Perchè l'Unione è il nostro grande orgoglio...

04.03.2021 15:45 di Manuel Listuzzi   Vedi letture
Perchè l'Unione è il nostro grande orgoglio...

…arancioverde è la nostra storia!

Eh già. Magari non tutti i veneziani ed i mestrini si sentono parte di questa storia, ma per me, questi colori, sono stampati sulla pelle. Nato nel 1984, alla mia prima apparizione al Penzo la fusione era già cosa fatta, tre colori nel nostro stemma, di due squadre la nostra eredità da preservare. L’accesa rivalità tra la città d’acqua e quella di terra solo un’ombra nei racconti di chi l’aveva vissuta ed in parte la viveva ancora. Non capivo allora perché all’interno della medesima tifoseria ci fossero anime diverse, obiettivi apparentemente differenti. Ma ero un bambino e con il tempo capii. Riuscii ad afferrare il concetto quando mio nonno mi riprese una delle prime volte che vogavamo insieme, dicendomi: “Ti tien chel remo come un campagnoeo, su co chia schiena!”. Per me, veneziano, figlio, nipote e pronipote di veneziani, nato a Venezia ma cresciuto in terraferma, suonava quasi come un insulto. Ma il suo dolce sorriso mi fece capire qualcosa che ancora non avevo percepito. Che il campanilismo tra Venezia e Mestre era diventato un modo di dire, una antica cantilena; che mio nonno sapeva benissimo quanto la storia della nostra famiglia, quanto l’amore per la mia città e le sue tradizioni, quanto l’orgoglio di rappresentare questo luogo magico , mi rendeva per sempre veneziano. Ma ero e sono tuttora, un mestrino. Un mestrino che non ha bisogno di una ricerca spasmodica d’identità, perché la conosce benissimo, poiché non ha necessità alcuna di essere totalmente separata ed autenticata da qualcos’altro al di là di un ponte. Un mestrino che non trova alcuno scopo nel dover trovare appigli nei documenti, nei patroni e nelle tradizioni, perché la fusione delle due realtà non esiste solamente nella squadra di calcio, ma nel tessuto stesso del nostro popolo.

A volte mi domando però chi me lo faccia fare. Perché continuare a lottare per compattare una città che sembra trovare l’unica ragione di vita nella divisione e nello scontro. Motivare la sete di polemica che è insita tra i nostri confini è compito arduo e, spesso, futile. Ma poi vedo questa maglia, gioisco in mezzo ad amici che non ho mai conosciuto, trovo l’essenza stessa della vita in una rete che si gonfia; ed allora trovo complicato far finta di nulla, pensare che non m’importi. Sarebbe molto più facile esporre una bella bandiera bianconera al balcone e godermi le prodezze dei campioni, sempre alla ricerca di un trofeo da alzare. Ma stonerebbe in maniera stridente con le emozioni che ho vissuto vincendo a Tamai di Brunico, a Sacile, con la rabbia provata in uno 0-3 a Rovigo. Quella è la realtà. Quelle le sensazioni che cerco e ciò che rende magnifico questo sport.

Ci vorranno anni per ricostruire questa tifoseria, lustri per farci ricordare cosa significa amare e soffrire per questi colori. Ma il primo passo è smetterla di cercare divisioni, chiudere con un passato che da 33 anni è deviato, riappropriarsi e riconnettersi con la propria città, che è anche la più spettacolare del mondo intero.

Per questo credo nel nome Unione, per questo continuerò a chiamare questa squadra VeneziaMestre, sebbene non abbia alcun problema ad accettare che il nome societario sia un altro, poiché anche quel nome racchiude in sé il valore del capoluogo che tanto amiamo. Reinsegniamo ai nostri figli cos’è la passione di vivere ed esultare per la nostra terra, rendiamoli nuovamente fieri di indossare l’arancioneroverde per le vie di Mestre e le calli di Venezia. Fate come me, riempite i balconi ed i terrazzi del nostro tricolore, dipingiamo casa nostra di un ringiovanito entusiasmo. Ma soprattutto, torniamo a sentirci un unico e meraviglioso popolo.

Avanti Unione! Aiutaci a farlo…