Ecco a voi il nuovo episodio de “Tutti gli uomini di Paul Kalkbrenner”

06.12.2021 14:03 di Manuel Listuzzi   vedi letture
Ecco a voi il nuovo episodio de “Tutti gli uomini di Paul Kalkbrenner”

UNA DOMENICA DA MOSCONI

VENEZIAMESTRE 3 – HELLAS VERONA 4

Germano Mosconi, uno dei maggiori interpreti della chancon veronese al pari di Gaio Valerio Catullo, amava esprimere i non del tutto infrequenti momenti di sconforto invocando in modo spesso irriguardoso gli abitanti del creato ed il suo frontman in particolare. Destino vuole che il nostro autoproclamato compito sia però quello di cercare di analizzare in modo semiserio le gesta della nostra amata squadra, più che lasciarsi andare ad imprecazioni vigorose e irriverenti e vorremmo quindi portare le nostre disquisizioni su orizzonti un po’ più ampi, anche se magari altrettanto confusi. Chi tifa Unione da un discreto gruzzolo di partite, sufficienti a ricordare un Pergocrema in versione grande Ungheria maramaldeggiare al Penzo, o un temerario Union Quinto scacciare nell’Ade le speranze di ritorno al calcio professionistico sbattendoci fuori dai play off, sa benissimo che quando i nostri colori scendono in campo di scontato non ci sia proprio un dannato niente, a parte il fatto che qualsiasi vento a nostro favore possa venire rovesciato con la forza di una grandinata estiva da un momento all’altro. Ma lo sa anche chi alla squadra si è avvicinato in tempi più recenti, fosse anche la sola era zanettiana (San Paolo da Valdagno deve avere un passato da emo), perché in modo quasi paradossale nel migliore momento della nostra storia recente si sono concentrati una serie di eventi clamorosi di quelli che fiaccherebbero il morale anche al più navigato dei mental coach. Vada per gli innumerevoli gol presi a tempo più scaduto delle patatine dal bar da Aldo, vada seppur con difficoltà l’uno due micidiale in pieno recupero degli amaricanti amici salernitani, ma il cazzotto preso oggi supera veramente ogni più fosca immaginazione. Non ce lo meritavamo: come popolo, persone, esseri viventi, o anche solo come gianduiotti da passeggio. Ma più in generale, credo che qualsiasi amante di una squadra di calcio, di qualsiasi efferatezza possa essersi macchiato, non meriti una sconfitta dopo essere stati sopra di tre gol all’intervallo, meno che meno se in un derby, men che meno al cospetto di una squadra che mi ha sempre suscitato meno simpatia di Martufello. È una mazzata ragazzi, ce lo possiamo tranquillamente dire ora che siamo tornati tra di noi, ora che le visualizzazioni dei nostri post scenderanno in modo proporzionale all’aumento dei “te l’avevo detto”, dei “dovevamo comprare Alex Schwarzer da svincolato e Jennifer Lopez ad annunciare le formazioni”, o dei tanti, troppi ghigni che nella nostra città dovremo affrontare di petto già domani mattina a lavoro, per strada, alla sagra del camoscio d’oltralpe, magari sfoggiati dall’amico o collega che fino a due settimane fa iniziava a parlare della squadra con simpatia, se non addirittura empatia. Ma se la rosa è una rosa è una rosa è una rosa, al tempo stesso la vita è la vita è la vita è la vita, e non è sinceramente nostro intento prendercela con gli occasionali e gli ultimi arrivati, perché nell’appassionarsi presto o tardi non c’è niente di male. Ad esempio da giovincello mi appassionai a Dawson’s Creek quando ormai era sulla bocca di tutti, e