ESCLUSIVA - Menta a tutto tondo sul Venezia e sul progetto: "Sforzo volontario per il dialogo, vi chiarisco i vari temi..."

27.10.2022 08:00 di Davide Marchiol Twitter:    vedi letture
ESCLUSIVA - Menta a tutto tondo sul Venezia e sul progetto: "Sforzo volontario per il dialogo, vi chiarisco i vari temi..."

"Noi siamo un gruppo, una famiglia, una squadra, tutti insieme dobbiamo scalare questa difficoltà per trovare una soluzione". Apre così la sua intervista ai nostri canali il Director of Analytics Alexander Menta. Il direttore nativo di Philadelphia è stato in questi mesi bersagliato da tante critiche e si è concesso ai nostri microfoni per un'intervista a tutto tondo in cui dare delle spiegazioni a tanti quesiti, che vanno dall'avvio claudicante del Venezia in questa Serie B fino alle idee alla base del progetto arancioneroverde. "In questo momento non c’è una risposta precisa sul perché non stiano arrivando risultati. Sicuramente non abbiamo molto tempo a disposizione e questa non è la situazione ideale, ma stiamo tentando di tutto per risolverla”. Di seguito tutte le dichiarazioni di Alex, in calce potete rivedere integralmente le sue parole, con anche quindi le sue risposte in lingua inglese.

Una delle cose che fece più infuriare i tifosi la passata stagione fu l’intervista a Busio in cui dichiarò che i calciatori vanno visti come brand. Si ha la sensazione che giocatori che vengono da un calcio ed uno sport così lontano non riescano a percepire e quindi assimilare quanto questo sport sia importante in questo paese, quanto una retrocessione sia dolorosa, quanto ci sia bisogno di lottare per salvarsi in A e soprattutto fare bene in B. Qual è il tuo pensiero a riguardo?

“L’intervista è stata fraintesa, non traducendola in maniera esatta. Lui ha detto che è un giocatore di calcio e che in questi anni un giocatore di calcio è un brand e un marchio. Tuttavia Gianluca, che capisca bene l’italiano ed è per metà di famiglia italiana, il papà è bresciano, in famiglia parlano italiano fluentemente, sa perfettamente cosa sia il calcio in Italia. Il punto che gli stranieri non capiscono cosa sia il calcio italiano potrebbe essere in qualche maniera contraddetto per esempio da quanto sta facendo Kvaratskhelia nel Napoli. E’ uno straniero che seguivo quando giocava in Russia l’anno scorso, è entrato nel campionato italiano alla grande e può essere un esempio. Noi siamo qui a Venezia un gruppo di persone che si sta focalizzando molto su questo punto che le difficoltà possano derivare dal fatto che ci sono giocatori di diverse nazionalità, che non capiscono immediatamente cosa sia il campionato italiano. Ma secondo me non è questo il punto”.

Da cosa nasce l’idea di rescindere con Antonio Vacca perché non è stato sostituito?

“Vacca lo scorso anno, soprattutto nella prima parte, e anche in Serie B è stato un giocatore molto importante, però quando cambi un allenatore, e tra l’altro un allenatore come Zanetti, e vai verso un altro allenatore e l’ambientamento è sempre difficile. Vacca prima dell’inizio di questo mercato aveva molto mercato anche in Europa e sembrava il momento giusto per salutarsi in maniera normale, stringendosi la mano ed eravamo tutti d’accordo su questo. Desidero ringraziarlo molto perché è stato un grande giocatore per noi, ha combattuto molto per esserci e per essere parte di questo gruppo ed era il primo del gruppo che aiutava gli stranieri. Gli auguro tutto il bene possibile”.

Sappiamo che conosci bene tutti i problemi che sono esplosi dopo il lancio delle maglie nerooro della passata stagione, delle polemiche scaturite dalle risposte ai tifosi del presidente e dello stesso Ted. Questo maggio Niderauer ha dichiarato di “aver compreso gli errori e di voler migliorare. Esattamente secondo te, cos’è cambiato? In cosa siamo migliorati?

