L’Unione non è ancora pronta

Fonte: Manuel Listuzzi
L’Unione non è ancora pronta

Questa sera, per lunghissimi tratti del match, ho finalmente compreso da dove nascesse quella tranquillità, quel senso di totale fiducia e controllo, che il mister trasmette da luglio e che nemmeno la sanguinosa sconfitta all’esordio aveva scalfito più di tanto. Per quasi un’ora di gioco ho avuto la certezza che si, è solo una questione di tempo, e di testa. La personalità con la quale siamo scesi in campo, la consapevolezza della propria idea di calcio e l’equilibrio dimostrato in un momento già importante della stagione, mi hanno non solo fatto credere di poter portare a casa qualche punto, ma soprattutto di avere delle prospettive di crescita ancora neanche lontanamente quantificabili. Poi però, come spesso accade in questo palcoscenico, arriva la dura realtà che in pochi istanti ti rimette al tuo posto, riaccendendo tutti i dubbi e le paure a cui questa categoria ci ha abituato. Ora, non è semplice far convivere le due principali sensazioni che questa sfida fa emergere; da un lato la certezza che questa sia l’Unione più strutturata che abbiamo mai avuto in massima serie, dall’altra il timore che i tempi di maturazione di questa rosa possano essere troppo lunghi. Eppure non riesco proprio ad essere deluso o pessimista dopo una gara del genere; non possono rimanermi negli occhi solo gli errori di una retroguardia ancora da registrare quando fino alla rete dell’uno a zero era il VeneziaMestre a sembrare in controllo della partita. Se nei primissimi minuti i padroni di casa avevano dato l’impressione di poter colpire le amnesie difensive lagunari, con il passare del tempo l’Unione è salita di intensità e qualità, giocando un match a viso aperto e con il baricentro altissimo per una neo promossa. Ma questa non è la solita trama fatta di applausi e zero punti, poiché gli arancioneroverdi a San siro sono sembrati a tratti la stessa squadra dominante vista in cadetteria. E non sarà il fondo della classifica a spaventarmi, o almeno, non adesso. I ragazzi di Stroppa hanno già assimilato i dettami del mister, compreso il salto di categoria e dimostrato di possedere un organico ben più profondo rispetto alle ultime gite in serie A. Evidente tuttavia la necessità di alzare il livello, partendo da un reparto arretrato che manca ancora di lucidità ed attenzione, in cui Bella Kotchap è probabilmente il rappresentante più discusso. Se sono chiari e dolorosi i suoi svarioni in questi primi 180 minuti, a mio parere sono altrettanto promettenti i margini di crescita di un ragazzo che si trova in un ruolo mai provato prima, eletto leader difensivo di una squadra spesso proiettata più ad offendere, che come l’anno scorso lascia molti metri alle spalle dei centrali. Più che altro preferisco, forse, portarmi a casa i suoi recuperi, la sua fisicità e lo spirito di adattamento, sperando che Antonelli prima e Stroppa poi abbiano fatto la scelta giusta. In ogni caso la nostra sconfitta nasce evidentemente sia dai suoi errori che da quelli di una macchina d’attacco che anche oggi ha sprecato troppo, in particolare nel momento chiave della sfida, a metà di una ripresa che sembravamo poter condurre in porto. L’Unione però piace, mi piace. Adoro questa voglia di imporsi, il coraggio di alzare la linea, le alternative che piano piano stanno entrando nella testa dei ragazzi. Abbiamo visto probabilmente più cross questa sera rispetto a tutto il torneo scorso, a testimoniare come la ricerca della superiorità sia solo all’inizio del percorso. L’intesa della coppia offensiva sarà un’altra chiave della stagione ed i progressi sono già apparsi evidenti, sebbene il bomber nigeriano non appaia ancora al top della condizione. Difficile poi assegnare insufficienze ad una mediana che davanti a gente come Modric e Rabiot ha mantenuto un livello egregio di calcio sebbene manchi quel pizzico di concretezza nell’ultimo passaggio che andrà trovato al più presto. Buona la gara degli esterni anche se l’errore di Hainout ad inizio secondo tempo resterà per molto tempo negli occhi dei tifosi veneziani. Usciamo quindi dalla Scala del calcio con il consueto amaro in bocca, ma tra gli applausi di una meravigliosa e commovente curva ospite in versione Champions.

Adesso è il tempo di compattarci, di tenere alto l’entusiasmo, di non lasciarsi andare a facili disfattismi. Oggi è il momento di credere a questo gruppo, al lavoro di una società ed uno staff tecnico che hanno già mostrato di conoscerlo, un po’, questo gioco. Ma è anche il momento di andare a vincere, perché Frosinone è dietro l’angolo, ed assomiglia terribilmente ad una gara da dentro o fuori. Noi siamo e saremo SEMPRE con voi! Avanti Unione!