Peacy mieteva più consensi a livello umano di Papa Francesco o di Mario Draghi all’esordio da premier. Come rialzarsi da una piastrellata sui denti del genere? Se fossi Livio Sgarbi direi che come prima cosa è necessario stare sul pezzo, soprattutto noi tifosi. Sacrosanto essere arrabbiati e dimostrarlo, ma in modo corretto e mai disfattista, farlo sarebbe un grave errore. “Dignitosamente incazzati” direbbe Biggioggero. Perché, per scomodare un altro protagonista indiscusso di “Un Giorno in Pretura”, Andrea Alongi, l’Unione del primo tempo è stata bella da Dio che neanche una Mazda. Voglio proporvi un gioco. Prendiamo la classifica, per essere modesti, dalla quattordicesima posizione in giù: non troverete mezza squadra che abbia giocato anche solo dieci minuti come i nostri primi quarantacinque, mentre se ne troveranno invece in abbondanza che abbiano giocato di merda come il nostro secondo tempo, anche partite intere. Non possiamo né dobbiamo dimenticare la prestazione monstre di Henry, capace di mettere dopo una decina abbondante di minuti una sponda al profumo di biancospino che Ceccaroni insaccava stirando in avanti il suo piedino. O il redivivo figlio di John, che dopo essere entrato al posto dell’infortunato Okereke scatenava sul prato del Penzo le Erinni in persona prima di servire un delizioso assist al boscaiolo sloveno, che insaccava così il primo gol in serie A. O la beffa orchestrata da Henry, che pigliava deliziosamente per il naso Montipò uccellandogli il pallone per il tre a zero che presagiva trionfo. O la quasi doppietta del francese, con la parabola arcobaleno che sibilava l’incrocio dell’ingenuo portiere scaligero. Se ci ficchiamo in testa che possiamo e sappiamo giocare così, non avremo nulla da temere, iatture del destino incluse. Chiaro anche che se però giochiamo come nel secondo tempo saranno dolori, ma questo credo che lo sappiano tutti, dai gradoni del Penzo alle lavanderie del Taliercio. Perché è davvero incredibile la trasformazione che ha coinvolto tutta la squadra: Romero, autentico gatto nel primo tempo, si è trasformato in Gato Panceri, sfarfallando palloni sanguinosi sulle note di “tu sei miaaaaaaaa quando vuoooooi”; Ceccaroni, che ha commesso il primo grosso errore da quando veste i nostri colori, decidendo scelleratamente di farsi cacciare per parare un tiro che con il senno del prima, durante e poi era il caso di lasciare entrare dentro con gli onori che si riservano solo ai grandi sovrani asiatici. E tanti, troppi altri risucchiati in un vortice di paura e imprecisione, mentre i tracagnotti dal nome da liceo classico prendevano fiducia per induzione altrui, più che per propria resurrezione. Perché diciamolo nettamente, farsi rimontare in questo modo è solo una forma incommensurabile di autolesionismo, non ci si può appellare alla bravura altrui, ma non ha neanche forse più senso ripeterlo. Ci piacerebbe pensare piuttosto che oggi abbiamo posto le basi per la nostra salvezza. Perché il Mister ha sempre trovato il modo di far reagire la squadra dopo i tanto celebrati bagni di umiltà delle scorse cronache. Perché la squadra c’è, al di là delle tremende mutazioni. E poi dobbiamo esserci tutti noi, tenendo ben stabili i piedi sulla baracca, mettendo da parte una bottiglia di novello e delle castagne calde che divideremo volentieri quando in molti torneranno a salire sul carro dei vincitori.

