Ecco a voi il nuovo episodio de “Tutti gli uomini di Paul Kalkbrenner “

19.10.2021 23:26 di Manuel Listuzzi   vedi letture
Ecco a voi il nuovo episodio de “Tutti gli uomini di Paul Kalkbrenner “

AMICI MIEI

VENEZIAMESTRE – FIORENTINA 1 -0

L’Islanda è il Paese che amo. Oibò, direte voi e questo che c’azzecca con la partita? Che Sigurdsson o un magnate delle televisioni di Akureyri voglia scendere in campo e fondare il partito politico Áfram Ísland? Può darsi, direbbe il mitologico Signor Paul Esser. Il fatto è che in quello splendido posto tutto sembra semplice e meraviglioso: la natura, le persone, i calciatori, la vita. Però anche i posti meravigliosi e perfetti hanno un neo, e quel neo in Islanda si chiama Aeroporto di Reykjavík, che poi sta a Keflavik, ma questa è un’altra storia. Sia quel che sia, in questo luogo infernale vige (o almeno vigeva fino a qualche anno fa) una legge ancora più infernale e crudele secondo la quale è vietato dormire. Oibò, direte ancora voi, poco male, basta chiudere gli occhi su una bella poltroncina e il gioco è fatto. Invece no, signori miei, di fatto non c’è proprio un bell’accidenti, specialmente se sono passate le dieci di sera. A Keflavik lavora impunemente una squadraccia di sgherri assoldati con il compito di vagare al calare dell’oscurità tra gli stremati passeggeri in attesa di un volo e colpirli con simpatici ceffoni e schiaffetti al primo cedimento di palpebra. Sembra uno scherzo ma succede davvero, senza che nessuno all’Onu muova un dito per porre fine a questa chiara violazione di diritti basilari del genere umano. Sappiatelo. E siamo al dunque: io in questa serie A, specialmente dopo notti magiche come quella vissuta all’ermo Penzo, mi sento come un disgraziato passeggero dell’aeroporto di Reykjavík. Sarà per il trauma subito, sarà per il mio insito pessimismo da cannaregiotto brontolone trapiantato a Mestre, ma la paura, talmente reale da poterla quasi tagliare a fette, che arrivi un fottutissimo vigile aeroportuale a tirarmi un ceffone, destandomi così da questo sogno, mi attanaglia la testa come una sinusite cavalcante. “Qui non si dorme, stronzo! E comunque bentornato a Tamai”. Brividi. Eppure è stato davvero tutto perfetto ieri: il pubblico, 8.000 (ottomila!) anime entusiaste, trascinanti, scene che da queste parti appartenevano di diritto alla preistoria calcistica, o a vecchie fotografie in bianco e nero mischiate con i santini di Sant’Alvaro da Montevideo; la squadra, abile nel far sfogare il giochismo viola per i primi venti minuti per poi colpire, letale come un kebab notturno, alla prima vera occasione capitata sotto mano; il venerabile Mister, infallibile nel schierare i suoi condottieri in campo e via via sempre più a suo agio nei meandri delle conferenze trabocchetto pre-partita: “Haps? Manca del ritmo gara, sprecherei un cambio sicuro”, “Caldara? È pronto per giocare”, e via così. Sono emozioni che ti riportano indietro agli anni, ti fanno ricrescere i denti da latte, ti incidono nel viso un sorriso ebete destinato a durare giorni e ti lasciano con un profondo sentimento di gratitudine verso la vita, oltre ad una grandissima, tremenda sete “tipica del day after” e dovuta con ogni probabilità alla maledetta promozione sui Borghetti tascabili che un barista della zona ha messo in atto con straordinaria conoscenza del mercato, unita ad uno spiccato spirito imprenditoriale. La Fiorentina tanto decantata di Italiano ci ha capito poco nulla. Ha girovagato con il pallone per metà del primo tempo, costruendo a dirla tutta una sola vera occasione su cui Romero ha mostrato un’agilità da scimpanzé allungando con sicurezza la sua robusta manona. Poi si è spenta salvo riaccendersi con neanche troppo partecipe convinzione a frittata quasi bella che pronta. In mezzo tanto VeneziaMestre e soprattutto un protagonista indiscusso in mezzo ad un’orchestra dalle melodie avvolgenti come una lirica di Yanni Santorini: Ridgeciano Haps. Oggetto misterioso della campagna acquisti, il nostro eroe ha gettato la maschera rivelando di essere chiaramente il frutto di un amore segreto tra il padre di Roberto Carlos e un lemure del Madagascar. Imprendibile, imperscrutabile, inosservabile ad occhio nudo per velocità e sfrontatezza. Ma pochi questa sera si sottraggono agli elogi: la coppia di centrali formata da CeccaWall e Michael Scofield Svoboda è stata all’altezza delle grandi prestazioni difensive della storia. Vacca sembra Jorginho, Busio non ci lascia più parole per la maturità unita ad un piedino da Cenerentola, con cui tra le altre cose serve la palla giusta ad amadia Henry. E a proposito di quest’ultimo, che dire di un bomber che anziché sparare a rete con un 75% di possibilità di tagliare barbe a suon di pallonate in curva nord, ti piazza un assist del genere per “el Diez” Aramu? A rendere tutto ancora più succulento ci ha pensato il giovane Holden Sottil facendosi espellere per un fallo sul lemure del Suriname, capace di far ammonire peraltro mezza Fiorentina. Una goduria pazzesca che ha rischiato di trasformarsi in Nirvana quando Okereke all’ultimo minuto si è involato senza avversari, senza portiere, ma anche senza cognizione di causa ed è riuscito a sbagliare il gol. Meglio così forse, altrimenti con ogni probabilità oggi si starebbe parlando di ricostruire la sud “dov’era e com’era”. Unica nota negativa, la crocifissione della caviglia di Johnsen ad opera di un macellaio di Fiesole e che rischia di privarci del Justin Timberlake del Viale per un bel po’. Che dire dunque? Ultimi ci davano e noi ultimi vogliamo continuare a passare. Dalla gran macedonia di giocatori però giornata dopo giornata sembra affiorare qualcosa di sempre più definito e godereccio. Una squadra, un gioco, uomini. Teniamo le cinture bene allacciate, i cuori saldi e la mente incollata alla realtà. Sia mai che a tirare un bel ceffone assestato agli ignari avventori nei meandri di Keflavik si sia proprio noi.

