L’Unione non inverte la rotta
Va bene lo ammetto. Non ci sto capendo proprio più nulla. Magari non c’ho mai capito nulla, potrete giustamente ribattere voi lettori, e ci sta. Ma questa sera è particolarmente complicato trovare una qualsiasi ragione per cui ci troviamo in una simile situazione. Una squadra totalmente inaccettabile per 30 minuti, un insieme slegato di interpreti nel pieno di un attacco di panico generale, una matassa senza capo né coda di una vaga idea calcistica mischiata ad un aperitivo fatto bene in piazza Ferro. E poi, così de botto, il miracolo. Un VeneziaMestre trasformato, elegante, caparbio che ha rischiato seriamente (e forse meritatamente) di rimettere in piedi una gara già chiusa. Ma chi siete? Cosa vi passa nella testa quando scendete in campo e dimenticate, semplicemente, di essere dei calciatori di serie A. Sbagliate le cose più semplici, nella mente prima ancora che nella giocata. Vi perdete l’uomo alle vostre spalle, delle preventive è meglio non parlarne nemmeno. Regalate tre reti che farebbero infuriare lil coach di una squadra di giovanissimi provinciali, senza nemmeno dare l’impressione di essere furenti. Scendete in campo dopo tre settimane in cui in ogni istante eravate consci di giocarvi la testa del proprio mister, e lo fate con una tale svogliatezza ed inconsistenza caratteriale da far rabbrividire. Stroppa voleva morire nella metà campo avversaria, e purtroppo per noi, è quello che sta capitando. Ma io, confuso ed infelice come mai, mi porterò comunque dentro la statura morale dimostrata dal mister a fine gara, quando per eterni minuti si è preso i fischi di una curva che esausta, non poteva fare altro. Una prova in più, se mai ce ne fosse stato il bisogno, di quanto sia grande l’uomo Giovanni Stroppa, e quanto sia altrettanto enorme il suo rammarico per non aver saputo essere all’altezza di un’aspettativa che probabilmente non aveva senso di esistere. Perché in mezzo a tutta la nebbia, una cosa appare chiara questa sera: se hai difensori che non chiudono, mediani che non filtrano ed attaccanti che non segnano, diventa un’impresa titanica per chiunque. Ma è altresì evidente quanto una squadra in piena crisi d’identità e di fiducia non possa presentarsi in un campo così difficile con tale atteggiamento. Una stima nei propri mezzi che sfocia, colpevolmente, in arroganza. Se poi ci si abbina un vigore fisico imbarazzante, ed una fame da post dessert, tanto vale mettersi comodi e “godersi” questo veloce giro di giostra. Il sentimento che prevale al termine è quello del tradimento, come se questa volta avessimo veramente creduto a tutte le promesse fatte dalla società questa estate. Il grande progetto, l’idea innovativa che sembra più rivolgersi a Tessera che a Sant’Elena , tutto ciò ha proiettato l’intera città in una vibrazione che non era la nostra. Non ci eravamo abituati e la caduta è di quelle più dolorose. Poi arrivano però anche i flash di una partita con poco senso, in cui nella ripresa si è stati padroni del campo, sprecando occasioni su occasioni; ed allora ti domandi quale sia la strada da prendere, quale il modo per invertire la rotta. E subito dopo ti accorgi che sono le stesse identiche parole che hai scritto da agosto..
Avanti Unione mia, sempre.