“Per quanto riguarda aspetti che non sono inerenti alla mia area è evidente che non posso parlare; quindi, non centro con la scelta delle maglie però capisco i tifosi, lo smarrimento dei tifosi da questo punto di vista. La stessa cosa vale anche per quanto ha detto il nostro presidente, non ho sentito l’intervista, non posso commentare e sarebbe sbagliato mettere parole in bocca al presidente. Capirete che noi stiamo facendo tantissimi sforzi dal punto di vista dell’area tecnica, io, Molinaro e Donati, stiamo facendo allo stesso tempo, alla fine del lavoro tecnico, un ulteriore sforzo, volontario quindi piacevole, verso la tifoseria in toto. E’ un lavoro duro che stiamo portando avanti dal ritiro di Auronzo perché non vogliamo starcene seduti o sembrare quelli che restano seduti in un angolo a nasconderci. Noi siamo qua, io Alex Menta sono qua questa sera per parlare con voi e affrontare i vari temi. Anche nel periodo precedente, anche quando c’erano Collauto e Poggi, sicuramente facevano interviste sui giornali, ma non ricordo questo tipo di operazione di dialogo continuo con tutta la base dei tifosi”.

Vista la necessità di cambiare modulo rispetto all’idea iniziale basata sul 4-3-3 per Javorcic, c’era già l’idea di un piano B a livello tattico oppure è stato fatto effettivamente qualche errore nella campagna acquisti?

“Anche l’anno scorso se ci ricordiamo avevamo fatto delle scelte di mercato che potessero dare alla squadra la possibilità di cambiare modulo dal 4-3-3 al 3-5-2 per esempio e viceversa. Succedeva l’anno scorso anche durante la partita ed è quanto sta succedendo anche quest’anno pur con diverse cose che non ci aspettavamo, ma allo stesso tempo stiamo vedendo delle crescite, Cheryshev in primis. Errori non ne vedo tanti, abbiamo voluto dare il dono dell’eterogeneità alla rosa, in modo tale che il mister potesse godere di giocatori che avessero le caratteristiche giuste per poter cambiare facilmente modulo anche nel corso della partita quando trovi un avversario che ti mette in difficoltà con un determinato modulo. Nel futuro prossimo vedrete ancora delle variazioni perché molti giocatori stanno entrando in forma, sono usciti dai vari infortuni e potranno quindi esserci delle variazioni di modulo sempre per le loro caratteristiche”.

Sei preoccupato per la situazione in classifica?

“Non per ora come ho detto anche martedì ai tifosi, ma non c’è più tempo, nel senso che sta stringendo. Noi abbiamo fatto un grande investimento su questa squadra, stiamo fornendo tutto ai giocatori affinchè loro possano esprimersi al meglio e siamo guardiamo alla squadra oggettivamente è una delle migliori rose della Serie B, però sta accadendo questo. Per questo motivo il calcio non lo giochi mai sulla carta, ma devi giocarlo sul campo e adesso sappiamo che non c’è più tempo, dobbiamo dimostrare sul campo che siamo una grande squadra, questo è ciò che conta”.

C’è stata una contestazione pesante nei tuoi confronti e non è neanche giusto colpevolizzare una persona sola. Quanto ti ha dato fastidio quella contestazione e quella che si è prolungata sui social?

“Da un punto di vista è una cosa bella e che mi piace, perché vuol dire che la gente ha passione e ha interesse, dall’altra chiaramente è difficile avere tutte queste critiche, è difficile conviverci con queste critiche tutti i giorni. Allo stesso tempo capisco le persone e il loro attaccamento. Non capisco coloro i quali dicono che non lavoro o lavoro poco, io sono qui a lavorare tutti i giorni dodici ore al giorno e sulle ore che spendo per questa squadra non condivido le critiche. Ho sempre detto anche al presidente che è sempre meglio avere una tifoseria che abbia passione e interesse piuttosto che una tifoseria indifferente. Per altro io sono nato a Philadelphia che ha una tifoseria molto tosta, mai indifferente. Sono abituato a queste situazione e sfide. Ho parlato con molti tifosi che hanno sì criticato ma anche rispettato sempre il mio lavoro ed è anche per questo motivo che ho scelto la vita del calcio, che è così, tutti possono essere direttori quando parlano, tutti possono essere allenatore, è una situazione che allo stesso tempo mi eccita, mi diverte, è interessante, e allo stesso tempo è un discorso di odi et amo. La odio e la adoro. Questo è il calcio. Ogni mattina mi sveglio, mi guardo allo specchio e mi vedono come un 31enne americano e questo è ciò che sono, non posso cambiare la mia età e la mia provenienza. Però tutti hanno iniziato la loro carriera da qualche parte, questo è il mio inizio. Per farvi un esempio nel 2020 avevamo un direttore sportivo molto esperto e considerato, abbiamo investito molto, tutti ricordiamo i risultati sul campo. Nel 2021 abbiamo cambiato linea, con persone alle prime esperienze in questi ruoli e avete visto anche in questo caso i risultati che parlano da soli. Quindi ribadisco, l’essere americano e l’avere 31 anni non lo posso cambiare, però avete visto che possiamo fare delle cose importanti anche all’inizio della mia carriera”.