AVANTI UNIONE!


IL PAGELLONE

ROMERO: si presenza all’illuminifico Penzo con l’espressione a metà tra il fiero ed il perplesso tipica dei sudamericani, e con una parata plastica a dare un senso ad un primo tempo a compartimento stagno. Poi nella ripresa dà sfoggio al repertorio parando tutto ciò che si muove e soffiando su un paio di tiri di Dusan il terribile spingendoli fuori. Sarà un caso ma il primo clean sheet stagionale lo porta a casa lui. ACE GENTILE voto 7

EBUEHI: a inizio partita incanta con i giochi di luci e ombre dei riflettori che danzano sulle sue treccine; come a Cagliari, parte col freno a mano tirato e con l’animo dello scarpone, ma come a Cagliari cresce alla distanza facendo registrare un secondo tempo degno dello splendore della sua capigliatura. BRANDUARDI voto 6,5

SVOBODA: comanda nell’area di rigore con l’autorità di mille sergenti asburgici mettendo una pezza anche nei per fortuna rari casi in cui qualche compagno fa buca. Patrimonio Unesco. AUSTRIAE EST IMPERARE ORBI UNIVERSO voto 7

CECCARONI: sguardo sbarazzino, frangia irriverente, mille chiusure puntuali, qualche slalom gigante di troppo quando si fa prendere la mano dall’enthusiasmos dell’ambiente. Ma va bene così, va bene com’è. NEK voto 6,5

HAPS: attesissimo durante l’estate, ancor più attesissimo in questo inizio stagione, scende in campo col peso dei frizzi e dei lazzi sul suo cognome ma li spazza via con una prestazione d’altri tempi, provocando tra le altre cose l’espulsione dell’avversario. Annuntio vobis magnum gaudium: habemus terzinum sinistrum, eminentissimum ac reverndissimum dominum RIDGECIANUM I voto 7,5

AMPADU: dopo il chiaroscuro di Cagliari torna su livelli tremebondi seminando disperazione nel pur arcigno centrocampo viola, dominando cuori e menti per novanta minuti. LEVIATANO voto 7

VACCA: si riconferma, come se ce ne fosse ancora bisogno, su livelli altissimi, in alcuni momenti del tutto sopra le righe. Purtroppo si riconferma anche dall’infortunio facile, tanto bello quanto fragile. MURANO GLASS voto 7 - CRNIGOJ: entra col piglio giusto a dare mole supermassiccia al centrocampo. ORIZZONTE DEGLI EVENTI voto 6

BUSIO: sembra crescere ad ampie falcate partita dopo partita, coniugando un aplomb da veterano, una cattiveria da Connor Macgregor e una classe da Ambra Angiolini, oltre ad una splendida chioma fluttuante che lo sostiene nei momenti del bisogno. JIMMY GRIMBLE voto 7,5

ARAMU: ci mette un po’ a entrare a pieno regime ma quando lo fa è la solita spina nel bofice avversario, prima si smarca con untuosità liberando un sinistro al volo da far venire giù lo stadio fermato però da un fuorigioco dubbio, poi si riconferma bomber sul cioccolatino di Henry insaccando a porta vuota. PONCI PONCI POPOPO’ voto 7 - CALDARA: entra a dare una serrata a doppia mandata al portone dell’area di rigore. Ci piace pensare che abbia funzionato, nonostante la relativa sofferenza finale. CREMONESI 2.0 sv

JOHNSEN: al solito, quando parte semina più distruzione delle orde mongole, ma al solito è anche poco decisivo nell’ultima giocata. A un certo punto gli bucano una caviglia, speriamo sia niente. CRIVELLATO voto 6,5 - OKEREKE: entra a sostituire Johnsen sul più bello mettendo in campo una onesta prestazione, infelice la scelta di non tirare a porta vuota al 95’ ma forse per l’incolumità della curva è stato meglio così. BUON SAMARITANO voto 6,5

HENRY: una vita a far sportellate tra i lungagnoni della difesa avversaria, ma fa vedere di saper anche attaccare la profondità con una certa perisolosità, servendo ad Aramu un Ferrero Rocher che chiede solo di essere scartato e assaporato lungamente. AMBROGIO voto 7 - HEYMANS: entra giusto in tempo per farci correre un paio di brividi lungo il femore con palle perse goffamente sulla trequarti, ma quasi quasi non piazzava il colpo del K.O. a porta vuota se Okereke avesse avuto un piede più aggraziato. Alla prossima. RIMANDATO sv

ZANETTI: due settimane per riflettere, provare, mischiare, gigioneggiare, e alla fine partorisce un undici non privo di sorprese ma dannatamente solido e assortito, leggendo bene i cambi e portando a casa un risultato eccellente contro una squadra che mai quest’anno era sembrata così in difficoltà. BOBBY FISCHER voto 8