Pavan: "Venezianità fattore chiave per la promozione, veder segnare Bocalon nella partita decisiva è stata la ciliegina sulla torta"

06.07.2021 07:00 di Davide Marchiol Twitter:    vedi letture
Pavan: "Venezianità fattore chiave per la promozione, veder segnare Bocalon nella partita decisiva è stata la ciliegina sulla torta"
TuttoVeneziaSport.it
© foto di Luca Marchesini/TuttoLegaPro.com

Il Gazzettino ha raggiunto l'ex colonna Simone Pavan per parlare del Venezia e del presente del nativo di Latisana, alle prese con una partita molto più importante del semplice pallone. Queste alcune delle sue dichiarazioni: "Da un anno mi sono trasferito a Genova con la famiglia per stare accanto a mio figlio piccolo. E' ricoverato all'ospedale Gaslini e sta combattendo contro una grave malattia. Noi gli siano accanto e lottiamo con lui. Adesso va un po' meglio e comunque bisogna guardare al futuro con positività, dobbiamo andare avanti, sempre, senza paura".

La promozione.

"Vedere il Venezia conquistare di nuovo la serie A mi ha fatto un effetto speciale, perchè mi sono immedesimato con i giocatori, sapevo esattamente cosa provavano, era come fossi dentro la loro testa: la gioia, la festa, la voglia di vincere per conquistare un traguardo prestigioso. Tutto molto particolare".

Analogie tra il suo Venezia e quello di oggi.

"Sì, lo spirito. Ho visto parecchie partite e mi ha colpito lo spirito battagliero, un senso di appartenenza particolare, come era a quei tempi. Qui è uguale, grazie a un gruppo tosto, unito: è stato un piacere vederlo giocare, complimenti a Zanetti per come è riuscito a creare questa alchimia tra i giocatori".

L'importanza della venezianità.

"Ne sono convinto, perché nel vecchio Venezia c'erano molti veneti, a cominciare da me che sono veneziano. E i veneti non mollano, pur di arrivare al traguardo danno l'anima. Sono felice anche per Bocalon, vederlo segnare il gol decisivo è stata la classica ciliegina sulla torta, lui che è di Castello: mi sono emozionato vedendolo. Avere in dirigenza veneziani veri aiuta a capire chi sei e dove devi arrivare".

Le necessità per restare in Serie A.

"L'unione del gruppo. In B non perdi quasi mai, perchè sei forte e le sconfitte sono poche, invece in A puoi perdere anche filotti di partite. Ricordo che noi dopo la prima promozione ad un certo punto dell'andata eravamo ultimi, ma non abbiamo mai mollato. Poi arrivò Recoba, che per carità ci ha dato una grossa mano, ma se non c'era il gruppo non sarebbe bastato".

Il possibile problema di giocare lontano dal Penzo.

"Problema no, sono professionisti, che ci siano mille, diecimila o cinquantamila spettatori non cambia nulla. Ma di certo affrontare la A giocando al Penzo regala un orgoglio particolare, è un ambiente unico, speciale. Sperando anche che torni finalmente il pubblico e riparta tutto come prima".