Ecco a voi il nuovo episodio de “Tutti gli uomini di Paul Kalkbrenner “

17.01.2022 11:25 di Manuel Listuzzi   vedi letture
Ecco a voi il nuovo episodio de “Tutti gli uomini di Paul Kalkbrenner “

IN GUERRA E IN AMORE OGNI BUCO È TRINCEA

VENEZIAMESTRE – EMPOLI 1-1

Ci perdoneranno i nostri stimati e pazienti lettori per la raffinatissima massima d’apertura, che sembra fuoriuscita da una tavolata di avvinazzati o da una serata al pianobar del sempre elegante Umberto Smaila; è un’immagine forte, vagamente maschilista e al tempo stesso potenzialmente gay friendly, seppur al 50%, però rende. Perché se alla vigilia ben pochi si sarebbero privati del proprio sangue per mettere la firma su questo punticino, il fatto di aver mosso la classifica nel soleggiato pomeriggio del Penzo significa davvero tanto, specialmente pensando che al termine dei primi 45 minuti eravamo belli che impacchettati in un cassonetto dell’umido della periferia romana, con tanto di cinghiali a trotterellarci in intorno in cerca di qualche avanzo da gustare. Peccato, perché Empoli, famosa in tutta Italia per la sua “E”, da queste parti evoca riverberi d’amore e gioie lontane: il tacco di Maniero, il rigore di Brivio, le vittorie nella nebbia e i pallonetti di Mazzocchi, senza mai dimenticare gli strepitosi dieci minuti di “veni vidi vici” Gherard Poschner. Che la giornata non sarebbe stata tutta rose e fiori si era cominciato ad intuirlo fin da giorno prima, quando nel classico giro di tamponi, offerto ormai dai ristoranti a fine cena al posto degli amari, in quattro venivano beccati positivi al coviddi. Chi fossero però gli sventurati lo si accertava per esclusione solo alla lettura della formazione che l’Apostolo di Valdagno aveva apparecchiato per questa sfida dal sapore di ultima spiaggia e che vedeva, oltre al ritorno del buon Lezzerini tra i pali, sua freschezza Molinaro e trottolino amoroso Ampadu Apadada improbabili terzini, il Raffaele Sollecito di Birmingham Tessman confermatissimo in cabina di regia, lo stucchevole Kiyine a ispirare se stesso tra le linee e l’archi star Nani spedito ad assaporare una prematura panchina e l’umidità di Sant’Elena. Formazione raffazzonata a parte, ci si aspettava un inizio all’arma bianca dell’Unione, sospinta da un pubblico in versione pochi ma buoni (molto meglio così rispetto alle frotte di milanisti autoctoni di domenica scorsa), ma che invece si ritrovava ben presto intrappolata nella ragnatela costruita con sapienza da Andrea Zzoli o, per dirla alla Zanetti, in preda fantasmi mentali che, come ogni buon fenomeno paranormale che si rispetti, non trovano alcuna spiegazione razionale. L’Empoli così assumeva ben presto le sembianze del Real Madrid di turno e sfiorava a ripetizione il gol con una serie di conclusioni che dalla prospettiva della Curva Sud costringevano il sottoscritto a vedersi passare davanti la propria vita almeno una decina di volte, roba che se domani mi chiedeste cosa ho combinato a due anni e mezzo d’età saprei dirvi anche quante volte mi sono tagliato le unghie dei piedi. I nostri a dire il vero più che in crisi mentale sembravano reduci da un tour di Coffeshop e musei nel cuore di Amsterdam, oscillanti tra un atteggiamento al limite dello smonato ed improvvisi attacchi di nervi. Molinaro era irriconoscibile, Cuisance intraprendeva una personalissima battaglia alla ricerca del cartellino rosso, Kiyine si impelagava in personalismi ben oltre l’irritante, prima di lasciare Zurkowski completamente libero di prendere la mira, spedire cartoline del Ponte di Rialto agli amici in Polonia, ricamare un cuore a punto croce e insaccare la rete