Qual è l’obiettivo del Venezia per questa stagione alla luce di questo avvio difficile di campionato?

“Ovviamente in questo momento sapete benissimo che non possiamo guardare tanto avanti ma dobbiamo guardare dietro di noi. Abbiamo pochissime squadre alle nostre spalle. L’unica cosa, in questo momento, è scalare la classifica il prima possibile. In questo momento non si può parlare di altro, senza parlare di playoff e Serie A, ma scalare la classifica è l’obiettivo e poi potremo riparlare di altro”.

Penso tu sia d'accordo col fatto che il lavoro del direttore Lupo abbia portato poi all'ossatura che ci ha portato in Serie A. La squadra costruista l'anno scorsa e che quest'anno si è riproposta con un certo tipo di mentalità sul mercato è secondo te una squadra che può avere futuro? I giocatori arrivati sono stati molto costosi anche in termini di ingaggio, come Pohjanpalo, Cherysev o Cuisance, pensate che possano entrare in un progetto di più anni per una squadra che quest'anno può faticare e poi crescere nel corso degli anni o sono giocatori che giocheranno quest'anno e che l'anno prossimo sarà difficile trattanerli?

“Innanzitutto, per chiarire apprezzo molto ciò che il direttore Lupo ha fatto con il Venezia FC, ha fatto un ottimo lavoro che è stato molto utile per il futuro della nostra squadra quando lui non ha più lavorato con noi. Ritengo giocatori come Cheryshev, Pohjanpalo e Cuisance appartenenti alla nostra identità di squadra e progetto. Tutti e tre possono giocare sia in A che in B. Stiamo facendo anche un grandissimo investimento su giocatori giovani assieme al tecnico Soncin. Scommetto tutto quello che volete che alcuni di questi giocatori saranno giocatori importanti anche per la prima squadra in futuro. Noi abbiamo nel nostro team giocatori che sicuramente fanno parte del nocciolo duro del nostro progetto e altri giocatori che sono giocatori ponte, che ci servono oggi per continuare a portare avanti i nostri risultati, ma non so dirvi quali in questo caso. Stiamo facendo un grande investimento sui giovani, non solo sulla Primavera, stiamo focalizzando i nostri investimenti su nati tra il 2002 e il 2006, state vedendo i risultati con anche l’esordio di molti giovanissimi in Coppa Italia contro l’Ascoli. Il progetto è anche questo, è tutto, riguarda anche i giovani e la possibilità di questi giovani di poter essere giocatori importanti per la prima squadra in un futuro prossimo”.

Su Mazzocchi, il presidente ha parlato di una richiesta di cessione da parte di agente e calciatore, mentre altri diretti interessati nella trattativa hanno parlato di una richiesta di rinnovo da parte del calciatore che era sufficiente accettare, dove sta la verità in base a ciò che puoi dirci?

“Mi ricordo che in quell’anno c’era stata una chiamata dagli agenti che ci avevano chiesto uno trasferimento allo Spezia. Poi c’era stata una telefonata degli agenti per un trasferimento al Monza. A gennaio la situazione era strana, anche se eravamo in una buona posizione di classifica, ma dovevamo fare tutto il girone di ritorno. Quando è arrivata la richiesta di rinnovo di contratto abbiamo detto sì, ma che ne avremmo parlato questa estate quando le cose si sarebbero stabilizzate. Poi è arrivata l’offerta della Salernitana, che è stata accettata, poi sappiamo com’è lo sport e com’è il calcio. Non è detto che restando qui con noi   avrebbe avuto lo stesso successo perché tanti fattori sono importanti per il successo di un giocatore come l’ambiente, la vicinanza a casa… io sono sicuro che sulla persona di Pasquale Mazzocchi, che è un grandissimo professionista e mette tutto sul campo. È diventato protagonista in quella squadra perché probabilmente aveva tutti i fattori anche ambientali e psicologici ad aiutarlo, cosa che probabilmente qua non sarebbe successa. C’è stato un periodo in cui durante le trattative con gli altri team anche Paolo, Mattia ed io eravamo un po’ confusi a riguardo”.