Ecco a voi il nuovo episodio de “Tutti gli uomini di Paul Kalkbrenner “

14.05.2021 13:20 di Manuel Listuzzi   Vedi letture
Ecco a voi il nuovo episodio de “Tutti gli uomini di Paul Kalkbrenner “

VENEZIAMESTRE - CHIEVOVERONA 3-2

I PLAYOFF NON SONO UN PRANZO DI GALA

Nossignore, i playoff non sono un pranzo di gala, non sono un opera letteraria; non li si può fare con altrettanta eleganza, tranquillità, delicatezza. Proprio come la Rivoluzione. Ce lo ricordava il Grande Timoniere, un esperto in fatto di rivoluzioni; meno, probabilmente, in fatto di playoff. Ma non per questo voce meno autorevole. 

Quando si dice che una partita secca a eliminazione diretta può finire in qualunque modo, il più delle volte lo si dice più per un misto tra scaramanzia e ritualità diplomatica che per effettiva convinzione. Dietro la maschera da Italo Cucci, tutti noi in fondo coviamo delle convinzioni più o meno solide su come andranno le cose. Poi però bisogna fare i conti con i fatti, e i fatti, si sa, sanno essere capricciosi. Ne sia esempio il playoff delle 18.30, dove un Brescia in piena cavalcata delle Valchirie andava a mettere a ferro e fuoco il Tombolato sacrificando sull’altare dell’antico dio Gnaro l’umile Cittadella di Piagnetta Venturato. Questo almeno era ciò che tutti avevamo pensato. E invece i fatti, muse ispiratrici del capriccio, scardinano le nostre certezze e ci mostrano un Piagnetta che viaggia in prima classe verso la semifinale e gli Gnari tornare a testa bassa nella loro splendida città. Oibò.

Mentre da noi, tò chi si rivede? A due settimane scarse dal nostro ultimo piacevole incontro, si ripresenta al Penzo il Chievo, che ha strappato all’ultima giornata il biglietto per il playoff classificandosi all’ottavo posto. Il match è anticipato da una sana ed inevitabile dose di apprensione, aspettative, timori; ma al di là di scaramanzia e facciate diplomatiche, lo temevamo questo Chievo? La risposta probabilmente è sì e no. Sì, perchè è una squadra tosta, solida, con individualità di categoria superiore ed esperienza da vendere. No, perchè, in breve, due settimane fa gli abbiamo fatto un culo così. Insomma, sotto sotto siamo convinti di poterla portare a casa.

E così, dopo un’attesa snervante fatta di giorni che sono sembrate settimane, scocca l’ora X e sotto la pioggia e la frescura autunnale della laguna iniziano i nostri playoff. Che i playoff non fossero un pranzo di gala lo abbiamo già appurato. Di certo però questo primo turno poteva essere poco più di una sgambata tra amici, perchè a pochi minuti dal calcio d’inizio, al primo affondo Aramu trova un gol in girata che sembra presagire ad una serata di risate e pacche sulle spalle. Tutti contenti, sorrisi, cordialità e palla al centro. E invece no. Il VAR. Video Assistant Referee. VARda che te copo. Quante volte lo abbiamo invocato nel corso di questa stagione martoriata dagli orrori arbitrali? Quante volte ne abbiamo parlato dipingendolo come una magnanima divinità colma di compassione, un Bodhisattva Guanyin misericordioso che giunge deus ex machina a redimere i torti degli uomini? Niente di tutto questo: il Var si rivela un mostro spietato, un demone tecnologico che si nutre dei nostri rimpianti, un generale dell’Abisso che gioca a flagellare le gioie degli uomini. Gol annullato. Fuorigioco, pare. Un fuorigioco etereo, sottile, che solo la dialettica di Italo Calvino saprebbe rappresentare. Ma tant’è. Si resta sullo 0-0, ma la batosta vera deve ancora arrivare: passa un minuto e il Chievo trova un calcio di rigore su mani sfortunato di Taugourdeau. Trac. 0-1. È qui che inizia una seconda partita, una partita diversa. Il Chievo, squadra esperta e sorniona, gioca al gatto col topo, ci aspetta, si chiude, e poi fa male coi suoi attaccanti rapidi e pimpanti. L’inerzia della partita, soprattutto dal punto di vista psicologico, si ribalta in modo violento e il primo tempo scivola via tra calci piazzati non sfruttati, falli, cartellini ed una crescente frustrazione. 