del vantaggio che gelava gli animi già gelati del Pierluigi aviatore. Il più incazzato di tutti era sicuramene il Profeta della valle dell’Agno, il quale, lanciando una neanche troppo subliminale minaccia di morte violenta ai suoi discepoli, al trentacinquesimo minuto spediva sotto la doccia l’abulico Tessmann e la meringa di Verviers per fare spazio al Casanova del beneventano Vacca e Scooby-Doo Okerke. Tra un rantolio e l’altro di giocatori empolesi, inclini al bel gioco almeno quanto alla simulazione di attacchi epilettici, si concludeva il primo tempo e se credete che la fila al bar per la birra dell’intervallo sia cosa sgradevole, provate ad immaginarvi cosa deve essere stato per uno dei nostri quel quarto d’ora rinchiuso in spogliatoio in balia agli improperi del venerabile Mister. Non è un caso infatti che al rientro in campo i leoni mostravano da subito un piglio decisamente diverso e l’Unione iniziava a caricare a testa bassa alla ricerca del pareggio: erano passati solo pochi minuti che Okerke tutto solo sparava alto di testa una palla che chiedeva solo un po’ di amore e una parola di conforto. La pressione d’oro stellata cresceva col passare dei minuti, ma nulla sembrava schiodarsi, niente sembrava poter essere come prima e così il Siddharta di Valdagno si giocava il tutto per tutto inserendo Salvador Nani al posto del giovane sambuca. Il lusitano in due minuti dava una lezione ai compagni di cosa vuol dire aver giocato una ventina d’anni ai piani alti del giuoco del pallone. Perché nel calcio come nella vita, il confine tra essere un coglione ed essere un genio è veramente sottile. Potremmo anche dire che il genio, tutto sommato, altro non è che un coglione che ce l’ha fatta. E siccome il calcio è un gioco semplice, potrai anche saper palleggiare con le arance, alzarti la palla con un peto e inarcare alternativamente sopracciglio destro e sinistro mentre mangi uno yogurt, ma poi arriva il momento che di quella palla te ne devi liberare, e il modo in cui te ne liberi tante volte vale molto, molto di più di tutte le straordinarie qualità sopra elencate. Le cose sono andate più o meno così: palla a Nani, passaggio al compagno libero, la palla torna a Nani, tocco di prima per Okereke, gol. Un uno due, un triangolo, un passaggio, chiamatelo come volete, mica una sforbiciata sotto il sette. Semplicità perbacco, per i giochi di prestigio ci sono gli eredi della divina Moira Orfei. La rete galvanizzava pubblico e squadra, che, finalmente tornata in possesso del proprio midollo spinale, spingeva con generosità alla ricerca del gol della vittoria, sfiorandolo a dirla tutta in almeno un paio di occasioni. Va detto però con la stessa onestà di chi è fuggito alle avversità della vita che una vittoria, per quanto fondamentale, ci avrebbe premiato ben oltre i nostri meriti. Che punto sia allora, “un buon punto” come amava dire Gianfranco Bellotto. Buono perché dietro si corre sempre a piccolo trotto, perché i punti pesano tutti e perché si è riusciti a muovere la classifica dopo un primo tempo orrendo. Ci sono state due partite, divise da un intervallo, da una sfuriata, da una intuizione. C’è un mercato ancora in corso che qualcos’altro potrebbe portare, anche se quello che ad occhio nudo sembra mancare di più, un vice Vacca (il cui ingresso ha cambiato la partita come l’avvento di Gesù per i cristiani) probabilmente non arriverà, né da qui, né dalla Scandinavia, né dalla serie B del Belize. C’è soprattutto ancora tantissimo da giocare, da soffrire, in definitiva da vivere. Con la speranza che i ragazzi abbiano capito e che quanto visto nel primo tempo non si veda più.

