L’Unione subisce ancora
Avvilente. Frustrante. Inspiegabile. Per quelli come noi che di questo gioco ne hanno fatto una passione che sfocia, ampiamente, in patologia, non ci sono parole sufficienti per descrivere uno stato d’animo che si fa, ogni settimana, sempre più mesto. Se in questo mondo il rispetto non è qualcosa di così scontato, però, è arrivato ampiamente il momento di pretenderlo. Subire in silenzio l’ennesimo scempio equivarrebbe ad una resa, un’ammissione di colpa, la fine dei sogni di un calcio più giusto. Si dice che in un campionato gli episodi tendano ad annullarsi, ed è con questo barlume di cinismo che speravamo di aver archiviato lo schifo di mercoledì sera; invece, eccoci qui a raccontare qualcosa di ancora più inverosimile e totalmente ingiustificabile. Ma non serve a nulla se a farlo siamo noi, tifosi improvvisati editorialisti. Qui serve una società, quella stessa società che da mesi non dà segnali di vita, che si è trincerata dietro ad un direttore sportivo dal quale aspettiamo chiarimenti e che ha costruito una rosa che non sembra all’altezza di una sfida così difficile. Fantastico il nuovo stadio, brillante come sempre il marketing sulle nuove maglie, ma se poi questo è ciò che la lega serie A pensa di noi e del nostro peso allora possiamo anche chiudere tutto. I quasi settecento unionisti al seguito dei ragazzi e le migliaia che da casa vi hanno sostenuto meritano una vera risposta, una presa di posizione che faccia capire a tutti che questa serie ce la siamo guadagnata col lavoro e con la determinazione; e se proprio dovremo lasciarla, almeno che sia per causa dei nostri, evidenti, errori.
Detto questo che è, per forza di cose, il tema della gara di oggi, bisogna anche giudicare tutto il resto, ovvero un VeneziaMestre che appare terribilmente fragile con il pallone tra i piedi. Se con Stroppa sembravano nascere dalle retrovie i maggiori problemi, con la gestione Nicola appare chiaro che è la qualità generale di questo gruppo a risultare carente a livelli così alti. L’aver chiuso la difesa, aver strutturato una squadra più solida e concentrata, non è sufficiente per far punti contro avversari di tale peso. L’Unione segue il suo piano partita, si copre con nove effettivi negli ultimi venti metri, concedendo poco ai titolati avversari; ma manca completamente nell’alleggerimento, nella fame di ripartenza. La doppia punta pesante che aveva funzionato contro l’Inter non si ripete a Como poiché troppo staccata dal sostegno dei mediani. Una serie infinita di errori, scivolate ed incomprensioni hanno riempito il match di quell’apatia che dava a tutti l’impressione che, il gol, non lo avremmo mai trovato. Non c’è stato, nè dopo lo svantaggio e nemmeno quando il tempo si stava riducendo, quel cambio di ritmo che una squadra ultima in classifica dovrebbe tentare di avere. Quelle soluzioni che si erano viste a tratti a Genova e con continuità contro i nerazzurri sono scomparse nelle pessime prestazioni di tutto il reparto offensivo. Adams è tornato alle consuete difficoltà nel controllo palla, nell’uno contro uno, nella fisicità e nella concretezza, mentre Lauberbach non si è mai visto. In mezzo al campo solamente Busio ha provato a cambiare i tempi tentando qualche giocata interessante, mentre sia Sohm che Helgason si sono accontentati del ruolo di diga e poco più. Le fasce bloccatissime non hanno potuto sostenere le rare iniziative offensive, in particolare quando l’ingresso di Sagrado ha più tolto che dato all’imprevedibilità arancioneroverde. Buona invece la gara del terzetto arretrato, che ha concesso pochissimi spazi in area di rigore, con Halal migliore in campo. I cambi hanno così solamente allungato una minestra senza gusto, alimentando la frustrazione di un popolo che di certo non si aspettava di avere un piede in serie b ad inizio novembre. Se in questa squadra poi si troverà pochissimo spazio per i rari elementi con i piedi adatti in questo gruppo come la gestione Nicola sembra far supporre, appare evidente come trovare l’equilibrio tra una difesa rocciosa ed un attacco quantomeno pungente sarà una vera impresa. Non so se il mister riuscirà a ritagliare del tempo per giocatori come Dagasso o Toni Fernandez, ma la speranza è che tutti si siano resi conto di quanto poco spunto ci fosse nei 15 interpreti utilizzati quest’oggi. Non riuscire a creare una singola occasione da rete in 95 minuti, sebbene di fronte ad una big come il Como, è un segnale inquietante per chi, dopo l’Inter, si aspettava una squadra con più fiducia ed autostima. Se poi in una delle pochissime situazioni in cui provi ad attaccare con più uomini perdi palla e subisci gol, è evidente come le fragilità si amplifichino ed il coraggio per spingere si annienti. Onestamente non so come si possa sperare che tutti gli acquisti di questa estate si sveglino improvvisamente; non so nemmeno come il mister possa trovare quella quadratura tattica che possa farti vedere la porta avversaria senza concedere prateria agli avversari. So solo che la perdita dell’entusiasmo, la rassegnazione e la rabbia non dovrebbero essere i sentimenti di chi vuole provare a ribaltare la sorte, ed invece è così che si sente il popolo unionista questa sera. Venerdì, al di là delle solite frasi di circostanza, sarà veramente l’ultima chance per scrivere un futuro diverso, un domani in cui magari non saremo più trattati come i clandestini della A..
Avanti Unione.


