E' notte fonda per il VeneziaMestre

06.03.2022 17:41 di Manuel Listuzzi   vedi letture
E' notte fonda per il VeneziaMestre

La pochezza di spirito, la consapevolezza della propria inferiorità, la semplicità nel partire già sconfitti. Sta tutta qui la partita dell’Unione, sta in quei primi 20 minuti in cui sul terreno del Penzo si son viste almeno due categorie di distanza tra gli arancioneroverdi ed i neroverdi. Due categorie dal punto di vista tecnico, fisico e mentale, dove ai ragazzi di Dionisi è bastato attaccare i punti deboli dei padroni i casa, questa volta impersonificati dalla leggerezza con cui Svoboda fatica a liberarsi della sfera, concedendo pallone e vantaggio all’ottimo Raspadori. Da quel momento non c’è stata praticamente più partita, con i quattro uomini offensivi emiliani a maramaldeggiare nelle praterie concesse dai lagunari, sempre in ritardo, costantemente mal posizionati e perennemente sconfitti nei duelli individuali. Evidente come non si possa giocare questo tipo d’incontri a viso aperto, lasciando una coppia difensiva in palese affanno all’uno contro uno nei confronti di attaccanti così talentuosi. Improponibile quanto probabilmente obbligata dagli infortuni la scelta di Kiyine e Fiordilino in mezzo al campo, in particolare quando il primo continua a specchiarsi perdendo occasioni su occasioni di mostrare pragmaticità ed essenzialità, fattori quanto mai fondamentali in questo momento, ed il secondo che ci mette enorme voglia ma poi spreca le più semplici delle palle gol. Il ritorno di Vacca accende la manovra unionista, ma il tabellone segna già lo zero a tre, ed ogni giudizio viene per forza di cose macchiato dal mio umore nerissimo e da un’inerzia che ormai ha già preso la strada di Sassuolo. Il mister aveva chiesto una reazione, ma chiaramente, non c’è stata. Quel che si è visto invece è un’enorme paura, un livello bassissimo di autostima, azzerato dopo le tre sciocchezze in fila del centrale austriaco, del diez e del portiere argentino. Tre errori che disegnano la storia di questo match, e forse, di questa stagione. L’inesperienza e la troppa pressione su questi giovani, l’evanescenza di un Aramu sempre più croce e meno delizia con quel linguaggio del corpo di chi sembra aver abbandonato la scialuppa già da un bel pezzo, ed un mercato di riparazione francamente da incubo. Direi che non tutto è da buttare per ciò che si è visto nella parte centrale della sfida, quando un briciolo di precisione e di fortuna in più avrebbe potuto riaccendere una partita chiusa, ma quando gira male c’è veramente poco da fare; lo si è fatto restando piuttosto concentrati, alzando l’intensità e portando più uomini ad attaccare l’area avversaria. Un Henry leonesco ha cercato di trascinare i suoi, ma a mancare totalmente è stato il suo compagno di reparto, incapace di entrare nel contesto giusto, spesso in offside e carente nei ripiegamenti difensivi. Un capitolo a parte lo merita pure il direttore di gara, superstar assoluta di un movimento che fa acqua da tutte le parti, con quell’atteggiamento da superiore di chi ha perso dalle mani l’incontro dopo qualche minuto nonostante la semplicità, complimenti.

Ora c’è bisogno di metterci la faccia però. C’è bisogno che chi ha fatto alcune scelte si prenda la propria responsabilità, perché appare chiaro come il mister, al netto degli errori, stia guidando una creatura che gli hanno imposto, mutilata dell’essenza che pochi mesi fa c’aveva portato in questo sogno. C’è la necessità della presenza del presidente che chiarisca una volta per tutte perché si è scelto questo tipo di mercato e come mai si ha la netta sensazione che la squadra sia stata abbandonata nel momento decisivo. Sarebbe utile conoscere perché si ha la netta sensazione che la mission aziendale sia più pressante fuori dal terreno di gioco, e serve che si urli forte e chiaro come la salvezza sia l’unica strada percorribile, l’unico risultato possibile. C’è urgenza di uomini, uomini veri, che non si riparino dietro le scuse di un buon bilancio ed una squadra ancora in linea di galleggiamento. E soprattutto, bisogna ritrovare quello spirito che ci possa rendere ancora una volta orgogliosi di voi, qualunque cosa accada.

Forza ragazzi, non disperatevi per la paura di un popolo ferito, ma usate quella voce di rabbia e frustrazione per far vedere a tutti che siete capaci di reagire, e non solo a parole.

Avanti Unione!