AVANTI UNIONE

IL PAGELLONE

LEZZERINI: la sferzata di positività che colpisce la laguna fa sì che l’uomo ragno dei giusti ritorni finalmente titolare in campionato; è proprio grazie alle sue manone magari un po’ rugginose ma solide quanto basta se la baracca non è crollata sotto i colpi di un Empoli che per 45’ è sembrato il Real Madrid. UOMO DI LATTA voto 6,5

MOLINARO: un altro piacevole regalo della quarantena, l’ottuagenario terzino sinistro in odore di naftalina non è però nella migliore delle sue giornate e i toscani dalla sua parte sfrecciano come butteri della maremma. COWBOY BEPOP voto 5,5 - NANI: un cambio che dà il mal di testa ai vari addetti ai lavori che devono interpretare le formazioni di mister Zanetti cangianti come le scale di Hogwarts; il primo pallone che tocca è un colpo di tacco con finta di sopracciglio, il secondo è l’assist per Okereke. Se il buon giorno si vede dal mattino. CALSCIO BAILADO voto 6,5

CECCARONI: vede i sorci verdi per una cinquantina di minuti, con i toscani che sbarcando in area di rigore arancioneroverde come pirati maltesi, razziano, danno alle fiamme i villaggi, e quando capita segnano anche un gol; poi si sposta sulla sinistra e nonostante le sensazioni mortifere nel finale sfodera una prestazione commovente per tenacia. SHAKESPEARE IN LOVE voto 6,5

CALDARA: fonti certe ci riferiscono che Pinamonti stia ancora sul prato del Penzo nel tentativo di vedere un pallone. HOUDINI 6,5

AMPADU: avrà anche vent’anni, ma sembra aver capito meglio di molti quale tipo di carogna bisogna portare in campo in certe partite. Trova anche lo spazio per concedersi delle giocate sopraffine che vengono accolte dai difensori avversari con tutte le accortezze del tentato omicidio. SOPRAVVISSUTO voto 6,5

TESSMANN: dopo la prestazione positiva di Bergamo il Bayezid Yildirim di Valdagno gli riconsegna le chiavi del centrocampo salvo poi pentirsene dopo una mezzora in cui l’americano bazzica per il campo visibilmente provato dalle due ombre buttate giù a pranzo per bagnare le polpette. Colpa del semiproibizionismo americano, che non gli ha concesso di bere fino ai 21 anni. VITTIMA DEL SISTEMA voto 4,5 - VACCA: in regia Steven Spielberg gli fa un baffo, entra e dà un senso a un centrocampo che altrimenti un senso non ce l’ha. Ora speriamo che non si rompa più, perchè senza di lui sono camion di amarissimi cazzi. BIMBO DI VETRO voto 6,5

CUISANCE: gioca un primo tempo confuso e sembra mettercela tutta per spronare l’arbitro ad espellerlo; ma l’arbitro non ne vuole sapere, e allora lui si mette a giocare a calcio: è un moto perpetuo dotato di una tecnica degna del miglior istituto tecnico, e a meno che non abbia un fratello gemello intrufolatosi sul terreno di gioco, giureremmo che possieda il dono dell’ubiquità. THE PRESTIGE voto 6,5

CRNIGOJ: nel primo tempo sembra uno dei pochi a scendere in campo con la dovuta carogna nel cuore, e continua su questa saggia falsa riga per tutto il match. Un paio di palloni da lui calciati devono ancora toccare terra e sono ora nello spazio aereo bosniaco. ITA voto 6,5

KIYINE: scende in campo con la carica di un custode del cimitero di San Michele, abbinando la sua capacità sovrannaturale nel dribbling ad una serie di giocate in infradito degne di Gerri Scotti a Cancùn, e parlo per esperienza diretta. Sul gol, concede a Zurko Zurkovski le grandi pianure che i coloni americani avevano sottratto ai nativi. Mezzora di sgambata e via. SINDROME DI STOCCOLMA voto 4 - OKEREKE: è con questo spirito che si entra in campo, testa alta, coraggio nelle giocate e carogna nel cuore. Non è casuale che il gol del pari lo segni lui. MAI MULA’ TEGNI DUR voto 7

ARAMU: è lui a concludere con una scaloppina di sinistro una delle poche azioni degne di nota del nostro primo tempo; purtroppo anche oggi il genio è rimasto al calduccio nella sua lampada, aspettando tempi migliori. ORSO BRUNO voto 5,5 - BUSIO: giusto il tempo di scompigliarsi la folta chioma tanto basta da giustificare una lunga doccia e una meritata seduta dal parrucchiere. BIGODINI sv

HENRY: il suo nome nel dizionario francese è sinonimo di sportellate, quando finisce a terra spesso deve sorbirsi l’umiliazione dell’arbitro di turno che gli fa cenno di rialzarsi, a volte a ragione a volte in maniera francamente inspiegabile. Nella ripresa trova modo di sparacchiare in curva un colpo di testa ravvicinato che chiedeva solo amore e comprensione. GARGANTUA voto 5,5

ZANETTI: si prepara in un certo modo, allena in un certo modo, vuole giocare in un certo modo, poi trac, meno di 24h dalla partita e quattro titolari vengono relegati nelle comodità delle mura domestiche. Tutto da rifare. Si scende in campo incerottati e rimaneggiati, ma ciò non basta a spiegare la prestazione sconcertante del primo tempo. Per la prima volta in due anni, cambia rotta già dopo mezzora , pescando gli uomini giusti per rivoltare una partita che si poteva perdere 4-0 e che invece si è rischiato di vincere. È santo. Ma ora dobbiamo trovare il modo di tornare a vincere. RE PESCATORE voto 6,5