Ecco a voi il nuovo episodio de “Tutti gli uomini di Paul Kalkbrenner “

08.05.2021 11:02 di Manuel Listuzzi   vedi letture
Ecco a voi il nuovo episodio de “Tutti gli uomini di Paul Kalkbrenner “

VENEZIAMESTRE - PORDENONE 0-0

LA BATTAGLIA DELLE TARMOPILI

Parlare della partita odierna non è semplice perché vi si mescolano tante considerazioni, alcune etologiche e altre di carattere personale.

Tutti voi almeno una volta nella vita avrete avuto a che fare con le tarme, temibili lepidotteri le cui larve si cibano di tessuti come i pazienti del dottor Nowzaradan divorano cheesburger. Bene, la prima considerazione è che il Pordenone è probabilmente la reincarnazione calcistica di questo grazioso animale: si arrocca in difesa per novanta minuti, capicollando stancamente e dando inequivocabili segni di cedimento, salvo poi partire in micidiali contropiedi da sudori freddi. Ne consegue (seconda considerazione) che VeneziaMestre-Pordenone è stata fin dall’inizio una partita in bilico: tra la flemma disordinata degli arancioneroverdi e la spaurita determinazione dei ramarri – tarme (d’ora in poi, per semplicità, tamarri); tra la possibilità di vincere per credere ancora nel quarto posto e lo spettro playout per gli avversari; tra l’affetto per il nostro vecchio amico Capitan Domizzi e la gran voglia di dare una bastonata come si deve ad una squadra che negli ultimi due anni abbiamo dominato per 360 minuti riuscendo a strappare non più di due striminziti pareggi, con inconsolabile fastidio. Si corre dunque il rischio di essere ipercritici, arrabbiandosi per una prestazione indubbiamente sottotono, caotica e impacciata: per i più disillusi ed esperti di realpolitik calcistica, un calo di tensione nel finale di campionato ad obiettivo raggiunto era nell’ordine delle cose prevedibili, senza bisogno di scomodare Paolo Fox o il mago Do Nacimiento. Ma per i tifosi più sognatori, come noi, l’obiettivo quarto posto era un qualcosa da inseguire come un ragazzo segue l’aquilone, col coltello tra i denti e la carogna nel cuore. Ci abbiamo provato, di certo non è mancata la voglia. Ma come altre volte in questa stagione, sono mancate altre cose: l’approccio giusto a inizio partita, la lucidità, la presenza in area, la precisione nelle conclusioni.

Al Penzo, come accennato, il Pordenone ci arriva non in motonave come gli altri ma su una bagnarola con l’acqua alla gola: una squadra completamente rivoltata rispetto a quell’avversario sornione e fortunato incontrato all’andata, una controfigura sbiadita e timida, priva del suo ex bomber Dudu Dada - Diaw, la cui mancanza si è fatta sentire come la latitanza di Achille per le sorti degli Achei sotto le mura di Troia. Al di là di un pimpante Ciurria e di un portiere sempre sul pezzo, i friulani si candidano in piena regola nella top three delle peggiori squadre viste al Penzo negli ultimi anni. Davanti a loro, una compagine fresca di matematica conquista dei playoff, con poche chance di salire sopra la quinta piazza e nessuna chance di scendere sotto la sesta. Insomma, una compagine col culo al caldo.

La partita inizia lenta, i Leoni si accendono a fiammate e l’impressione è quella che si possa sfondare da un momento all’altro, col minimo sforzo. Ma manca sempre la zampata, e tra un tiro in laguna e un cross in salotto dalla signora del terzo piano ci si trascina fino all’intervallo senza sussulti, a parte una ghiotta occasione di Maleh, che per l’occasione ritorna in versione 2019/2020 e ciabatta sul fondo.

Nella ripresa tanti cambi ma poche novità. Mazzocchi ci prova con forza ma sui suoi cross il più lesto è sempre il portiere neroverde Perisan che ballonzola di qua e di là togliendo palloni ai nostri all’urlo di “Jamaaaaais”; dall’altra parte Felicioli prima e Ricci poi sono vittime della sindrome della fascia sinistra, e si perdono malinconici nella risacca. Chissà dove li porterà la corrente. Forte si muove e si propone ma sembra arrivare sempre un momento in ritardo, mentre Di Mariano ci prova diverse volte ma con la mira di uno Stormtrooper. Aramu troverebbe anche il gol, a dieci dalla fine, ma l’urlo si strozza nel pancreas quando viene ravvisato un fuorigioco attivo a Bocalon o alla nuvola di Fantozzi che lo perseguita. Per fortuna la difesa fa una partita di livello: Ceccaroni impeccabile, Svoboda a tratti monumentale, e anche Taugourdeau è da applausi nelle chiusure così come in regia. Si evitano amarezze peggiori con un paio di salvataggi da eroe romantico quando i tamarri trovano gli spazi giusti in contropiede e arrivano a minacciare un altrimenti inoperoso finlandese dai denti bianchi solo quanto i suoi guantoni.

