Ecco a voi il nuovo episodio de “Tutti gli uomini di Paul Kalkbrenner “

21.05.2021 12:07 di Manuel Listuzzi   vedi letture
Ecco a voi il nuovo episodio de “Tutti gli uomini di Paul Kalkbrenner “

LECCE - VENEZIAMESTRE 1-1

ERAVAMO QUATTRO AMICI AL VAR

Qualche giorno fa, con nostra sorpresa ci è stata posta una domanda da un milione di dollari: “Perchè soffrire?” Un interrogativo semplice, la cui risposta però non può che essere drammaticamente complessa. Soprassediamo su quanto diritto possiamo noi avere di sentirci intitolati a darvi una risposta, e facciamo un passo indietro. Domandiamoci: cos’è la sofferenza? Difficile da definire, ma in breve potremmo azzardare una condizione di dolore fisico o emotivo. Alcuni nel passato hanno ipotizzato che l’essere umano tenda a cercare la sofferenza in una tensione emotiva verso il Sublime, altri invece non necessariamente in contraddizione con i primi pensavano che la passione della sofferenza sia resa dolce dalla catarsi finale, parafrasando una delle uscite più discutibili del colosso del pensiero Socrate, a cui una volta tolte le pesanti catene dai polsi disse che il vero piacere era null’altro che l’assenza del dolore. Alcuni interpretano la sofferenza in una chiave più intrisa di cultura cristiana, sostenendo che la sofferenza stessa sia la via per la catarsi e la purificazione, per espiare i peccati ed essere infine degni del Regno di Dio.

Ci perdoneranno i lettori se ci siamo concessi di sintetizzare così goffamente dei concetti tanto profondi, ma venendo al punto, siamo del tutto convinti che molti dei fini pensatori del passato si sarebbero fatti un’idea molto più semplice di cosa sia la sofferenza se fossero stati tifosi del VeneziaMestre, e in particolare se avessero vissuto con noi la partita di questa sera.

Un inno alla sofferenza, per l’appunto. Una glossa alla letteratura filosofica occidentale sul tema. Ma una sofferenza strana, stanca, meditabonda. Ritmi lenti, una pressione incostante intervallata da mille interruzioni, cali di tensione, momenti di bonaccia. E poi delle fiammate, in cui tutto poteva crollare come un castello di sabbia raggiunto dalla marea. 

Si arriva a Lecce forti dell’1-0 dell’andata, e quindi con due risultati a disposizione. E nonostante le dichiarazioni di Mister Zanetti che sperava in una partita a viso aperto, è stato chiaro fin dai primi minuti che sarebbero stati i salentini de lu munnu cittadini a tenere in mano le redini del match. Il Lecce infatti preme sin da subito, attacca e prova a indirizzare le sorti della contesa dalla sua parte. Ma i ragazzi reggono tutto sommato bene all’urto, pur non riuscendo quasi mai ad alleggerire in avanti e fare paura agli avversari. Certo, le occasioni per gli amici giallorossi non mancano, in particolare segnaliamo uno splendido valzer con le coronarie inscenato dal duo Maenpaa - Molinaro in versione pomeriggio del liscio nella palestra della scuola di paese, con la traversa più buffa della stagione a benedire la serata arancioneroverde. Ma tra un’apnea e l’altra, alla fine del primo tempo in una delle rare sortite offensive ci si presenta pericolosamente nell’area avversaria e la difesa giallorossa combina la frittata dell’anno: Svoboda anticipa Maggio che lo stende. Check al Var e calcio di rigore. Il mago Gabriel, già fonte di grandi amarezze per noi in campionato come nella gara d’andata, anche stavolta ce la mette tutta per mettere i bastoni tra le ruote ballonzolando qua e là per un paio di minuti mentre Aramu attende sul dischetto con in mano un pallone che pesa quando la linea d’attaco dei New England Patriots. Ma il nostro Dieci non perde la calma, e ci fa muovere un passo verso la finale.

