Recoba: "Con il Venezia una magnifica cavalcata, ho rifiutato l'invito per Venezia-Cittadella, non volevo passare per portasfortuna in caso di sconfitta"

27.11.2021 14:27 di Davide Marchiol Twitter:    vedi letture
Recoba: "Con il Venezia una magnifica cavalcata, ho rifiutato l'invito per Venezia-Cittadella, non volevo passare per portasfortuna in caso di sconfitta"
© foto di Daniele Mascolo/PhotoViews

Alla Gazzetta dello Sport il Chino Recoba ha parlato di Inter e Venezia, due squadre che hanno segnato in modo significativo la sua carriera. Queste alcune delle sue dichiarazioni a partire dal suo arrivo in laguna: «Eravamo quasi retrocessi. Rischiavamo tutti: io, l’allenatore Novellino, il presidente Zamparini, i l d.g. Marotta, ma da lì è nata una cavalcata magnifica, un girone di ritorno incredibile. Pensate che fino a quel momento non avevo mai m esso piede in città ed è stato bello scoprirla un po’ alla volta: mi allenavo e vivevo a Mestre, ma mi ritagliavo u n pranzo settimanale a Venezia con mia moglie. Abitandoci, forse, non cogli la bellezza, arrivi quasi a pensare che sia tutto normale, ma Venezia non è normale. È pura magia».

Ricordo più bello?
«Tripletta a una Fiorentina fortissima. Era il 14 marzo, tre giorni prima del compleanno mio e di Trapattoni, l’allenatore di quella Fiore: il regalo l’ho fatto a me e pure a lui! Per anni, quando lo incontravo, il Trap mi ripeteva: “Chino,grazie ancora per i l regalo...”. Adesso sono contentissimo che la squadra sia tornata in A: prima del ritorno playoff col Cittadella, il mio amico Cordoba mi aveva invitato allo stadio. Ma ho detto di no: se non avessero vinto, sarei stato un “portasfiga”. Là mi vogliono ancora tutti bene: la gente si ricorda se hai avuto rispetto, non solo se hai segnato qualche gol».

Marotta il dirigente che lo portò al Venezia e ora all'Inter:
«Beppe Marotta era ed è una persona per bene. A Venezia vedevi già l’equilibrio, la capacità di trovare soluzioni, di unire club e giocatori: ai tempi avevamo un allenatore un po’ pazzo e un presidente un po’ pazzo, ma lui teneva in piedi tutto con un profilo basso. La cosa bella è che non è cambiato: a volte quando cresci di livello e potere, diventi un’altra persona e invece lui è lo stesso d i 23 anni fa, umile e professionale. Anche se alla Juve ha vinto tutto e ora ha rimesso in piedi l’Inter. Ricordo che una volta “ Zampa” mi disse: “Se segni puoi prendere quello che vuoi in negozio”. Io segnai e ritirai una tv gigantesca, la più grande del mondo. Quando Beppe la vide, disse: “Chino, così è troppo...”».

Zanetti un cognome ricorrente per Recoba:
«Con Paolo Zanetti ero al Torino: anche se ho fatto male in campo, ho bei ricordi di lui e d i tutta la gente granata. Con Javier, ovviamente, il rapporto è speciale: è stato il compagno più importante a Milano. Appena arrivato, senza conoscermi, mi ha accolto per tre mesi in casa sua: chi avrebbe mai atto una cosa simile? Se oggi tornasse in campo, per me giocherebbe senza problemi in SerieA»