Insomma, arriva il fischio finale, e ci si deve accontentare di un punto che rimanda alla sfida del Tombolato la sentenza sulla quinta piazza. Non sarà certo questa partita a rimanere negli annali né nei nostri ricordi come partita copertina di una stagione comunque bellissima. E non sarà certo per la mancata vittoria di oggi che ci cospergeremo il capo di cenere ululando alla luna lamenti d’amor. Davanti a noi si profilano sfide ben più importanti e noi ci faremo trovare preparati.

Sono gli ultimi sforzi…

Forza ragazzi!

IL PAGELLONE

MÄEMPÄÄ: denti bianchissimi vive una giornata di permesso premio, dando da mangiare ai piccioni in Piazza San Marco e concedendosi il classico giretto in gondola di rito tra una polpetta della Vedova e uno spritz al select. BACARO TOUR voto: 6

MAZZOCCHI: corre come un cavallo “scosso” al Palio di Siena, ma i suoi cross hanno la concretezza di una promessa elettorale. LEOCORNO voto: 6 – FERRARINI: pochi minuti, è stato solo un gioco, un affare da poco. AMICI COME PRIMA voto: sv 

SVOBODA: il cacciatore di Pokémon ha l’ingrato compito di sostituire el Gran Capitan Modolo e lo fa egregiamente, sventando ogni pericolo e sacrificando il suo bel faccino per respingere di guancia un cross che viaggiava a cento allora per trovar la bimba sua. NIKI LAUDA voto: 7

CECCARONI: ci sono alcune domande che l’uomo si pone da millenni senza trovare risposta. Chi siamo? Da dove veniamo? Come fa Ceccaroni a giocare quattrocentoventisei partite di fila su livelli altissimi? MISTERO DELLA FEDE voto: 6,5

FELICIOLI: Gian Filippo s’è perso, s’è perso e non sa tornare. Tanta volontà ma anche tanti errori sanguinosi più del Terrore giacobino. ROBESPIERRE voto: 5,5 – RICCI: entra nel match con la grazia di un elefante al museo del vetro di Murano, fortunatamente senza danni. SAFARI voto: 5,5 

FIORDILINO: distribuisce palloni qua e là, come fossero carte a scopone scientifico. Purtroppo non ci sono ori né assi pigliatutto. CROUPIER voto: 6 -- CRNIGOJ: entra con convinzione e sfiora pure il gol con la specialità della casa, la scudisciata cotta a legna. Non è il giorno giusto. ATTIMO FUGGENTE voto 6,5

TAUGOURDEAU: ha soprattutto il pregio di sventare un gol già fatto con un salvataggio degno del miglior Mitch Buchannon. BEGHELLI voto: 6,5

MALEH: copre come al solito l’intera circonferenza terrestre, con meno qualità del solito. FILIPPIDE voto: 6 -- BOCALON: ci mette grinta e volontà, ma il destino sembra accanirsi con lui e ha la sfiga potente di trovarsi in traiettoria sul gol di Aramu, decretandone l’annullamento. PAPERINO voto: 6

ARAMU: altra partita di grande movimento e sacrificio, ma in avanti è più etereo di un sospiro d’amore. In realtà segnerebbe anche un gran gol, ma c’è il Boca in versione spettatore molesto al Giro d’Italia a tarpargli l’urlo del gol. FRANCO CALIFANO voto: 6

FORTE: fa sportellate con mezza Pordenone, cercando invano lo spiraglio giusto. SETE GIBERNAU voto: 6

DI MARIANO: come al solito tra i migliori, si muove simile ad un furetto per la fascia, concludendo malino e sprecando un contropiede d’altri tempi con rischio di omicidio annesso. NEED FOR SPEED voto: 6,5 – ESPOSITO: troppi pochi minuti per lasciare tracce di vita vissuta. UFO voto: sv

ZANETTI: la squadra sembra un po’ sottotono, ma le responsabilità sembra più del calendario studiato da scimpanzé affamati più che sua. Prova il tutto per tutto esponendosi ai temibili contropiedi delle tarme di Pordenone. CAPITAN VENTOSA voto 6