Chiudere il primo tempo in vantaggio era forse il miglior scenario possibile. Ma nessuno si fa illusioni: in una semifinale, con una posta in palio così alta, può succedere di tutto. Poi, se si dà una scorta alla rosa del Lecce, c’è davvero da spaventarsi: forse la rosa più forte del campionato, almeno sulla carta. Non è difficile spiegarsi come mai dunque anche nella ripresa si debba soffrire non poco. Entrano i pezzi da novanta: Mancosu, signore assoluto del fantacalcio 2019-2020, Tachtsidis, signore dei nomi complicati già Despota di Morea; e si vanno ad aggiungere ai vari Coda dal fisico scolpito, Henderson la Mietitrebbia, Pettinari dalla bionda chioma. Ed è proprio quest’ultimo che in un momento di pressione dei nostri avversari trova quel goal in mischia che riaccende le speranze salentine quando mancano ancora venticinque minuti al novantesimo: un’eternità. Peccato, perchè nella ripresa l’Unione gestisce a tratti da grande squadra, facendo girare palla con gli avversari che corrono a vuoto per diversi minuti. Il cronometro scorre lento, i minuti sembrano vite intere. Eppure la luce in fondo al tunnel si vede: la difesa c’è, Maenpaa anche. Gli avversari invece ci provano più con la forza della disperazione: energie esigue, poche idee. Ma l’episodio è sempre dietro l’angolo: a dieci dalla fine, un tocco di mano di Maleh causa un calcio di rigore che poteva essere la fine, il brusco risveglio da un bellissimo sogno. Invece davanti a un Maenpaa glaciale come le gelide lande dei suoi natali, la bandiera leccese Mancosu spara alto consentendo al cuore del sottoscritto di ricominciare a pulsare dopo una sosta indefinita.

La partita finisce al novantacinquesimo, con un esplosione di gioia dei nostri ragazzi che ora potranno andare a giocarsi la finale contro un’altra compagine veneta, i cugini del Cittadella che in serata hanno superato il griffatissimo Monza di Balotelli & co. Un risultato raggiunto con le unghie, ma anche con una tenuta psicologica da squadra maturata, che ha imparato a gestire certi momenti. Da sottolineare le prestazioni di Maenpaa che i guantoni oggi se li è sporcati per bene, dei difensori che hanno retto in una partita difficilissima, ma anche degli altri reparti che ce l’hanno messa tutta dando vita ad una vera prestazione di squadra.

Che dire? Forse, in una serata come questa, dopo tanta sofferenza e in vista di serate di sofferenza se possibile ancora più grandi, la cosa migliore da fare è non dire proprio niente. Anche perchè la scaramanzia è come un elefante al museo del Vetro di Murano: ovunque ti giri, c’è un oggetto da diecimila euro che sarebbe meglio non rompere. 

Quindi basta così per oggi. Godiamoci la festa, godiamoci il sogno, e ringraziamo questo gruppo per le serate di sublime catarsi che ci stanno regalando.

Ora e sempre,

AVANTI UNIONE!

IL PAGELLONE

MÄEMPÄÄ: l’uomo dal dente che più bianco non si può inizia male facendosi sfuggire un pallone che dà vita a una carambola a prova di cuori che si stampa sulla traversa. Da quel momento smette i panni di Clark Kent e indossa quelli di Superman, con due straordinari quanto inutili interventi. Uscite sicure in folkloristico stile beach volley, ci piace pensare che abbia ipnotizzato Mancosu con i suoi occhi tremebondi. GIUCAS CASELLA voto: 7

MOLINARO: alla fine la spunta sempre lui, vecchio lupo di mare, nelle gerarchie di sinistra. Partita dura da trincea, proprio come quelle che piacciono a lui. Come in quella vecchia pubblicità che diceva “forti più del tempo”. Chapeau. MASSIMO D’ALEMA voto: 7

CECCARONI: colpisce ai fianchi l’autostima degli avversari con quel sorriso sbarazzino e impertinente di chi te la farà sotto il naso. Ma in partita c’è poco da scherzare e il Muro di Sarzana combatte fino all’ultimo sospiro. BRICCONE voto: 7

