Zanetti: "Importante la consapevolezza delle proprie capacità, sapendo che lavorando duro si può alzare l'asticella"

18.06.2021 22:40 di Davide Marchiol Twitter:    vedi letture
Zanetti: "Importante la consapevolezza delle proprie capacità, sapendo che lavorando duro si può alzare l'asticella"
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© foto di Daniele Buffa/Image Sport

Lunga intervista da parte di Paolo Zanetti a PianetaSerieB.com, queste alcune delle sue dichiarazioni più importanti.

Sul come il Venezia abbia gestito il percorso:

“In primis isolandoci e pensando esclusivamente a noi, ma è stato altresì importante porsi esclusivamente obiettivi a breve termine, mai a lungo termine. La partita più rilevante era sempre la successiva, bisognava accumulare punti per raggiungere l’obiettivo reale, ovvero quello di salvarci il prima possibile e, contestualmente, permetterci di inseguire il sogno. Sfido chiunque a dire che, a inizio anno, questa squadra fosse stata costruita per vincere o per stare nei piani alti. Eravamo assolutamente consapevoli di ciò, credo che l’umiltà sia anche questa, ovvero rendersi conto di quelle che sono le proprie capacità ma, allo stesso tempo, essere consapevoli che con il lavoro duro e costante è possibile alzare l’asticella, così da cercare di fare qualcosa di straordinario, evitando però di sovraccaricarsi di responsabilità inutili che magari sono incentivate da altre persone dall’esterno”.

La connesione creata con i giocatori:

“La cosa più importante è l’empatia che si crea tra allenatore e squadra. Questa è una dinamica che non si può né decidere né controllare. I ragazzi mi hanno dimostrato fin dalla prima settimana di credere in quello che stavo proponendo e, soprattutto, avevano bisogno della mia determinazione per provare a fare qualcosa di importante. Ho cercato, psicologicamente, di lavorare su questa cosa. L’organico è stato assemblato in pochissimo tempo, con 5-6 elementi reduci da un buon campionato nella stagione precedente, ad ogni modo terminata con una salvezza a una giornata dalla fine, altrettanti erano retrocessi, mentre l’arrivo di alcuni stranieri, per quanto bravi, implicava un necessario periodo di adattamento. Tutti questi ragazzi avevano la mia stessa voglia e predisposizione nel lavorare per migliorare, con l’obiettivo di diventare un po’ più incisivi e orientarsi verso la vittoria: questo significava attaccare e creare occasioni da gol, oltre a portare tanti uomini nell’area avversaria. Insomma, fare ragionamenti per diventare vincenti. È normale che non gli abbia chiesto di farlo in così breve tempo, supportato dal progetto a lungo termine della società. Non c’era fretta di raggiungere questo status, ma le amichevoli avevano già mostrato quali fossero le intenzioni: cinque vittorie in cinque partite. Da lì è scattato qualcosa, i ragazzi dicevano che qualcosa dentro di loro stesse cambiando. Ovviamente in un campionato ci sono delle difficoltà, degli alti e bassi, ma mantenere l’identità che avevamo edificato è ciò che ci ha permesso di uscire dai momenti complicati, come quello delle 6 partite senza vittorie in inverno. Farci danneggiare da questa situazione ci avrebbe portato a colare a picco ma, ribadisco, l’identità ci ha permesso di superare quella fase e a migliorare, non a caso poi sono arrivate quattro vittorie consecutive, che ci hanno proiettato verso l’alto e ridato la consapevolezza”.

La gestione del rinnovo:

“Ritengo che ognuno debba essere se stesso. Non ho fatto calcoli nel mio modo di gestire questa cosa, ho detto semplicemente la verità. Sono una persona che quando promette, poi mantiene. L’eventualità più brutta sarebbe stata quella di mettere entusiasmo e dire “sì, rimango” a un popolo che mi ha voluto bene e me lo stava dimostrando, per poi non rispettare quanto detto per questioni di programmazione, contrattuali, o di qualsiasi altra matrice. Bisogna dire la verità, le decisioni vanno comunicate successivamente. La gestione è stata lineare: ho detto che ci saremmo incontrati, è successo e ci siamo messi d’accordo. Questi confronti non sono indirizzati esclusivamente dalla volontà dell’allenatore: si dà per scontato che sia il tecnico a decidere, ma in realtà non è così, perché spesso è la società a stabilire se vai ancora bene oppure hai dato tutto e non sono percepite in te determinate motivazioni. Queste cose si fanno in due, ergo è normale avere un confronto sul futuro, soprattutto per il bene e il futuro del club. Nel momento in cui capisci che ci sono le condizioni per proseguire insieme, le parti vanno avanti. A mio avviso il modus operandi corretto è questo, alla base deve esserci l’onestà”.