È il momento di credere
Non lo so. Sarà la pazzia o forse la necessità di trovarci comunque qualcosa di buono. Sarà la pessima birra del prepartita o forse l’istinto di sopravvivenza che rifiuta per spirito la rassegnazione. Ma io stasera ho visto qualcosa di diverso. Ho visto una squadra che sta con il suo mister. Ho visto un gruppo che ha l’impronta del suo allenatore, e che, sfortunatamente, non credo abbia molti altri modi di intendere il calcio; in particolare dopo un anno trionfale in cui hai sempre avuto la sensazione di essere superiore. Non è facile, non sarà semplice, mutare questo desiderio di identità, questa mentalità, anche dovesse cambiare guida tecnica questa sera. L’Unione ha fatto un’ottima gara, ha saputo correggere alcuni dei suoi errori ed è riuscita ad imprimere alla sfida dei ritmi adatti alle nostre caratteristiche. La semi contestazione di fine partita è più figlia della rabbia, del nervosismo, ma soprattutto di incomprensione verso quello che sembrava un “progetto unico”, come molti nuovi acquisti avevano dichiarato. Ed allora raccontatecelo questo nuovo mondo, mostrateci cosa significa nel concreto, nell’economia reale. Perché stasera abbiamo comunque intravisto un’idea, un sogno di crescita, ma ancora non basta. E neanche lontanamente. Se gli episodi girano sempre, costantemente, nel verso sbagliato, allora non può essere semplice sfortuna, ma incapacità nel leggere la categoria. Se però avete questa fede nelle vostre intuizioni, se credete che questo sia il nostro modo di affrontare i prossimi anni, allora andate avanti. Non mollate adesso. Se avete qualcosa da dire su questo inizio di stagione, se non vi appartiene, se siete certi di poter dare quel qualcosa in più che può cambiare il senso di una storia che appare già scritta, abbiate le palle di farlo. Oppure ammettete ciò che tutti dicono, che il mercato c’ha riempito di giocatori non pronti, che sia tecnicamente o fisicamente. Dichiarate che aver speso così tanto per un attaccante che non è nelle corde del proprio stile di gioco è stato un errore. Che averci messo cinque partite a presentarsi con una difesa accettabile sia un peccato importante. Eppure, al netto di tutto ciò, stasera abbiamo visto una delle migliori Unione da luglio. Una squadra che è apparsa compatta, che ha spinto su entrambe le fasce con due ottimi Hainout e Correia. Un VeneziaMestre che aveva assolutamente meritato il vantaggio, e che invece si è incartata in un tiro dal dischetto in cui è uscito tutto il grottesco di un gruppo che ancora gruppo non è. La scelta, ormai, diventa cruciale. Poiché in serie A commettere due errori ti costa lo 0-2. Ma se un campionato non è una cento metri ma un’intera maratona, allora bisogna apprezzare e portare a casa i netti passi avanti apparsi. Quelli di una difesa sembrata più solida, di un Sohm in ripresa, di un’undici che ha creato 5-6 palle gol nitide ad una squadra di vertice. La proprietà americana però fa fatica e farà fatica a concepire tutto ciò. I risultati parlano, e la classifica piange. E negli occhi resta uno Yeboah che si prende il rischio troppo grande per lui e che per il resto del match prova a recuperarlo, invano. Resta uno Juan Jesus che restituisce sicurezza, ma si fa saltare in testa nel gol che chiuderà la sfida. Ma io, stasera, credo che dovrebbero anche guardare ad un’Unione che ha reagito, che non è mai uscita dal match, e che è stata condannata da un episodio che pesa, infinitamente. Vogliamo mandare tutto al diavolo per un frammento di esistenza girato male o scegliere di stare vicino a questo progetto? Io non lo so quale sia la risposta, ho un timore su ciò che sarà, eppure, paradossalmente, ho più fiducia in voi questa sera rispetto a tutta l’acqua che sotto ai ponti è scorsa fino ad oggi.
Compattatevi, credeteci, ed iniziate a giocare veramente per questa città. Con tutto quello che avete.
Avanti Unione!


