Venezia, Antonelli: "Per Stroppa prese decisioni non istintive"

24.09.2026 13:18 di  Flavio Zane   vedi letture
Venezia, Antonelli: "Per Stroppa prese decisioni non istintive"

Intervenuto in conferenza stampa, ha parlato il direttore sportivo del Venezia, Filippo Antonelli. Di seguito l'apertura del dirigente del club arancioneroverde e le successive riposte alle domande poste dai giornalisti.

"Bisogna parlare di questo momento dopo cinque giornate, un momento di difficoltà di cui voglio parlare con grande senso di responsabilità e lucidità. Credo sia giusto in questo momento dare una direzione, come ho sempre fatto, perché ho sempre ragionato in questa maniera. Ho sempre pensato di dare una direzione da quando siamo partiti e sono diventato dirigente di questa società quando eravamo nei piani bassi della Serie B. Ora, che siamo in Serie A, dobbiamo difendere questa categoria con grandissima forza e senso di responsabilità.

La classifica dice oggi zero punti dopo cinque giornate: è un dato oggettivo. Non è la partenza che desideravamo. Sicuramente ci aspettavamo delle difficoltà, ma i risultati che abbiamo ottenuto sono andati oltre le aspettative. Quindi, le difficoltà sono state maggiori rispetto a quelle che ci aspettavamo. Nessuno è soddisfatto: non lo è la società, non lo è la presidente Francesca Bodie, non lo sono io e non lo è il mister, non lo sono i calciatori e sicuramente non lo siete voi e non lo sono i nostri tifosi. Quindi, dobbiamo cominciare a trasformare il nostro lavoro in risultati. Però, è proprio nei momenti di difficoltà che bisogna mostrare solidità in un club e la lucidità e la responsabilità di chi lo guida. Per questo motivo, in questi giorni non ci sono state decisioni istintive, bensì dei ragionamenti e dei confronti, analizzando tutti gli scenari che ci hanno portato alla conferma di Giovanni Stroppa.

Per il ruolo che ricopro, per la responsabilità che sento nei confronti del club e per il rispetto dei nostri tifosi, dopo cinque sconfitte sarebbe stato sbagliato non fermarsi ad analizzare tutti gli scenari e a capire qual è la decisione migliore da prendere. In questi giorni vi assicuro che siamo stati più all'interno che all'esterno, con un confronto continuo con la proprietà e non abbiamo provato a trovare il colpevole, ma abbiamo cercato di capire che cosa fare meglio. Tutti quanti, con la proprietà e con il mister, abbiamo analizzato cosa potevamo fare meglio e qualcosa di buono l'abbiamo iniziato a vedere con la partita contro la Lazio, miglioramenti incoraggianti. Per questo abbiamo deciso di prenderci il tempo necessario, informando anche Stroppa che c'erano dei ragionamenti in corso, in massima trasparenza con lui, prima di arrivare alla comunicazione ufficiale di martedì sera.

Non dovevamo dare una risposta veloce all'esterno, bensì la risposta più giusta per il Venezia. Dovete sapere che comunque Giovanni Stroppa non è stato messo da parte, ma regolarmente ha allenato la squadra lunedì e martedì. Anche dalla squadra sono arrivati dei segnali incoraggianti e le parole del capitano e dei giocatori più esperti o legati a questo progetto hanno fatto capire che sono con l'allenatore, che credono nel progetto e nei valori della rosa. Adesso però le parole devono lasciare spazio ai fatti e la fiducia deve essere trasformata in senso di responsabilità.

Qui torno alla partita contro la Lazio, perché abbiamo dimostrato, nelle prime quattro giornate, due buone prestazioni e sinceramente dei passi indietro contro Frosinone e Fiorentina. La partita con la Lazio ha dimostrato qualcosa di diverso: una solidità difensiva migliore e il fatto che gli abbiamo messo in difficoltà una squadra forte e ben allenata. Tuttavia, questo non basta e non ci deve bastare. Io non voglio che una prestazione migliore sia un modo per giustificare i non risultati; non lo voglio assolutamente. Non siamo alla ricerca di buone prestazioni, ma di punti fondamentali per i nostri obiettivi. Quindi, mi aspetto che la partita con la Lazio sia una base e un punto di partenza già dalla prossima giornata.