FORZA RAGAZZI  

IL PAGELLONE

ROMERO: difficile valutare le prestazioni odierne, perchè quasi tutti ricadrebbero nella definizione Doctor Jekyll & Mr Hyde; il Sergio nazionale maramaldeggia nel primo tempo, ma nella ripresa prima si impapera sulla sfortunata deviazione di Henry, poi esce alla mai dire banzai nell’azione che porterà al rigore e all’espulsione. Altri quattro meloni da cogliere in fondo al sacco, peccato però per quel rigore quasi preso. DARGEN D’AMICO voto 5

MOLINARO: riesumato dalla sua teca di salamoia sfodera una prestazione da ragazzino spensierato arrivando sul fondo con la leggerezza con cui Fabio Volo pubblica romanzi; sarebbe una bella storia, ma non è giornata di belle storie. MORTE A VENEZIA voto 6

CECCARONI: prestazione fotografia del pomeriggio arancioneroverde, con un primo tempo sopra le righe consacrato dalla seconda tacchetta stagionale, e una ripresa da incubo con la sua stoppata cestistica che spalanca le porte dell’Inferno direttamente al Penzo. LA NONA PORTA voto 5

CALDARA: anche lui si ritrova in balia degli eventi assieme ai compagni di zattera, ma a naso senza responsabilità evidenti. La procura chiede l’archiviazione. IL SILENZIO DEGLI INNOCENTI voto 6

MAZZOCCHI: in versione pendolino per una cinquantina di minuti, è poi stremato e viene richiamato ai box per assistere in prima fila all’evocazione dell’anticristo. PITCH VIEW voto 6 - EBUEHI: entra in un tripudio di treccine senza però dare sostanza alle grandi aspettative che circondano la sua acconciatura. ARBITER ELEGANTIAE voto 6

VACCA: a tratti poetico per capacità di gestione e recuperi in mezzo al campo, ma la tenuta atletica è quella di un pensionato che guarda i lavori ai cantieri, e quando si fa una certa è ora di andare al bar con la ghenga per l’ombra delle 9 a.m. QUOTA 100 voto 6,5 - TESSMANN: per quanto si possa avere stima del potenziale futuro di questo ragazzo, penso che fossero davvero pochi coloro che al suo ingresso in campo nutrissero particolari speranze nella sua capacità di spaccare la partita. E infatti avevamo ragione. PLACEBO sv

CRNIGOJ: il leone che non ti aspetti parte titolare nonostante qualche recente prestazione vieppiù melliflua, sputa il cuore sul campo da gioco per novanta minuti timbrando il primo gol stagionale e continuando a lottare anche da solo fino alla fine. DOMEN OMEN voto 7

KIYINE: come da copione per il tipo di giocatore alla Barney Stinson quale pare destinato a diventare, sale in cattedra quando le cose girano bene ed è il primo a dissolversi nella rugiada quando il gioco si fa duro. MATTEO SALVINI voto 5 - BUSIO: entra quando la frittata è già sfavillante nella padella e basta solo apparecchiare la tavola, sovraintende con perizia alle operazioni. MAGGIORDOMO voto 6

ARAMU: come sempre faro delle giocate offensive grazie al piede benedetto dalle Muse con cui scodella assist e traversoni abbondanti come la manna di biblica tradizione, deve sacrificarsi per ricompattare il reparto bucato dalla sciarbordata di Ceccaroni. PAWN SACRIFICE voto 6,5 - SVOBODA: giusto il tempo di fare un cenno a Caldara per dire che è tutto ok, che ci stiamo dentro, poi il mondo lo travolge in una spirale di amarezza quando manda in porta due volte il centravanti avversario. Su con la vita, ci saranno giornate migliori. CRIMINE PERFETTO voto 5

OKEREKE: un riscaldamento su ritmi mirabolanti, una partitella straordinaria e tocchi di classe da vendere. Poi si parte, ma il muscolo dice no. NO voto sv - JOHNSEN: subentra praticamente subito e si riscopre un Iradiddio dei tempi andati che neanche Fabian Valtolina e Babù; protagonista della prima frazione favolosa della squadra, nella ripresa vuoi per questo vuoi per quello non riesce a ripetersi, lasciandosi dolcemente morire nella risacca. SALMONE AFFUMICATO AL FAGGIO voto 6

HENRY: il mister gli aveva dato fiducia e lui ripaga con un assist da vero lungagnone d’area di rigore e un gol da rapina a mano armata, oltre a tanta lotta e tanto fisico: tutto ciò che ci si aspetta da lui. Più che le eccessive critiche merita un caldo abbraccio e tanta fiducia. THIERRY SCANSATE voto 6,5

ZANETTI: tanto belli eravamo sotto il sole del primo tempo, tanto male si è fatto nell’oscurità della ripresa, dove tutto ciò che poteva andare storto è andato un po’ più storto di quanto ci si potesse aspettare andasse storto, ma dopo una sconfitta così non ci sono alibi che tengano, bisogna raccogliere i cocci e tentare di trovare un senso; ci si può e ci si deve rialzare subito, e decidere finalmente cosa vogliamo fare da grandi. Io per esempio volevo fare l’Usciere. PIRRO voto 5,5