Chi si aspettava una ripresa giocata all’assalto all’arma bianca rimane deluso, anzi: passano pochi minuti e subito il Chievo va a un passo dal raddoppio quando un incubo fatto carne di nome Gigi Canotto serve a Bertagnoli una palla facile facile che il centrocampista clivense spara sul palo. Si resta a galla, e la squadra se non altro riesce a mantenere calma e concentrazione, senza però riuscire a impensierire il portiere avversario. Sembra una partita stregata, le cose non riescono, nemmeno quelle semplici, mentre l’avversario acquista sempre più fiducia. Insomma, ci vuole un episodio. E l’episodio arriva: Svoboda sradica un pallone dal funambolico Di Gaudio, Johnsen dà uno strappo dei suoi, Aramu crossa, e il pallone si insacca: è proprio Bertagnoli l’autore della goffa deviazione. Il pareggio dà un po’ di ossigeno, ma non basta, almeno nei novanta minuti, per passare il turno. Ci provano entrambe le squadre, ed entrambe vanno vicine al colpaccio: il VeneziaMestre con un colpo di testa di Fiordilino che mette fuori da due passi; il Chievo con una punizione di Margiotta che si stampa all’incrocio dei pali. Ecco. Dopo una stagione da 17 pali, è arrivato anche per noi il momento di accendere un cero al dio dei legni, che per una volta ci ha sorriso bonariamente. 

Stanchezza, tensione, timori. In un misto di queste sensazioni ci si trascina fino ai supplementari. Quindici minuti passano senza scossoni e per la prima volta in questa partita drammatica sembriamo in controllo delle operazioni. Ma allo scadere del primo tempo supplementare Djordjevic e Di Gaudio inventano una combinazione da prestigiatori e Ferrarini commette fallo. Di nuovo rigore, tra lo sgomento generale, e di nuovo vantaggio ospite. Quindici alla fine, 1-2, energie al lumicino, una ennesima batosta da digerire.

Alzi la mano chi almeno per un momento non ha pensato “è finita”.

Ma non è mai finita. Non con questo gruppo, non con questi ragazzi. Come ci ricordava un’altra autorità in fatto di rivoluzioni, il dottor Guevara de la Serna, non bisogna mai tornare indietro nemmeno per prendere la rincorsa. E allora ci si rialza e si guarda solo avanti. Il Chievo prova a chiuderla ma non ci riesce, c’è un lancio di Maleh per Andres Iniesta travestito da Dezi che inventa una percussione centrale degna di Jonah Lomu e serve a Ferrarini un pallone succulento, il portiere ci mette una pezza ma sulla ribattuta è Maleh, giocatore senza limiti, a far esplodere idealmente il Penzo.

Chi vi scrive guardava la partita da solo come quasi sempre in questa stagione, sognando quel tifo e quel trasporto che solo lo stadio può dare, ma mantenendo, per ragioni di orario e di figlioletti faticosamente coricati, un rigoroso silenzio. Ma quando Maleh insacca quel pallone, non c’è orario che tenga, non c’è sonno che non si possa sacrificare, e sempre chi vi scrive balzava in piedi scansando giocattoli e mobilio e riproponendo una versione domestica e goffa dell’urlo di Tardelli.

E poi, il Chievo in avanti, il recupero palla ed il coast to coast di Johnsen a chiudere i discorsi. Ci prendiamo anche il lusso di sbagliare un rigore al centoventesimo, il rigore sbagliato più dolce della nostra vita. Un tripudio, un finale meraviglioso per una partita sofferta come una conversazione con un gillet arancione.

È fatta, passiamo noi, ma dobbiamo rendere merito ad un Chievo che per quanto visto oggi avrebbe meritato, anche se prendendo in considerazione l’intero arco della stagione, se c’era una squadra che meritava la semifinale quella era il VeneziaMestre.

Una grande festa a esorcizzare gli spettri di una partita che sembrava maledetta ma che si è riusciti a rigirare con la forza del gruppo e della caparbietà. Del non mollare mai. È solo il primo passo di questa avventura, ci saranno partite anche più dure e avversari più forti. Ma è pur sempre un passo fondamentale per tenere vivo il sogno.

Adesso tocca il Lecce.
Avanti Unione!

