Sergio Romero: "El Chiquito" che si è fatto uomo

Sergio Romero, che ha firmato fino al termine della stagione, arriva da svincolato dopo l'esperienza al Manchester United
16.10.2021 14:13 di Davide Turco   vedi letture
Sergio Romero: "El Chiquito" che si è fatto uomo
© foto di veneziafc.it

Se pensavate di esservi sbarazzati del calciomercato e degli articoli di presentazione vi toccherà ricredervi. Purtroppo la lombosciatalgia di Lezzerini e il mal di schiena di Maenpaa ci costringe a presentare oggi il nuovo portiere del Venezia, Sergio Romero, ma il profilo è di quelli che sicuramente fa piacere avere a Venezia.

Classe 1987, argentino, il ragazzino (da qui il suo soprannome “El Chiquito”) Sergio Romero muove i suoi primi passi nell’Almirante Brown, per poi passare alla C.A.I. e al Racing Club, squadra con cui il portiere fa il suo debutto da professionista nel febbraio 2007, in un match di Primera Division contro la Nueva Chicago.

Con il Racing colleziona solo altre tre presenze, prima di approdare nel nostro continente, in Olanda, con l’AZ Alkmaar che lo acquista per 1,45 milioni di euro. Inizialmente l’argentino è l’alternativa al portiere titolare, Boy Waterman, ma nel corso della stagione il giovane portierino si prende il posto da titolare e l’anno successivo contribuisce alla conquista della Eredivisie.

Con l’Az vince anche una supercoppa d’Olanda, prima che il richiamo dello stivale lo portasse a Genova, alla Sampdoria, che punta su di lui mentre ancora militava in Serie B, strappandolo dall’Olanda per circa 2 milioni di euro. L’impatto con l’Italia è notevole e si rende subito protagonista della promozione in A dei blucerchiati. Conquistato il massimo campionato, Romero gioca tutta la successiva stagione da titolare, attirando su di sé gli occhi di importanti top club europei. Così, nell’agosto del 2013 finisce in prestito al Monaco, dove però perde il posto a favore di Subasic.

Ritorna in Italia e mette insieme altre dieci presenze con la casacca della Samp, prima del definitivo salto di categoria, con lo sbarco al Manchester United, in Premier League. Con i Red Devils si consacra, perlopiù impiegato nelle manifestazioni collaterali al campionato inglese (F.A. Cup e League Cup) e nelle coppe europee (Europa League e Champions), scende complessivamente in campo 61 volte in sei stagioni.

Protagonista della marcia europea verso il titolo nel 2017, Romero si prende anche la maglia numero uno della nazionale argentina, con la quale aveva esordito nel 2009 sotto la guida di un certo Diego Armando Maradona, scendendo in campo ben 96 volte (tutt’oggi è portiere con il maggior numero di presenze con la casacca della nazionale argentina) e tendendo la rete inviolata quasi la metà delle stesse (47 volte).

E poi, una volta svincolatosi dal Man. United e con ormai la MLS nel destino, arriva un’altra chiamata americana, ma quella del presidente Niederauer, e così tutto cambia.

“È la settima volta che vengo a Venezia. A mia moglie piace tanto, ricordo ancora che una di queste volte mi disse: “Magari un giorno giocherai con la squadra di questa città””. E, come si sa, al cuor non si comanda.

Con Venezia (e non più la MLS) nel destino, “El Chiquito”, che tanto ragazzino ormai non lo è più, visto che ha compito 34 anni a febbraio, arriva in laguna per lasciare il segno, perché, come da lui stesso ammesso “di certo non sono venuto per fare una passeggiata per Venezia, ma tutto il contrario: vengo qua per giocare”.

Romero si candida quindi a una maglia da titolare che dovrebbe essere sua senza particolari problemi, perché avere una figura del genere a guidare la squadra potrebbe essere quel valore in più che permette al Venezia di fare un decisivo scatto verso la salvezza, o forse verso qualcosa di più grande.

“Penso che sarebbe bello non lottare solo per la salvezza, ma per arrivare tranquilli a metà classifica”.

Lo pensiamo tutti caro Sergio. Ma ora non resta che dimostrarlo, a suon di parate.