ESCLUSIVA - Volpi: "Novellino mi tenne a Venezia. Mazzarri e Nanami..."

23.06.2020 14:26 di Davide Marchiol Twitter:    Vedi letture
ESCLUSIVA - Volpi: "Novellino mi tenne a Venezia. Mazzarri e Nanami..."

“Ho sempre dato tutto ovunque sia andato, talvolta è andata bene, talvolta meno bene. Venezia rappresenta sicuramente un biennio positivo. Al primo anno ho avuto qualche difficoltà poi andò molto bene, anche il secondo anno lo ricordo con piacere anche se con tanti problemi" a parlare è Sergio Volpi, l'ultimo ospite del nostro Talk Show. L'ex regista nella chiacchierata ha voluto usare un po' la spada e un po' il fioretto, come era sua consuetudine fare quando era in campo. I tifosi arancioneroverdi lo hanno ricordato di recente premiandolo come miglior centrocampista degli ultimi quarant'anni della storia lagunare pur restando tra i Leoni per un periodo di tempo relativamente breve: "I cambi di allenatore hanno inciso non poco, avevamo tutte le possibilità di salvarci, probabilmente però c’erano difficoltà tra la società e l’allenatore quindi si optò in tempi brevi per un cambio. Però passare tra più allenatori porta a un cambio di idee di gioco, di allenamenti, difficile adattarsi in fretta…”

I tanti allenatori ruotati in panchina dopo Novellino purtroppo hanno forse fatto la differenza nella permanenza del Venezia in A, dopo un primo anno dove le cose sembravano essere cambiate dopo l'approccio difficile: “Quello che è cambiato è che abbiamo iniziato a far risultati, quando riesci a mettere in fila qualche risultato positivo ottieni fiducia, riesci a fare quelle cose che sul campo magari prima non ti venivano. Poi arrivò Recoba e riuscimmo a fare ancora meglio. Zamparini ci chiamò in sede per Novellino, confermo. Ci chiese “Lo tengo o non lo tengo?”. Gli dicemmo di tenerlo e andò bene. L’anno dopo non siamo stati interpellati su Spalletti, fu una decisione societaria. Poi arrivò Materazzi, poi di nuovo Spalletti, poi Oddo. Troppa confusione. C’era bisogno di stare lì con un allenatore e farlo lavorare, dopo cinque-sei partite non trovo tanto giusto cambiare un tecnico, ha bisogno di tempo per far capire i suoi metodi di lavoro. Tra Novellino e Spalletti c’erano tante differenze, non abbiamo avuto neanche il tempo di capire come volesse farci lavorare che arrivò Materazzi”

Con Novellino in laguna nacque una sinergia durata per tanti anni: “La sinergia nacque a Venezia dopo i primi mesi, perché inizialmente non giocavo molto. Nel mercato invernale avevo delle proposte e una l’avevo anche già accettata per andar via, fu proprio Novellino a convincermi a restare. Dopo iniziai a giocare con più continuità e anche quando andò via mi chiamò per seguirlo a Napoli. Alla Sampdoria si portò Bettarini, Pedone, Valtolina, Sacchetti, Bazzani, era uno che voleva determinati giocatori perché lo aiutavano a far capire agli altri quello che volevano ed era un vantaggio. Ho sempre seguito Novellino, con altri allenatori non è nato un feeling così importante. Però mi sono trovato bene con tutti, uno su tutti Orrico che mi lanciò in una Serie C abbastanza tosta in quegli anni. Novellino mi voleva anche al Torino e lo avrei seguito, ma la Samp non mi volle cedere. Sarei andato, perché il ciclo alla Samp forse era chiuso. Loro non mi vollero cedere e col senno di poi sarebbe stato meglio seguire Novellino al Torino. L’anno dopo arrivò infatti Mazzarri alla Sampdoria…”

E? “A tutti quelli che me lo chiedono dico che Mazzarri è un buon allenatore. Ci sono stati dei problemi tra me e lui che non riguardano il calcio e quando un allenatore va fuori dal calcio non va bene. Se a Mazzarri Volpi non piace come giocatore sta fuori senza nessun problema come ha sempre fatto, ma non mi doveva dire determinate cose. In campo è un buon allenatore, su questo nulla da dire”

Come compagno hai avuto un Iachini che correva tantissimo, con che tipo di compagno ti trovavi meglio a centrocampo? “Io ho sempre detto che erano gli altri che si dovevano adeguare al mio stile. Giocare con me non era semplice, non ho la corsa che hanno altri mediani, la grinta. Beppe se poteva mordeva le caviglie agli avversari. Io non mi tiravo indietro, ma non avevo la stessa cattiveria, era lui che doveva supportare me. Mentre lui correva io riuscivo a fare quel lancio di venti trenta metri, quando c’era da correre magari lasciavo fare Iachini, Pedone o Miceli al posto mio. Eravamo una buona squadra, forse potevamo addirittura fare qualche punto in più rispetto a quella salvezza tranquilla che poi è stata”.

Giocare con Recoba com'era? “Recoba sapevi che da un momento all’altro ti poteva far vincere la partita. Ricordo in particolare un 1-0 col Cagliari, una partita bloccatissima, poi Recoba a dieci minuti dalla fine battè una punizione e vincemmo. Quando hai giocatori così li devi sfruttare il più possibile”.

