Zanetti detto Zorro, il predestinato alla guida del Venezia

Paolo Zanetti è tra i fautori della rinascita del Venezia e fin da subito ha fatto vedere le sue grandi capacità.
11.11.2021 09:00 di  Giuseppe Malaguti  Twitter:    vedi letture
Zanetti detto Zorro, il predestinato alla guida del Venezia
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Nemmeno 39 anni, saranno 39 il 16 dicembre. Paolo Zanetti è infatti nato nel 1982 a Valdagno in provincia di Vicenza e da due stagioni siede sulla panchina del Venezia. Dopo la straordinaria promozione della passata stagione dalla B al massimo campionato, il tecnico arancioneroverde nel suo esordio in Serie A ha già raccolto 12 punti frutto di 3 vittorie, 3 pareggi e 6 sconfitte, con 11 reti segnate e 19 subite in sostanza sta viaggiando a 1 punto di media per gara che per una neopromossa è tanta roba. Zanetti ha portato, dopo oltre vent’anni, tanto entusiasmo e la gioia di vedere una squadra giocare bene a calcio nella città più bella del mondo. Al di là del valore dei giocatori, del lavoro fatto da Mattia Collauto, Paolo Poggi e Alex Menta, alle intuizioni del Presidente Duncan Niedeauer, il vero valore aggiunto, di chi ha fatto e sta facendo la differenza, è certamente la guida tecnica. Una personalità fortissima, un modo semplice ma diretto di porgersi con tutti, la capacità totale di farsi seguire da ogni giocatore, l’intesa tecnica con tutto lo staff, l’amore incondizionato che si è creato con i tifosi del Venezia (di Venezia e Mestre), e tutto questo non semplicemente dovuto solo agli eccellenti risultati, ma anche e soprattutto per la forte identità che ha questa squadra.

Con la Roma l’ennesimo capolavoro tattico, la duttilità dei suoi uomini che cambiano ruolo nel corso della gara. Le letture prima e durante la partita contro un allenatore straordinario come José Mourinho. Giallorossi che a sorpresa si schierano con un 3-5-2 per la prima volta in stagione, mentre il Venezia gioca un 4-4-1-1 con Aramu che gioca in verticale dietro ad Okereke, Crnigoj e Kiyine larghi sulle fasce con due centrocampisti centrali come Ampadu e Busio (il 4-3-3 di partenza è un’invenzione di chi guarda la palla e non come si muove la squadra). Lagunari che passano avanti dopo pochi minuti con Mattia Caldara che è tornato, anche per merito di mister Zanetti, ai livelli di quando giocava all’Atalanta. La Roma con le qualità dei suoi attaccanti chiude avanti i primi 45’sul 2-1.

Zanetti ovviamente legge la situazione, inserisce Sigurdsson in luogo dello sloveno Crnigoj e allora si che diventa una sorta di 4-3-3. Il centrocampo cambia completamente pur avendo gli stessi uomini: Apamdu gioca basso, Busio passa da centrale di sinistra a interno di destra, mentre Kiyine si stringe da esterno di sinistra a interno di sinistra, ma soprattutto vede Aramu partire da destra e rientrare sul suo piede sinistro che fa male a una difesa a tre dove il quinto di sinistra è una punta come El Shaarway. Non è un caso che tutte le giocate arrivano da destra con il numero 10 dei veneti letteralmente incontenibile. Arriva il pareggio su rigore dello stesso Aramu. Appena dopo il pareggio, Mourinho inserisce Carles Perez, una punta mancina che parte da destra, al posto del centrale difensivo Kumbulla, e si schiera di fatto con un 4-2-4 con Cristante che passa a fare il centrale di difesa e un centrocampo a due composto da Veretout e capitan Pellegrini. Passano tre minuti e Zanetti trova il rimedio inserendo Marco Modolo, che inizialmente fa il braccetto di destra (più avanti lo farà Caldara con Modolo centrale) per Kiyine mettendosi a 3/5 dietro per opporsi ai quattro attaccanti giallorossi in sostanza, quello di Zanetti, è un 5-2-2-1. Quattro minuti dopo l’imbucata di Ampadu per un sontuoso Oekereke che sigla la rete del 3-2 e fa esplodere il Penzo. L’allenatore del Venezia arriva alle ultime letture per conservare il risultato: dentro Tessmann che si piazza come interno di destra, fuori Aramu, dentro pure Ebuehi più difensore e più fisico rispetto a Mazzocchi (dalla parte opposta era entrato Zaniolo per il farone El Sha) e come da logica altro cambio di modulo ossia, un 5-3-1-1 con Sigurdsson dietro Okereke. Nel finale entra anche Thomas Henry, per lo stesso Okereke, per tenere palla e prende pure una clamorosa traversa al termine di un’azione travolgente in transzione.