SVOBODA: gioca quella che è probabilmente la partita più importante della sua ancorché breve carriera, colpendo di testa una quantità infinita di palloni spioventi, cosa che stordirebbe il pugile più navigato. Invece Michi non perde la lucidità, e si lancia sulle barricate con la saggezza di un veterano. ROCKY BALBOA voto: 7

MAZZOCCHI: corre come un cavallo nella steppa mongola, ma l’andamento della partita e la stanchezza che sta subendo dopo un campionato con l’acceleratore sempre premuto non gli permettono di esprimersi come vorrebbe. L’ammonizione consiglia a Zanetti di toglierlo dalla mischia. SPIRIT voto: 6 – FERRARINI: alla sua età l’unica cosa in cui eccellevo era probabilmente l’aperitivo. Lui viene catapultato nella mischia e gioca con una personalità pazzesca, con alcune sgroppate che avrebbero meritato i migliori sogni di gloria. Prestazione da incorniciare. SOGNANDO CALIFORNIA voto: 7

CRNIGOJ: ha quel fisico possente che scoraggia alla singolar tenzone e lo sguardo “severo ma giusto” del padre austero ma comprensivo. Spacca un po’ di legna e rintuzza gli attacchi della cavalleria nemica, senza trovare l’attimo giusto per il contro break. RE SALOMONE voto: 6,5

TAUGOURDEAU: l’uomo il cui cognome costituisce una lingua di ceppo non indoeuropeo a sé stante si ritrova a scalare un ghiacciaio in scarpe da ginnastica, invischiato in una partita di rudi ceffi rissosi lui che è schermidore di fioretto. Se la cava a modo suo prima di dare il cambio al chiomato Dezi. ALDO MONTANO voto: 6 – DEZI: una sorta di Joaquin Cortez del teramano, entra come spesso accaduto nei minuti finali per distribuire serenità, geometrie ed esperienza nei momenti di cui ce n’è più bisogno. GHOSTBUSTER voto: sv

MALEH: Beppe sette camicie se la suda alla grandissima anche oggi, percorrendo distanze siderali con il suo incessante moto. Anche lui però, udite, udite, è un essere umano e nel complesso risulta meno incisivo del solito, tralasciando la sfortunata e un po’ severa mano del rigore. ARABESQUE voto: 6

ARAMU: la gara gli calza come un vestito per taglie forti ed è costretto a fare per lo più il lavoro oscuro. Sul rigore ha la freddezza delle notti polari e punisce lo studente Gabriel che pure si era fatto i bigliettini. PROFESSO’ voto: 6,5 – JOHNSEN: entra e ti aspetti che la partita possa svoltare a tuo favore, invece purtroppo oggi il biondo passato dalle boy band alla musica trap non riesce a spaccare il match. Non ce n’è stato bisogno. SFERA EBBASTA voto: 6

FORTE: sgomita e ruggisce come un leone al Colosseo, ma è la classica partita in cui si prendono molte più pedate che palloni. Affronta la folla inferocita che lo attende con spirto guerrier. SPARTACUS voto: 6 – BOCALON: entra per Forte e inizia a inseguire qualsiasi cosa che si muova sul prato del Via del Mare, sia essa un difensore, un pallone, un filo d’erba o uno spiraglio di luce. ROBERTO DA CREMA voto: sv

DI MARIANO: l’uomo dai femorali DOP cerca di sparigliare un po’ le carte con qualche accelerata delle sue, ma il Lecce tiene tanto palla e il rischio di correre sulla ruota come un criceto da appartamento è una certezza più che un semplice rischio. ROBERTO CARLINO voto: 6 – CREMONESI: si lancia nella mischia per andare a comporre l’autobus difensivo anti Lecce, qualche corpo a corpo e poi è già tempo di esultare. MAGINOT voto: sv

ZANETTI: il voto è più per l’impesa e per lo straordinario sogno che per la prestazione della squadra in sé, costretta come mai in questa stagione a difendere strenuamente le posizioni senza poter proporre gioco, per meriti evidenti dei fortissimi avversari. Ora ci sono le ultime due difficilissime battaglie. GENERALE KUTUZOV voto: 8