Ti senti ancora con gli ex compagni? “Ogni tanto sento ancora Valtolina e Pedone, con cui ho giocato anche alla Sampdoria. Poi con tutti se ci si rivede sul campo ci si saluta, ma quando capita. Con Pedone ci siamo rivisti poco tempo fa in una partita di beneficenza, i rapporti post carriera sono importanti”

Tutti a Venezia ricordano forse sopra alle altre quella sfida con l'Empoli... “Quella con l’Empoli fu una partita dal risultato clamoroso. Essere sotto di due gol con un uomo in meno dopo l’espulsione di Bilica… nell’intervallo ci fu un po’ di casino, c’era Zamparini in spogliatoio. Novellino ci difese. Tutto questo ci caricò e riuscimmo a ribaltarla. Rigiocandola dieci volte forse un paio di volte riusciamo a ripeterci… Da lì arrivò la svolta del campionato”

Nanami portò a Venezia una grande ondata mediatica, com'era come compagno di squadra? “Nanami non parlava una parola d’italiano, quindi si faceva un po’ fatica. Bisognava dargli del tempo e purtroppo quando giochi per non retrocedere non ne hai tanto, tecnicamente però era valido. Arrivava da un altro campionato, non conosceva ancora nulla, c’era poi Nakata alla Roma, si aspettavano subito un nuovo Nakata e così ha avuto delle difficoltà, se la situazione nostra fosse stata diversa secondo me per lui sarebbe stato un vantaggio avere tempo di inserirsi e far vedere le sue qualità”.

Forse non ci fosse stato un campione come Pirlo avresti potuto ottenere qualcosa di più, anche in ottica Nazionale: “Credo che per essere anche solo avvicinato a giocatori del calibro di Pirlo devi avere valori importanti, perché come lui ne nasce uno come cent’anni. Sfortunato non direi, certamente mi sarebbe piaciuto giocare in un top club, ma quando davanti hai uno come Pirlo tanto di capello. In quel ruolo è stato il più forte della storia recente insieme a Xavi del Barcellona”

Ti rivedi in un giocatore del calcio moderno dove forse il ruolo del regista classico sta andando un po' perdendosi? “Adesso qui a Brescia c’è Tonali che sta facendo molto bene, anche se lo vedo più mezzala, non proprio regista. Lo stanno facendo crescere bene lì e sono curioso di vederlo il prossimo anno in un, come sembra andrà, top club. Registi classici credo ce ne siano ancora, Jorginho, Verratti, Pjanic alla Juve. Qualcuno ancora c’è. Bisognerebbe fare qualche passo indietro nei settori giovanili, dove spesso si lascia un po’ perdere la tecnica in ottica risultato. Negli ultimi anni il calcio è diventato molto più fisico che tecnico”.

In aggiunta ai tanti risultati sul campo anche la tua famosa figurina introvabile ti ha reso noto a livello nazionale: “Ho conosciuto delle persone che quell’album lì lo hanno finito. Ho parlato con una persona che faceva quelle figurine lì, mi disse che per la richiesta talmente elevata non avevano quella mia e di Poggi, che quindi diventarono introvabili. Nemmeno io ce l’ho, però sono sempre stato più legato alle collezioni Panini”.

Forse oltre a te anche Corini poteva ottenere riconoscimenti ancora più importanti di quelli avuti. Ti vengono in mente giocatori che forse potevano ottenere di più? “Oltre a Corini mi viene in mente Baronio, forse ha fatto meno di quello che era nelle sue potenzialità. Forse andò alla Lazio troppo giovane e non riuscì a esprimersi appieno, ma i mezzi erano importanti. Io, Corini, Baronio, Piovanelli, Brescia ha tirato fuori diversi giocatori importanti, siamo passati tutti dallo stesso allenatore da giovani, ci faceva lavorare tantissimo sulla tecnica di base, spesso arrivavi al campo con due ore di allenamento di tecnica di base, una noia, però ci è servito molto. Questo vuol dire non guardare solo al risultato, bisogna far crescere i ragazzi per dar loro la possibilità di crescere e potersi poi un giorno confrontare con i giocatori di Lega Pro, B e A”.

Il Penzo è un tema caldo a Venezia in questi mesi, tra chi sottolinea il suo fascino e chi invece la sua scomodità: “Il Penzo è un bel catino, quando era pieno con la curva in festa era un bel bordello, per una squadra che deve salvarsi è una cosa che fa la differenza. Talvolta i difensori in area stavano attenti anche solo a sfiorarti perché nella bolgia l’arbitro stava un attimo a darti rigore. Non posso dire se sia da restare al Penzo o meno, ma sicuramente vedo la scomodità come un fattore secondario”.

Il Venezia lo segui ancora? “Il Venezia di adesso cerco di seguirlo il più possibile. Spero vivamente torni in A, è quella la dimensione che gli appartiene, ci è andato vicino due anni fa con Pippo Inzaghi, speriamo possa riuscirci. Ma non lo dico per tornare, io già in D ho i miei problemi (ride ndr)”.

Ora stai facendo l'allenatore: “Ho dato le dimissioni a fine novembre in Serie D, ero in disaccordo con la società. Certe cose fatico a digerirle, se sbaglio devo sbagliare con la mia testa non quella di altri. Ho preferito per rispetto dei giocatori e degli altri componenti della società dimettermi. Fare l’allenatore è più complesso perché devi ragionare con 25 teste, poi trovi quello che vuole giocare a tutti i costi, l’invidioso, l’arrogante. Non è per niente semplice metterli tutti d’accordo”