Voglio fare un passaggio da Stroppa e le prestazioni, alla proprietà, la dirigenza e l'unità di pensiero. In questi giorni ho letto e ascoltato interpretazioni secondo il quale ci sono dei dubbi da parte della proprietà e del presidente sul mio lavoro e che ci sono divisioni all'interno del club. Lo dico con grande serenità: non è così. Il rapporto con la proprietà è forte, c'è fiducia e siamo in costante e quotidiano contatto. Abbiamo un unità di pensiero su quella che deve essere la direzione del Venezia. In questi giorni abbiamo analizzato tutti gli scenari e abbiamo fatto delle valutazioni e quello che è stato deciso è stato fatto insieme. Perché il confronto non vuol dire che siamo divisi, anzi, il confronto è giustamente un'assunzione di responsabilità delle decisioni. Quindi, mi sento di ribadire che la riconferma di Giovanni Stroppa è stata presa in piena condivisione con la proprietà. C'è un unico criterio davanti a tutti, che è bene del Venezia FC. 

Ritornano a quella che deve essere una società forte e ambiziosa, passo a quello che l'argomento del mercato. Abbiamo fatto un mercato importante e ambizioso, con un obiettivo preciso: rafforzare la rosa e renderla competitiva per quelli che sono i nostri obiettivi. Abbiamo cercato di costruire un mix di giovani, giocatori di Serie A e giocatori che hanno un profilo internazionale. Come sempre, abbiamo patrimonializzato e cercato di creare, nella speranza che diventeranno un futuro valore per il Venezia. Tutto questo è stato possibile grazie agli investimenti di una proprietà forte e ambiziosa e che ha dimostrato concretamente di mettere il Venezia nelle condizioni di competere per il proprio obiettivo. Però, voglio chiarire anche questo: aver fatto un mercato importante e ambizioso per quelli che sono i nostri obiettivi non vuol dire che adesso dobbiamo vincere o dominare tutte le partite di Serie A, dove ci sono altrettante rose competitive.

Sappiamo che abbiamo una proprietà ambiziosa e che abbiamo fatto un mercato importante per i nostri obiettivi, ma poi la Serie A ci sta insegnando che dobbiamo avere grandissimo rispetto per le altre squadre. Ogni cosa non ti viene regalata, ma la dobbiamo conquistare giorno dopo giorno. Quindi, per me il valore di una squadra non si deve dichiarare, ma si deve dimostrare. Prima di fare questo, non ci dobbiamo dimenticare di quello che è il nostro percorso.

Non è mio uso rifugiarmi nel passato, ma dobbiamo sapere cosa siamo stati per capire cosa vogliamo essere e dove vogliamo arrivare. Negli ultimi anni, il Venezia sotto la mia dirigenza ha conquistato due promozioni e, purtroppo, una retrocessione combattuta fino alla fine del campionato. Abbiamo vissuto momenti difficili e momenti straordinari, con un valore che ci ha sempre contraddistinto: la volontà di costruire un club solido, equilibrato, anche dal punto di vista economico, e una cultura calcistica. Quest'ultima, così come la professionalità e una società strutturata per restare ad alti livelli sono i tre pilastri che oggi compongono il Venezia.

Abbiamo cercato di crescere senza perdere il contatto con la realtà; abbiamo lavorato ogni giorno con una cultura fondata sull'impegno, sulla competenza e la consapevolezza che nel calcio nulla è regalato. Lo abbiamo fatto quando siamo retrocessi e anche nei momenti più belli come la fantastica promozione della scorsa stagione, continuando a investire sulla squadra e sulle strutture per far crescere ulteriormente il club. L'equilibrio non significa mancanza di ambizione, ma costruirla su fondamenta solide. Questo è il Venezia che abbiamo cercato di costruire e quello che dobbiamo continuare a essere.

