Frey: "Questo Venezia mi ricorda il mio primo Chievo, c'è un progetto serio"

12.06.2018 15:00 di  Davide Marchiol   vedi letture
Frey: "Questo Venezia mi ricorda il mio primo Chievo, c'è un progetto serio"
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© foto di Federico Gaetano

Frey, purtroppo rimasto in disparte nelle ultime partite della stagione a causa di infortunii e squalifiche, ha parlato ai microfoni de La Nuova Venezia, iniziando con la grande tradizione calcistica della sua famiglia, con il portiere Sebastien che forese è il più famoso: "Ma anche mio padre è stato un portiere tra nazionali giovanili e serie B francese, mentre mio nonno poteva disputare anche i Mondiali, ma di mezzo ci si è messa la guerra negli anni Quaranta del secolo scorso. C’è anche una quarta generazione pronta a scendere in campo: mio nipote Daniel Nicolas è nelle giovanili del Chievo".

Il calcio per Nicolas comunque è arrivato per scelta: "Mi hanno sempre lasciato libero di scegliere. Tanto che ho provato anche il rugby, il tennis e molto altro, ma poi da piccolo seguivo gli allenamenti di mio padre e il passo è stato breve. Ricordo tuttavia come qualcosa di surreale il passaggio di mio fratello Sébastien all’Inter. Era in prima squadra solo da tre mesi e si è ritrovato con Ronaldo, Baggio e tutti gli altri. A chiamarlo fu direttamente Zenga. Io in Italia sono arrivato più tardi. Avevo 19 anni e rescisso un quinquennale appena firmato con il Cannes, dopo una discussione con l’allenatore. A Forte dei Marmi ero in spiaggia con Sébastien, e il suo ex suocero Emanuele Cesareo mi trovò una sistemazione al Legnano fino a essere premiato quale miglior difensore della Lega Pro".

Poi Modena, la crescita con Pioli e il primo incrocio con Bentivoglio: "Ci siamo ritrovati al Chievo e poi al Venezia, scherzando abbiamo pensato di provare anche al Real Madrid".

Dieci campionati al Chievo, con tanto di fascia di capitano: "Un grande onore, merito della squadra e di Pellissier che stava giocando poco e ha indicato me per quel ruolo. Ricordo che l’esordio è stato contro la Fiorentina di mio fratello. Un compagno si è infortunato il giorno prima e mi sono trovato titolare. Le maglie che abbiamo indossato quel giorno sono appese a casa dei miei genitori. Poca pressione, un ambiente familiare e tanta curiosità. La vita al Chievo è filata via liscia e le soddisfazioni non sono mancate. Penso a un campionato in cui ci siamo trovati ultimi con 9 punti a fine dicembre. Il presidente Campedelli, per dimostrare che la società credeva in noi, ci ha pagato due stipendi in anticipo e chiesto di onorare la stagione. Abbiamo chiuso con la salvezza, perdendo solo una volta nel girone di ritorno".

Il gol però non riesce ad arrivare: "Non ci riesco, ci provo ma la palla non entra. E quando entra, come contro il Genoa su punizione, l’arbitro annulla per un fallo su Paloschi dandoci il rigore. Tre anni fa in quattro partite di fila ho tirato e in area il pallone è stato preso con la mano da un avversario. Sempre rigore, poi a Firenze una volta ho calciato male e mio fratello ha fatto un miracolo. Ma non poteva lasciarla entrare...?".

Gli assist però non mancano: "La soddisfazione credo sia quasi la stessa» ammette «soprattutto quando non crossi per crossare. La palla la metti dove vuoi tu e il compagno deve solo spingerla in porta. Penso al gol di Geijo con il Cittadella. Prima della partita gli ho detto: se mi vedi sulla fascia vai lì, e io ti farò trovare il pallone dove serve. Cosa darei per un gol? Se segnassi inviterei tutti a cena. E il Venezia mi ricorda il primo Chievo, tanto entusiasmo e un progetto vero".


La rivalità Francia-Italia: "C’è sempre stata e so che noi francesi agli italiani stiamo un po’ sulle palle. Ma cosa dovrei dire io, che sto per prendere la doppia nazionalità? A volte rifletto sul vostro Paese, al fatto che ha dieci volte tanto rispetto al mio eppure è in crisi. Vi manca solo lo Champagne. Pensate a mio padre: quando sa che torno a casa mi chiede di portargli pasta, Parmigiano e perfino lo spritz…".