri in futuro. La linea della società è chiara, i calciatori sanno cosa ci si aspetta a Venezia sotto tutti gli aspetti”.

Il valore aggiunto della squadra è l’aspetto tattico e quindi dal mio punto di vista sei tu, quanto è importante questa duttilità nelle gare?

“E’ importante perché è giusto sapere chi siamo, con grande umiltà. Noi siamo una squadra dove forse un giorno qualcuno diventerà campione, oggi campioni non ne abbiamo, né il tecnico né i giocatori. Stiamo lavorando per diventarlo. Incontriamo invece squadre piene di campioni  o che ne hanno almeno qualcuno e quindi dobbiamo sopperire con altro, la tattica è importante perché si riesce a mascherare dei limiti lavorando di squadra e senza per forza essere schiavi di un giocatore solo. Se la mettiamo sotto altri aspetti abbiamo poche chance, oltre alla tattica è importante la parte fisica, dobbiamo andare più forte degli altri, non possiamo andare al pari degli altri, questo significa lavorare duramente per i giocatori, i miei metodi sono duri, ma penso porti a qualcosa perché alla lunga vedete tante squadre calare e noi invece crescere. Poi ovviamente conta tanto la propensione dei ragazzi, io posso proporre ma poi devono essere i ragazzi a sposare quello che propongo. Poi c’è l’aspetto della mentalità, non è un pregio ma una scelta, penso che si scelga che mentalità si vuole avere, cosa io voglio fare per diventare un campione, cosa sono disposto a perdere di mio per fare qualcosa di più, quella è la mentalità, è una scelta”.

Come si lavora sulla mentalità di un gruppo così giovane dopo due batoste come con lo Spezia e la Salernitana?

“In molti mi fanno questa domanda, anche tecnici che vengono ad osservarci. Io cerco di essere me stesso e dire quello che penso, strade che non siano dirette non ne conosco, vado dritto al punto anche se è scomodo. Prendo i giocatori di petto questo è chiaro. Lavoro sull’autostima, la pretesa dev’essere alta, io non mi sono mai preparato un discorso. Gli allenatori che ho avuto io mi rendevo conto che dicevo qualcosa che avevano preparato e quando succedeva non mi arrivavano al cuore. Al di là della lingua, spesso toni e sguardi aiutano, essere veri credo che sia la chiave. Soprattutto nel momento in cui lo capiscono che lo si fa per loro porta a migliorarsi. Non voglio nessun rimpianto, non so come andrà questa stagione, ma voglio chiuderla dando il 100% e contro Spezia e Salernitana qualche rimpianto lo ho avuto. Posso perdere con chiunque, ma con qualcosina in più in quelle gare avremmo potuto ottenere almeno un punto a gara o addirittura vincere e siamo mancati non in aspetti tecnici ma dal punto di vista mentale. Siamo riusciti a recuperare però trasformando quanto successo in punti in gare in cui penso nessuno credesse potessimo farcela”.

Cosa ti ha spinto a firmare un contratto così lungo e a restare? Soprattutto cosa ti porterebbe a restare a lungo? Premetto che la raccolta firme per la statua è già a buon punto:

“Ma va (ride ndr). Anche qui rispondo in modo semplice, ho fatto una scelta di cuore, non ho fatto scelte economiche o di prestigio (sulla carta). Quello che ho trovato qui è un qualcosa che qualunque allenatore desidera, penso di essere invidiato da tanti, invidiano la mia possibilità di potermi esprimere, io qui mi sono espresso, poi potevo andare in un modo o in un altro, però noi ci siamo espressi, ho messo dentro le mie idee, la società mi ha dato tutto per rendere e questo è un patrimonio che non posso disperdere. Poi c’è un aspetto di cuore, sono stato accolto dalla gente di Venezia come un figlio nonostante io venga da una città rivale (Vicenza ndr). Però ho scoperto che c’è grande rispetto tra le due piazze. Io sinceramente mi sono sentito accolto come un figlio, sono sempre stato sostenuto e quanto vissuto l’anno scorso è impagabile. Quanto vissuto sul Canal Grande è incredibile, ho scelto in quel giorno, ho pensato di non poter andare via da un ambiente del genere. Non sono ipocrita, nel calcio esistono cicli e momenti, fa parte del calcio e non voglio fare promesse che poi i fatti smentiscono, però un segnale forte l’ho già dato rifiutando squadre di un certo livello credendo nella causa Venezia. Non sono rimasto pensando di arrivare ultimo, credo in quello che stiamo facendo e nelle nostre possibilità, sapendo che difficoltà ci sono”.

Quanto è importante la tifoseria per voi nei risultati e quanto sarebbe importante il successo di questa campagna di miniabbonamenti?

“E’ determinante, spero che tantissime persone possano aderire a questa cosa, davanti abbiamo partite meravigliose contro squadre incredibili e spero che vengano a vedere anche noi oltre a loro (ride ndr). Spero veramente vengano in tanti e la sensazione che abbiamo avuto quando siamo entrati in quello stadio non l’abbiamo trovata da un’altra parte, ma non dal punto di vista architettonico, ma dal punto di vista ambientale, con i nostri tifosi che ci sostengono cantando fino all’ultimo minuto. Per noi è un aiuto determinante, il dodicesimo uomo in campo in questo campionato è fondamentale, forse anche il tredicesimo o il quattordicesimo qualche volta (ride ndr). Il campionato è fatto di passione vera e servono i tifosi”.