Gorini: "Per me Cittadella-Venezia gara diversa tra le altre. In finale playoff dato entrambe il meglio"

27.08.2022 17:10 di  Davide Marchiol  Twitter:    vedi letture
Gorini: "Per me Cittadella-Venezia gara diversa tra le altre. In finale playoff dato entrambe il meglio"
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Edoardo Gorini, tecnico del Cittadella ma nativo di Venezia e con un passato tra le fila arancioneroverdi, ha parlato in vista della gara di domani al Corriere del Veneto. Queste alcune delle sue dichiarazioni in vista di domenica: «E’ una partita diversa dalle altre, non ci sono dubbi. Lo devo ammettere, anche se la mia carriera di allenatore ha assunto un’impronta indelebile a Cittadella».

 

Infanzia:

«Sono nato nel sestiere di Dorsoduro, ma adesso la nostra residenza è a San Marco. Ricordo un’infanzia spensierata, ricca di buoni ricordi, con tanto di bello. Mi ritengo fortunato, perché per un bambino crescere a Venezia è straordinario. Non ci sono auto, si può giocare liberamente tra le calli, al tempo ci si divertiva con poco. Prima squadra? Zaccheroni mi fece esordire in una amichevole, poi però la mia carriera prese altre direzioni. A cominciare da Varese».

La finale playoff:

«Persi a casa mia, vedete voi... Se proprio devo scegliere, tra le due finali perse fu peggio il ko di Verona, partivamo da 2-0 e tutti ci credevamo. A Venezia eravamo reduci da una partita all’andata non brillantissima. Al Penzo giocammo bene ma ancora una volta, come in altre occasioni, la superiorità numerica anziché aiutarci ci affossò. Non riuscimmo a segnare il secondo gol per un nonnulla, poi la partita cambiò faccia. Domani? E’ un derby, ma non c’è astio tra le due squadre. Abbiamo dato ognuno il meglio di sé e l’ultima volta, per una questione di dettagli, è stato più bravo il Venezia. Stavolta si riparte da zero. E sarà tutta un’altra storia»

Allenare il Venezia un giorno:

«Sì, sinceramente mi piacerebbe. Anche se la carriera di un allenatore fa mille giri e nessuno sa cosa ti può riservare il futuro. Poi ci sarebbe un altro problema: che è difficile essere il profeta in patria e mi porterei tutti i problemi del lavoro quotidiano a casa. E poi avrei una pressione in famiglia che sarebbe difficile da sostenere. Lo dico col sorriso sulle labbra, ma penso che renda bene l’idea».