Ho sempre detto una cosa, ovvero che per me la Serie A non è una semplice categoria, ma uno stile di vita. Significa la ricerca quotidiana dell'eccellenza, di alzare costantemente il livello del lavoro, delle strutture, dell'organizzazione, della squadra e delle persone. Significa essere ambiziosi senza perdere il contatto con la realtà. Cinque partite non possono cancellare il lavoro, gli investimenti e il percorso costruito. Devono invece ricordarci una cosa: in Serie A niente è regalato. Bisogna conquistarsi ogni punto: questo è esattamente quello che dobbiamo fare, con il nostro DNA battagliero, con passione ed equilibrio, quando vinciamo e, soprattutto, quando perdiamo. Questo è quello che voglio vedere dai calciatori, dai dirigenti, dal mister e dal suo staff, perché, come ho sempre detto, questa società porta un nome che è un patrimonio per questa città, che è quello di Unione. Proprio l'unione è quella che si deve vedere nei momenti di difficoltà.

In questi giorni, voglio essere sincero, esclusi i nostri fantastici tifosi, che ho incontrato per strada, nei club e vicini al Penzo, ho fatto più fatica a percepire questo senso di unione da parte di una parte della stampa. Invece, dai tifosi ho ricevuto tantissimo, facendomi sentire il loro calore, la loro fiducia e soprattutto la volontà di uscire insieme da questo periodo. Per me questo ha un valore enorme e c'è un immagine con cui posso spiegare bene questo momento. Fino a poche settimane fa eravamo tutti sulla stessa barca, quella della promozione e dell'entusiasmo, dell'ambizione e del mercato. Oggi è arrivata la prima vera e propria mareggiata e ho avuto qualche volte la sensazione che qualcuno abbia già iniziato a guardare alle scialuppe, come se questa barca stesse affondando. Il Venezia non sta affondando; il Venezia è un club solido, con una proprietà forte, una dirigenza unita, una squadra in cui crediamo e, soprattuto, sa dove vuole andare.

La critica fa parte del calcio ed è legittima, ma un conto è analizzare e criticare parlando di cose oggettive, mentre un altro è far credere che ci siano delle divisioni all'interno della società o cose che non vanno oltre il calcio. Questo, per me, non fa tanto male a me stesso, ma fa male al Venezia. Per me siamo tutti liberi di avere opinioni differenti, però penso che poi, di fatto, tutti quanti vogliono vedere reagire il Venezia e conquistare punti.

Anche quando siamo retrocessi, ho detto una frase che poi è un pò diventata parte della nostra identità, ovvero che abbiamo perso la categoria, ma non la rotta, la stessa ci ha riportati in Serie A. Oggi siamo in una difficoltà diversa, che possiamo chiamare mareggiata. Lo dicono i risultati e non ho nessun problema a riconoscerlo. Però, avere una turbolenza o una mareggiata non significa assolutamente non avere una direzione. Da queso punto viene fuori un pò la mia responsabilità e io so esattamente dove dobbiamo andare. So esattamente cosa abbiamo costruito, che cosa vogliamo diventare. Credo nel progetto tecnico e nella squadra che abbiamo costruito, così come nell'allenatore e il suo staff, nella dirigenza del Venezia e soprattutto nel percorso che deve fare e, quindi, la sua direzione.

Da oggi in poi la responsabilità non sarà raccontare quello che abbiamo fatto, ma dimostrare quello che dobbiamo fare. La responsabilità non deve essere paura, ma coraggio, lucidità, continuando a lavorare per quella che è la nostra direzione, che è mantenere la categoria. Sono stato un pò lungo, ma ci tenevo a mostrarvi tutti gli appunti di questi ultimi mesi".

Hai parlato di mareggiata: quali sono le motivazioni che hanno portato il Venezia a subirla? Quali sono le indicazioni che chiederai o che hai già concordato con Stroppa?

"Come ho detto all'inizio, ci aspettavamo delle difficoltà, ma queste sono state superiori alle aspettative in termini di risultati. Chiaramente, zero punti in cinque partite ha fatto in modo che arrivasse una mareggiata. Detto questo, penso che Stroppa debba ripartire ddalla partita con la Lazio, quando ha dimostrato più solidità. Mi aspetto da lui, da tutto lo staff e dai calciatori di andare avanti con la sua identità, ma con in più di dimostrare solidità difensiva, quella che in parte si è vista con la Lazio".

[IN AGGIORNAMENTO]