Ecco a voi il nuovo episodio de “Tutti gli uomini di Paul Kalkbrenner “

20.09.2021 11:17 di Manuel Listuzzi   vedi letture
Ecco a voi il nuovo episodio de “Tutti gli uomini di Paul Kalkbrenner “

I AM NOT A GIRL NOT YET A WOMAN

VENEZIAMESTRE 1 – LA SPEZIA 2

Prima di cadere tra le grinfie del padre, Britney Spears, improbabile poetessa contemporanea, in una toccante confessione canora raccontava lo sgomento dell’adolescenza femminile, fantastico e al tempo stesso amaro periodo in cui non è permesso dirsi donne ma è lecito non sentirsi più ragazzine. Per continuare con questa penosa similitudine, soprattutto se rapportata all’Omero delle cronache empolesi, possiamo sicuramente affermare che l’Unione vista oggi non è più certo una bambina, vuoi per la confermata solidità difensiva, vuoi per la capacità di riacciuffare un match da no football vs no football, ma la strada per diventare adulti è ancora assai lunga. Perché, se mai ci eravamo illusi dopo Empoli di aver trovato il bandolo della matassa, in serie A l’errore non è concesso, men che meno alle Cenerentole, seppur di stelline vestute come noi. E anche quando tutto sommato non sbagli niente l’inchiappettata è proprio lì dietro l’angolo. In questa categoria bisogna semplicemente essere perfetti, il che significa soprattutto che bisogna anche creare gioco, occasioni, quindi buttarla dentro. Fa male questa sconfitta, per tanti motivi. Perché come detto ci sentivamo un po’ tutti fuori pericolo e quasi liberi di sognare, ​più preoccupati dalle previsioni meteo da Heiniken Jammin Festival che dalla reale forza dell’umile Spezia, nome da squadra di Cannabis Cup più che da compagine calcistica, guidata dal non fenomenale Tiago “George Jung” Motta. Che ci sia d’insegnamento. Eppure, in un Penzo pieno ma non pienissimo, piuttosto tiepidino per l’assenza dei gruppi organizzati, per i primi minuti si era vista una squadra che cercava di essere propositiva, con Bagnetto senza Lacrime Johnsen a darsi un gran da fare sulla trequarti senza però produrre niente di concreto. Così dopo tredici minuti Banana Bastoni, ironia della sorte insistentemente accostato a noi in estate, indovinava l’incrocio con il tiro della domenica, della carriera, della vita, e dell’intera esistenza della stirpe dei Bastoni. Il resto, diciamocelo, non era un granché. Okereke, schierato dall’inizio dal Divino Zanetti, macinava chilometri svariando per tutto il fronte offensivo, non raccogliendo altro che generosi mazzi di erba cipollina; Henry lì davanti sembrava un pezzo da collezione della gipsoteca del Canova e alla fine i maggiori brividi li causava denti bianchissimi, uscendo fuori dai pali con la frequenza di un lappone nelle notti polari finlandesi, lasciando vagare palloni in area che rischiavano di diventare più ingestibili di un pellegrino sul cammino di Santiago. Non sembrava proprio giornata e neppure in effetti lo era, ma nel secondo tempo, va detto anche questo, l’avevamo raddrizzata: Ceccaroni si avventava su un cross aromatizzato Mariano Sotgia e realizzava il più classico dei gol dell’ex. Addolorato per la rete alla squadra che tanto aveva creduto in lui, scaricandolo alla prima occasione e non offrendo neanche dieci centesimi per lui dopo una stagione super, il buon CeccaWall si lasciava andare ad un’esultanza al limite del tardelliano, per la sempreverde categoria “severo ma gisuto”. Sembrava l’inizio del più lieto dei lieto fine, con il Penzo finalmente a spingere i suoi beniamini, la partita riacciuffata al momento giusto e il cielo plumbeo a non inferire sulla giornata, ma non era così. Proprio quando sembrava tutto concluso con un pareggio tutto sommato gradito a entrambe le compagini, Bourabia, trent’anni e mai un tiro da fuori area dai tempi dei pulcini, trovava la sassata che gelava gli animi e faceva esplodere il seguito spezzino, lasciando nei nostri animi traumi da post rettoscopia. Frankly speaking, sarà dura ripartire dopo questa cinquina in faccia, ma tutti noi, non solo i giocatori in campo, abbiamo il dovere di farlo. Già mercoledì si accendono le luci di San Siro contro lo scintillante Milan di questo inizio stagione. Crederci non costa nulla. Ce lo chiede Britney Spears. 