IL PAGELLONE

MÄEMPÄÄ: l’uomo dai denti bianchissimi ha subito l’occasione per proiettarsi tra i grandissimi, ma la mano con cui impatta il rigore ha la fermezza di un addio a malincuore. Per due volte baciato dai legni, ci riprova con epilogo altrettanto sfortunato diversi minuti più tardi. Rischia di combinare una frittata ma si salva con l’aiuto della difesa. Nel complesso però, infonde una rilassante sensazione di sicurezza e tanto basta. TISANA voto: 6,5

MAZZOCCHI: sciorina chilometri e generosità sulla fascia con intensità decrescente come la precisione dei suoi cross, ma la gentilezza di un mazzo di rose rosse. È costretto ad abbandonare il campo per via delle sue non perfette condizioni fisiche. MASSIMO RANIERI voto: 6,5 – FERRARINI: entra in un match dalle tinte forti ed è come assistere alla prima autopsia per un giovane studente di Medicina. Causa un rigore ingenuo, ma ha il pregio di metterci lo zampino nel gol di Maleh. Si dice che i migliori futuri dottori svengano la prima volta. ESPLORANDO IL CORPO UMANO voto: 6

CECCARONI: c’è eleganza e autorità nelle sue movenze e nei suoi atteggiamenti, come in quelle di un condottiero in ascesa, ma la difesa oggi balla e la sensazione che qualcosa non abbia funzionato è persistente come un sorso di grappa alla genziana. SCHUHPLATTLN voto: 6

SVOBODA: si prodiga in balli tradizionali austroungarici con il collega di reparto, con qualche incertezza più evidente rispetto al Vallo di Sarzana. Ma non siamo in vena di fare gli schizzinosi. PRINCIPESSA SISSI voto: 6 

RICCI: ha i nervi a fior di pelle di un attaccabrighe amante del luppolo, cosa che stride con i suoi modi posati. Esce prima che debba intervenire la sicurezza. BAD BOY voto: 5,5 – FELICIOLI: entra con grande voglia e buona corsa, ma finisce spesso per allungarsi troppo palla. Tiene bene la posizione senza prendersi particolari rischi. PANINARO voto: 6

CRNIGOJ: ha il fisico del guerriero indomabile, ma l’esecuzione di un ballerino di tip tap. Ne viene fuori una prestazione volitiva ma non molto di più- FRED ASTAIRE voto: 5,5  – JOHNSEN: ha le qualità per spaccare il match e le mette in evidenza, anche se pecca di egoismo specialmente quando prova a calciare in svariati contro uno. Mette la partita in cassaforte segando il gol vittoria con annesso aiuto del pubblico. GERRY SCOTTI voto: 6,5

TAUGOURDEAU: avesse vissuto ai tempi di Hammurabi, se la sarebbe vista brutta dopo essere stato beccato con le mani nel pallone come un orso sul miele. Calcia bene e ispira geometrie interessanti, che non riescono a compensare del tutto il ricordo per quella che poteva essere la mano de Adiòs. YOGHI voto: 5,5 – FIORDILINO: ha l’occasione della svolta ma sceglie la vita e non impatta di fronte un missile che chiedeva solo di immolarsi per la Patria. NOT IN MY NAME voto: 6

MALEH: vi confesso che c’ero rimasto male, da romanticone inguaribile quanto ingenuo, quando Beppe ignorò le proposte di rinnovo per scegliere la Fiorentina. Ma cosa si può mai rimproverare a un giocatore che sfodera una prestazione spaziale come quella di oggi? C’è semplicemente tutto quello per cui si ama e si tifa calcio. JURY GAGARIN voto: 9

DI MARIANO: le sue cosce indomabili cercano lo spunto vincente, ma la partita è da subito molto chiusa e mal si addice alle sue caratteristiche. Avanti la prossima. JAMON SERRANO voto: 6

ARAMU: si accende molto poco, ma quando si accende sono dolori per gli altri. Segna dopo 5 minuti ma la tanto invocata VAR ci saluta come una capretta di HEIDI scovando un fuorigioco che mai altrimenti sarebbe stato segnalato. Ha anche il pregio di disegnare la traiettoria che trova in Bertagnoli apprezzatissimo complice involontario. Non è poco. GEYSER voto: 6,5 – DEZI: ha la tecnica sopraffina di una merlettaia di Burano e ricama geometrie letali soprattutto quando gli spazi si aprono. Ingresso di qualità. GIORGIO ARMANI voto: 6,5

FORTE: sgomita come un fan in cerca dell’autografo per trovare la via delle rete, non avendo particolari occasioni. Quella gigante, ce l’ha a partita finita con un rigore che sbaglia sussurrando “e il naufragar m’è dolce in questo mare”. LEOPARDI voto: 6

ZANETTI: la partita si mette nel peggiore degli scenari possibili, non una ma ben due volte. Il capitano mantiene il timone dritto e trascina i suoi uomini fuori dalla tempesta grazie a cambi studiati e indovinati. TOP PLAYER voto: 8