All’Unione manca ancora qualcosa

25.10.2026 18:47 di  Manuel Listuzzi   vedi letture
All’Unione manca ancora qualcosa

Scambiando l’ordine degli addendi il risultato, per noi, non cambia. C’è poco da inventare, interpretare, rivoluzionare. Il calcio è un gioco semplice, fatto di fisicità, concentrazione e qualità. Anche quando due di questi tre requisiti migliorano a vista d’occhio, ne basta uno solo per buttare tutto al vento, facendoti ripiombare in quell’incubo che, al di là della classifica, ti fa perdere fiducia ed autostima in un processo di crescita che appariva concreto. Non basta giocare una buona ripresa per portare a casa dei punti in questa categoria; ma soprattutto non è sufficiente un secondo tempo di spinta per pareggiare un match quando, lì davanti, manca talento, fame e concretezza per sperare in una rimonta che avremmo, di certo, meritato. Eravamo curiosi di conoscere se, al netto di un percorso appena iniziato, questa nuova Unione targata Davide Nicola sapesse fare anche qualcosa di diverso che difendersi con ordine e caparbietà. E bisogna ammettere che qualcosa si è visto; un VeneziaMestre volitivo, attento e padrone del campo per tutta la seconda frazione è però imploso davanti a un reparto offensivo che non sembra ancora in grado di poter incidere a questi livelli. Dominare l’avversario, costringerlo a chiudersi nei propri 20 metri per buona parte di gara, creando tuttavia così poco, è un peccato che ci mette davanti al grande quesito di questa parte di stagione: come restare attenti e precisi dietro facendo al contempo male lì davanti? Come rimettere in piedi una gara quando si va sotto e gli avversari ti aspettano guardinghi nella propria area? Come trovare quell’equilibrio ideale per renderti protetto ed allo stesso tempo temibile nelle ripartenze?

Sta tutta qui, in fondo, la chiave della nostra stagione. Se dei quattro attaccanti messi dal mister nel finale di match non sembrava essercene uno che desse la sensazione di poter trovare la giocata giusta, allora diventa evidente come questa rosa non sia ancora attrezzata per poter competere in Serie A. Perché sì, siamo stati all’altezza, il Genoa è andato in totale confusione fisica e tattica, ma alla fine i punti li portano a casa loro, e con questa fanno tre su tre gli scontri diretti dai quali usciamo sconfitti. E non ci sono colpe, questa volta, da assegnare sia a un mister che concede un’occasione agli avversari in tutta la gara, o a un gruppo che, comunque, lotta fino alla fine con il coltello fra i denti; eppure è quel senso di impotenza che in laguna conosciamo così bene ad uscire trionfante dallo scontro di Marassi. Non è tutto da buttare, proprio per nulla. La crescita sotto il profilo dell’intensità e dell’ordine tattico è lampante e gli arancioneroverdi hanno fatto, probabilmente, la gara che andava fatta. Ma le carenze tecniche di buona parte dei titolari, quando sommate ad un morale che complica terribilmente anche le situazioni più semplici, diventano un mix letale in cui anche la fortuna diventa un fattore decisivo. Ci sono anche lati positivi, per chi ha nell’animo la tendenza a notarli. Quello di una difesa apparsa veramente rinata con il nuovo corso; così come i due esterni che, seppur non precisissimi, hanno offerto una partita di sostanza. Buono anche l’ingresso di Dagasso a rimettere ordine e freschezza, andando a sostituire i compiti di un Sohm tornato nei bassi livelli di inizio torneo. Male anche Basic, timido nelle intenzioni e prevedibile nelle giocate, al contrario di un Kike che dopo una prima frazione a marce ridotte cresce di personalità con il passare dei minuti. È davanti che però le cose continuano a funzionare con difficoltà; ammettere che Yeboah non possa essere il giocatore decisivo della passata stagione non è un peccato mortale se lo si inserisce in un metodo diverso, mentre Akor si distingue sia per la voglia di lottare che per l’inefficacia in zona gol. Se però questi sono e saranno gli avversari con cui ce la giocheremo fino all’ultimo, voglio chiudere questo editoriale con la speranza che le distanze non siano così incolmabili, e che, magari, a gennaio qualcosa di meglio sul mercato possa arrivare.. Lasciamo l’ultimo pensiero agli applausi della gradinata sud rossoblù a salutare i 18 eroici sostenitori unionisti che hanno seguito i ragazzi in Liguria, magari riflettendo, tutti insieme, su ciò che questa gestione dell’intero pianeta calcio sta togliendo alla nostra passione..

Avanti Unione.