DURI I BANCHI

IL PAGELLONE

MAENPAA: sarebbe una di quelle partite uggiose dove di tirare in porta non se ne parla proprio e nelle quali i portieri si limitano a qualche buffetto e parole di conforto ai compagni, senonché gli avversari indovinano due tiri della domenica con due energumeni che non avevano mai centrato la porta da una distanza superiore ai tre metri prima di oggi. COLPITO E AFFONDATO voto 6

MOLINARO: regge novanta minuti in serie a e questo gli fa onore, copre la sinistra con la forza di mille rughe ma di spingere in avanti neanche per sogno, e quando proprio proprio bisogna, la risolve telegrammando con aria sdegnata pigri cross tra le braccia del portiere avversario. SPIAGGIATO voto 6

CECCARONI: non è una partita in cui la difesa sia particolarmente sotto pressione, lui se la cava con qualche sorriso, due pacche sulle spalle, e una randellata sugli stinchi qua e là. Ha il grande merito di incornare il gol del momentaneo pareggio, esultando come il miglior Pippo Inzaghi contro quella che fu la sua squadra. MAGDI ALLAM voto 6,5

CALDARA: dà un contributo di sostanza e diligenza al consolidato duo difensivo, rispondendo alla vecchia BBC bianconera con la nostra arancioneroverdissima CeccaDara, o CalCaroni se si preferisce. In area di rigore non si corrono pericoli, le amarezze vengono da fuori. GREAT FIREWALL voto 6

MAZZOCCHI: passa la prima parte di match a controllare i green pass all’ingresso, ricompare verso la mezzora giusto in tempo per prendersi un giallo, è visibilmente provato dall’esperienza e lo si nota principalmente per la divisa arancio fosforescente. Si unisce al nostro coro di suppliche per un aumento di personale per i controlli all’ingresso. CATARIFRANGENTE voto 5

VACCA: l’avvenente dio sannitico della fertilità prova a ripetersi sugli ottimi livelli di Empoli; sarà la gabbia di avversari o il caos del centrocampo specie nel primo tempo, ma oggi la ciambella non riesce col buco. PATISSERIE voto 5,5 - HEYMANS: entra e con la sua proverbiale flemma nel giro di cinque minuti ha già preso un cartellino, il quarto da inizio campionato. Prima o poi lo squalificheranno. GILLET JAUNE voto sv

CRNIGOJ: non una giornata semplice per il Bruto di Capodistria, che a discapito della sua esuberante mole muscolare dà vita ad una prestazione molliccia e raffazzonata, senza riuscire nè a far filtro nè ad incidere nella manovra. È il primo ad essere richiamato ai box dal Jean Todt di Valdagno. LUCA BADOER voto 5 - PERETZ: circondato da una fitta coltre di aspettative dall’origine non ben chiara, sta provando a rialzare le sorti di una stagione iniziata non alla grandissima. Pur senza indurci in dionisiache libagioni d’entusiasmo, oggi con lui in campo la squadra gira un po’ meglio. Peccato che in occasione del secondo gol sia mancato nella specialità della casa, il frangitibie impavido, una mancanza che gli costa la nostra sentitissima insufficienza DIESEL voto 5,5

BUSIO: a lungo è l’elemento migliore di un centrocampo squaqqueroso, va vicino al gol nel primo tempo con una scarpata dal limite su assist di Johnsen generando brividi di amarezza in chi come me lo ha messo titolare al fantacalcio; ma si rifà nella ripresa confezionando il cross per il pari di Ceccaroni. Lì in mezzo va trovata la quadra ma il ragazzo si farà. Di cosa, ancora non lo sappiamo. BREAKING BAD voto 6,5 - KIYINE: entra nel quarto d’ora finale nel ruolo di mezzala, non proprio la sua tazza di tè. LIPTON voto sv

JOHNSEN: il VeneziaMestre sembra avere un solo schema d’attacco collaudato: palla a Johnsen e pedalare. Ne esce con due polmoni simili a cornamuse, ma ci mette la qualità e sforna un paio d’assist interessanti, uno sparacchiato alto dal giovin virgulto Busio, l’altro s’ciabattato sul fondo da una gambadilegnata di Henry. GAZZELLA voto 6,5

OKEREKE: l’uomo che seminava gli empolesi parte dal primo minuto ma il suo contributo è più di smania che di qualità; il fatto che lo Spezia vada in vantaggio subito e possa giocare con cinquanta uomini a protezione dell’area di rigore non aiuta certo le sue caratteristiche ad esaltarsi. INCHIODATO voto 5,5 - ARAMU: non è al meglio e quindi entra a partita in corso, in tempo per farci sognare con una punizione dalla sua mattonella che invece decide di silurare amaramente fuori. Sarà per la prossima volta. RIMANDATO voto 6

HENRY: se a Empoli era riuscito a tenere alta la squadra e segnare un gol decisivo, oggi è tornato nella sua versione Udine; legnoso e impacciato, non troverebbe la porta nemmeno se fosse la porta ad andare da lui. BARBALBERO voto 5 - FORTE: entra con voglia in un finale complicato, una palla in area ce l’avrebbe ma perde l’attimo fuggente strozzandoci l’urlo nella laringe. OTORINO voto 6

ZANETTI: il suo undici titolare è il più razionale possibile, ma il calcio è la prova che Hegel sbaglia e ciò che è razionale non sempre funziona. Lui cestina l’opera magna del filosofo tedesco nell’intervallo e con qualche cambio riaggiusta il tiro, abbastanza da illuderci di averla riacciuffata. Ma la beffa del finale ci insegna che a volte una sana bestemmia dice più di mille volumi. GERMANO MOSCONI voto 6