ESCLUSIVA - Novellino: "Venezia due anni unici. Il Penzo più che un 12° uomo"

10.07.2020 18:23 di Giuseppe Malaguti Twitter:    Vedi letture
ESCLUSIVA - Novellino: "Venezia due anni unici. Il Penzo più che un 12° uomo"

Mister Walter Alfredo Novellino ha guidato il Venezia per due stagione. Alla fine furono due annate straordinarie. Nella prima chiuse alle spalle della Salernitana il torneo cadetto 1997-98 ritornando nella massima serie dopo oltre un trentennio dalla precedente apparizione. L’anno successivo nel girone d’andata del campionato di Serie A 1998-99, i lagunari rimasero inchiodati sul fondo della classifica. La svolta arrivò nel mercato di gennaio, quando dall'Inter giunse in prestito Alvaro Recoba. L'uruguaiano andò a formare, insieme a Maniero, una coppia d'attacco incredibile: furono ben 23 i gol realizzati dai due giocatori. Il loro contributo risultò fondamentale ai veneti per costruire un'insperata rimonta con cui chiusero il torneo all'undicesimo posto. Nell'estate 1999 Novellino fu sostituito da Luciano Spalletti. Senza l'apporto di Recoba e della sua guida tecnica, il Venezia andò incontro ad una stagione travagliata che si concluse con la retrocessione in Serie B.

Mister Novellino ci racconta il periodo dei due anni alla guida degli arancioneroverdi:

“Stare in una città così bella, la più bella de mondo, è stato qualcosa di unico. Guidare la squadra del Venezia è una cosa diversa; posso dire che sono stati due anni meravigliosi e particolari che porterò sempre dentro nel mio cuore, nonostante, con il Presidente Maurizio Zamparini, non fosse semplice rapportarsi anche se è un persona straordinaria che stimo molto. L’approccio iniziale con i tifosi fu straordinario. Già nel prima stagione, quella della Serie B, la squadra dimostrò grande capacità di saper stare in campo di dare anche un buon spettacolo. La gente di Venezia mi amava, io sono stato benissimo con loro e adoravo vivere la città. Il venerdì prendevo la barca, poi andavo a mangiare ai Do Forni, giravo tutte le calli; era qualcosa, come detto, di unico e bellissimo. Sul campionato, quello di Serie B, era particolare e difficile. Arrivammo secondi dietro la Salernitana e fummo promossi in Serie A. Avevamo un società molto solida. Zamparini era ovviamente il Presidente e Gianni Di Marzio il direttore sportivo. La figura di Gianni fu fondamentale; bravissimo anche nella gestione dei vari rapporti con lo stesso Presidente e nella scelta dei giocatori: prese dei giocatori straordinari. Di Marzio era un vero uomo di calcio e conseguentemente era più facile lavorare per tutti. Dopo un periodo di amalgama la squadra prese il volo fino alla promozione in A che mancava, in laguna, da tantissimo tempo.Nel secondo anno di Venezia, quello della Serie A, l’inizio non fu semplice perché le prestazioni in campo a livello di gioco erano positive ma i risultati non arrivavano. Zamparini voleva mandarmi via; in quel momento intervenne, a mia difesa, il gruppo con tutti i giocatori e fu determinante per la mia riconferma. Alla fine, per fare il salto di qualità, ci mancava un uomo di capacità tecniche elevate ed arrivò nel mercato invernale Alvaro Recoba. Al di là dell’arrivo di Recoba, quell’anno devo dire, fu determinante la forza del gruppo e della squadra. Tutti i giocatori furono uniti andando da Zamparini con la richiesta di tenere il proprio allenatore. Probabilmente fu la vera svolta della stagione insieme ai gol di Recoba e Maniero la squadra fece una cavalcata clamorosa fino all’undicesimo posto finale. La partita che determinò questo cambiamento fu quella con l’Empoli vinta dopo una splendida rimonta; in casa ci furono le vittorie con squadre come Fiorentina, Roma ed Inter. Abbiamo fatto vedere che cosa era il Venezia: chi veniva a Sant’Elena sapeva cosa trovava ed era dura per tutti. Devo dire questa squadra giocava alla grande ed era un piacere vederla in campo. Se vogliamo confrontare quel Venezia con una squadra attuale della A, possiamo prendere come esempio l’Hellas Verona”.

