L’Unione risorge!

17.10.2026 18:58 di  Manuel Listuzzi   vedi letture
L’Unione risorge!

Un lungo, eterno, respiro.. aspettato da quasi tre mesi. Una boccata di ossigeno che riempie ogni cellula depressa dal nostro inizio di campionato, una vera iniezione di vita per una squadra che ne aveva, disperatamente, bisogno. Oggi, per la prima volta in questa stagione, all’Unione è girata bene; gli episodi sono girati bene. Ma gli episodi, quando sono annegati in una prestazione di livello, concentrata, caparbia,  concreta, hanno la caratteristica intrinseca di poter andare dalla parte di chi lo merita, per voglia più che per qualità, per determinazione più che per talento. Un cambiamento tanto radicale nell’atteggiamento non si era probabilmente mai visto, perlomeno, a queste latitudini. Passare dall’assalto all’arma bianca della scuola stroppiana alle barricate del nuovo corso non è così semplice da digerire per uno stadio che per tutto il match ha dato l’impressione di essere quasi incredulo di fronte alla metamorfosi degli arancioneroverdi. Persino dopo il vantaggio, intorno a noi, si percepiva quella sensazione di diffidenza che volava nell’aria. Minuto dopo minuto è però apparsa un’emozione diversa, quasi aliena, quella di essere davanti ad un gruppo che aveva finalmente compreso cosa significhi stare in serie a, e starci sul serio. L’intensità, la garra, la concentrazione che gli uomini di casa hanno trasmesso a tutto il Penzo ha così iniziato a circolare, rendendoci finalmente consapevoli di avere, realmente, la chance di tornare a trionfare. Non so se il semplice fatto di aver arretrato la difesa di venti metri, averla rinfoltita col lavoro delle mezzali, mantenendo comunque la filosofia giusta nella ripartenza, possa bastare, da sola, a spiegare questo rivoluzionato VeneziaMestre. Ma resta il fatto che, avendo riconsegnato a tutta la squadra una impressione di sicurezza, mister Nicola abbia tirato fuori quel qualcosa in più da dei giocatori che, fino a questo pomeriggio, sembravano discesi da una dimensione lontana. Se c’è un merito, e di sicuro esiste, da dare al nuovo allenatore, è proprio quello di avere messo a proprio agio i suoi ragazzi, chiedendogli una semplice cosa.. lottare. E di fronte ad una squadra che sottovaluta un avversario al tappeto presentando una vera e propria formazione B, si riesce a colpire le loro certezze passando per le basi di questo gioco. Non è un caso se chiunque sia entrato in campo quest’oggi con la maglia lagunare sia apparso un lontano parente del suo avatar ammirato nelle settimane scorse. Il paragone con la gestione precedente è inevitabile, ma non è questa l’ottica con cui va vista la vittoria di oggi. Oggi abbiamo paradossalmente capito quanto togliere, a volte, valga più che aggiungere. Levarsi di dosso quell’aurea di “imbattibilità” che per mesi abbiamo vestito in serie b, scacciare quella supponenza che ci faceva crollare nei momenti decisivi, eliminare quel senso di impotenza che la nostra retroguardia ha palesato fin dal primo match contro il Modena di metà agosto. E così facendo le responsabilità sono aumentate, Stankovic si è realmente sentito estremo baluardo di un fortino assaltato; la difesa ha mantenuto quella grinta e precisione che è requisito fondamentale per provare a giocarsi qualsiasi cosa. E la mediana ha tirato fuori una gara di pura sofferenza, in cui mai, mai è caduta in una crisi nervosa o di identità. Con un Kike a tratti eroico, un Sohm più presente e fisico e quel Basic che aspettavamo da un po’, è rinato il senso di avere un obiettivo chiaro, fatto di solidità e, quando capita, di aggressione. Certo, oggi non è la serata per proclamare la nostra guarigione. Creare occasioni, trovare le situazioni pericolose quando si difende così bassi non sarà di certo un banale rebus. Soprattutto se il proprio punto di riferimento offensivo fa fatica a far salire la squadra, perde ogni duello e appare creatura estranea al resto dell’armata. Però poi riesce a fare quello che tutti aspettavamo da lui, andando a lottare su una palla sporca, riconquistandola, e concludendo in rete con la fame che gli si chiede. Il rigore di De Bruyne segue così la trama di una sfida che meritavamo di portare a casa non tanto per ciò che ha detto il campo; ma per un Kharma che finalmente inizia a girare, per una voglia di vincere che fa tutta la differenza del mondo. Torniamo a casa questa sera, nella maestosità di una città che colora di bellezza ogni fotografia della nostra vita, con la sensazione che qualcosa di impattante sia accaduto. Un evento imprevedibile, un tiro di dadi. Ma da stasera avrete l’obbligo di prendere quella consapevolezza e quella fiducia che vi è mancata fino ad ora. Da oggi dobbiamo comprendere come quell’elmetto non vada tolto fino a giugno, quando proveremo se meritiamo o meno questa categoria. Genova sarà un esame non solo per questo gruppo, ma anche per una tifoseria che ha sempre cantato di “non lasciarvi mai”. Ecco, ora è il momento di dimostrarlo. 

Avanti Unione!!!