Novellino ricorda, con grande emozione, quali erano le sensazioni nel giocare al Penzo:

“Giocare al Penzo era molto di più che avere un dodicesimo uomo in campo. Lo stadio era un vero catino, il pubblico spingeva moltissimo la squadra. Tutti gli avversari avevano paura di venire a giocare a Venezia. Il nostro pubblico ci dava una carica enorme, era straordinario. Devo dire che sono stati due anni meravigliosi anche da questo punto di vista”.  

L’allenatore campano ha vissuto i migliori anni come allenatore a cavallo tra la fine degli anni 90 e l’inizio del 2000. Appunto i due meravigliosi anni di Venezia, la promozione in A con il Napoli, poi quella col Piacenza e poi ancora con la Sampdoria fino ad arrivare al quinto posto in Serie A, sempre con i blucerchiati:

“Sicuramente come allenatore sono stati i migliori anni della mia carriera. Dopo, negli ultimi anni, probabilmente sono state fatte anche delle scelte sbagliate accettando di allenare alcune squadre senza un vero progetto che ancora tutt’oggi mi penalizzano. Anche se poi a Modena andò bene, così come ad Avellino; il dispiacere più grande è stato quello a Catania. Raggiunto l’obiettivo dei playoff, con i siciliani, non mi fecero disputare la fase decisiva e al mio posto arrivò, l’attuale allenatore del Pescara, Andrea Sottil, è una cosa che mi diede molto fastidio e rimasi molto mal. Io ho ancora tanta voglia di allenare. Non ne ho mai fatto una questione di soldi, io amo il calcio, io ho sposato il campo. Continuo ad aggiornarmi a vedere le partite, e come allenano i grandi allenatori. Per esempio ora, tornando a parlare di Verona, vorrei andare a vedere come lavora Juric. Mi piace molto l’allenatore croato: è un uomo di carattere, ha grinta e poi, devo dire la verità, anche tatticamente è bravissimo. Qualche rimpianto per le scelte sbagliate mi è rimasto. Gli anni più belli sono stati, senza dubbio, i cinque con la Sampdoria sfiorando anche la Champions Legaue e certamente quelli di Venezia”.

Sul Venezia di oggi:

È una squadra giovane che qualche difficoltà l’ha trovata. L’attuale allenatore è uno dei giovani più interessanti del panorama. Non conosco di persona Alessio Dionisi, ma l’ho sentito parlare e mi pare una persona intelligente, pacata e molto preparata. Il suo Venezia ha comunque una idea di calcio e una sua identità ben precisa. È chiaro che la Serie B è un campionato strano, difficile e particolare e quindi non è semplice emergere. Della dirigenza conosco molto bene Fabio Lupo che è stato mio direttore nel passato, bravissima persona e molto preparato”.  

Novellino ha allenato tantissimi grandi giocatori ne elenca un paio con grande affetto:

I giocatori a cui sono più legato sono senza dubbio Sergio Volpi e Francesco Flachi. Due straordinari campioni, ma poi ne ho avuti tanti altri di grandi giocatori. Mi piace ricordare anche Angelo Palombo. Senza dubbio il giocatore che ho allenato con le maggiori qualità è stato Alvaro Recoba. A Venezia Recoba fu aiutato molto anche dai suoi compagni. Io ero molto esigente con certe regole, in particolar modo, con gli orari. Lui talvolta tendeva ed essere in ritardo e amava dormire tanto, i compagni andavano a svegliarlo, ripeto l’hanno aiutato molto. Uno spirito di gruppo unico, io ho ottenuto i risultati costruendo un bel gruppo. È  una cosa che mi piace dire ai giovani allenatori, in questo caso, visto che parliamo di Venezia, a Mister Dionisi: il dialogo con un calciatore è fondamentale, nei rapporto allenatore/giocatore è importante essere leali dicendo sempre la verità”.

Per chiudere con quel grande Venezia mister Novellino racconta:

Noi giocavamo con Pippo Maniero davanti e Chino Recoba sottopunta lasciandolo libero di sfruttare la sua classe e fantasia. Io ho sempre giocato con il 4-3-2-1. Avevamo due esterni come Francesco Pedone e Fabian Valtolina a centrocampo Sergio Volpi in regia e Beppe Iachini come recupera palloni con una difesa di grande esperienza con Daniele Carnasciali, Gianluca Luppi, Simone Pavan e Alessandro Dal Canto senza contare, a centrocampo, l’apporto di uomini come Salvatore Miceli e tra i pali il portierone Massimo Taibi”.