Ecco il nuovo episodio de “Tutti gli uomini di Paul Kalkbrenner “

28.04.2021 23:31 di Manuel Listuzzi   Vedi letture
Ecco il nuovo episodio de “Tutti gli uomini di Paul Kalkbrenner “

Un tuffo dove l’acqua è più blu

ATTENZIONE: il seguente articolo contiene reflusso gastroesofageo. Prima della lettura consultare un medico.

Tranne qualche diretto discendente del Doge e un paio di nostalgici della grandeur della Serenissima del XIV secolo, siamo tutti felici per quello che il VeneziaMestre sta facendo vedere in questa stagione, al di là di come andrà a finire. Tuttavia, anche quest’anno si è reso necessario in talune occasioni ripetere una frase che oramai è quasi diventata un mantra stagionale per i tifosi unionisti, alle prese con le montagne russe emotive di questo finale di stagione ai piani alti della classifica: “ricordiamoci come eravamo messi a questo punto nelle ultime stagioni”. Ce lo siamo detti mille volte: ce lo siamo detti tra di noi, ce lo siamo detti da soli davanti allo specchio, ce lo siamo scritto nei social. Un mantra che è servito a sbollire nei momenti di rabbia e che ha contribuito a intensificare i momenti di visibilio. Ce lo siamo detti tante volte, ma forse nessuno di noi è mai effettivamente andato a dare un’occhiata alle acque scure e minacciose in cui si navigava nelle due annate precedenti. Forse per istinto di autoconservazione, forse per evitarsi un tutto sommato superfluo reflusso gastroesofageo che inevitabilmente ci colpisce all’affiorare di certi ricordi, al pronunziare di certi nomi. Ma forse, dico forse, vale la pena andare a fare un’immersione in questo mare di disperazione, fosse anche soltanto per vivere a cuor più leggero le ultime quattro partite in dieci giorni che abbiamo davanti. Per ricordarci che comunque vada, può sempre andare molto, molto, molto peggio. Peggerrimo.

È proprio da qui che vogliamo partire: dalla vigilia delle ultime quattro partite delle burrascose stagioni 2018/19 e 2019/20. Non guardiamo la data del calendario perché per ovvi motivi in questi anni i calendari hanno subito sbalzi da rodeo, quindi guardare quella sarebbe poco indicativo.

E allora facciamo un passo indietro e fissiamo la sfera di cristallo affinché ci riporti alla 34sima giornata della stagione 2019/20. Quello che vediamo è il faccione di Alessio Dionisi, il Guardiola della Maremma, che risponde pacatamente ai giornalisti incalzanti dopo un deludente pareggio casalingo per 1-1 contro la concorrente Pescara. Un pareggio maturato con la zuccata del vantaggio di Marco Firenze a inizio secondo tempo, ma poi sciupato dalla doppia ammonizione in cinque minuti con conseguente espulsione dell’appena entrato Fabrizio “Energia Pura” Caligara, reduce da una serie di cappelle lunga diverse settimane ma inspiegabilmente ed insistentemente inserito dal Pep de noaltri; con questa prestazione Caligara scriverà la parola fine alla sua stagione lagunare senza gloria. Con profondo sospiro di sollievo di tutti noi. Rimasti in dieci, come detto, si subiva il pareggio di Gabriele “Frank” Zappa, quest’anno compagno di squadra del Fabrizio nazionale a Cagliari anche se solo per qualche mese; e insomma pareggio e si rimaneva inzaccherati nel fango della zona playout. Quota 41 punti, dodici in meno di oggi, e ben dieci posizioni sotto. A pari merito con Perugia e per l’appunto col Pescara. Non era un gran momento: dopo la vittoria a Livorno contro una squadra disastrata, era arrivata una sconfitta netta in casa con l’Empoli e un pareggio a Benevento con gli uomini di Inzaghi già in serie A da un mesetto. Ma tutto sommato, il VeneziaMestre del dopo covid pur con qualche alto e basso aveva mantenuto un andamento sostenuto, e i presupposti per prendersi la salvezza c’erano tutti. Di lì a qualche giorno avremmo vinto una partita incredibile a Las Pezia, avremmo battuto e affondato la Juve Stabia, e dopo una sconfitta al novantesimo a Cittadella, avremmo infine conquistato la meritatissima salvezza con la bella vittoria per 3-1 contro il Perugia al Penzo. Un happy ending degno dei più stucchevoli romanzi Harmony che tanto hanno fatto sognare le nostre nonne. 

Se la storia finisse qui sarebbe, per dirla alla Fedez, una bella storia. Ma noi siamo masochisti e facciamo un ulteriore passo indietro: questa volta la nostra sfera di cristallo ci riporta alla 34esima giornata della stagione 2018/19. Non andremo a risvegliare gli incubi di quel playout estivo, le vicende giudiziarie, le fideiussioni della Banca Topo Gigio, le magie del Presidentissimo e di Sua Santità Balata, niente di tutto questo. Se ne è già parlato abbastanza e penso nessuno di noi abbia voglia di rispolverare quel film. Noi ci limiteremo a fare una polaroid del momento che si stava vivendo: una zattera di tenue speranza, tenuta assieme dallo sputacchio di Domizzi, che oscilla in un immenso e spumoso mare di merda. Merda che si imbarcava da tutti i pori, che spazzava il ponte della nave arancioneroverde, e che infrangendosi sullo scafo spruzzava gelidi fiotti marroni dappertutto. E poi? E poi vediamo prima di tutto lui, Serse Cosmi, che con la sua voce da cartone animato di una volta si lamenta un po’ di tutto, degli arbitri, degli avversari, del caffè insipido e del clima umido. Poi se andiamo a vedere gli uomini in campo, ci accorgiamo che sono veramente pochi i superstiti di quella stagione. Si gioca ad Ascoli e tra gli 11 titolari spiccano solo i nomi di due bandiere arancioneroveri come Modolo e Bocalon, e scorrendo un po’ più giù tra le riserve, lo scozzese per caso Harvey StClair e il secondo portiere Lezzerini. Gli altri sono per la maggior parte nomi che rievocano tutta la confusione e l’approssimazione con cui quella stagione era stata programmata: i laziali Rossi e Lombardi, fumosi come le acque termali di Ischia; il talentuosissimo Coppolaro, detto Rowenta; l’inspiegabile Prince Besea di Bel-Air, il bellissimo Giacomo Vrioni dalla mira incerta. Un minestrone capace di inaridire la valle degli orti. Tre allenatori, un ds raccapricciante, una stagione da incubo. Con questi presupposti si va ad Ascoli non privi di speranze, perché il nostro maldestro condottiero Serse dice che la salvezza ce la si gioca lì, che è quella la partita che dobbiamo vincere: o la va o la spacca. E noi si perde, 1-0 gol di “don’t call my name” Ardemagni su rigore. Se la salvezza passava da Ascoli, beh, se n’era andata come la famosa Laura nella canzone di Nek. 33 punti in classifica, ben venti in meno di quelli di oggi, e una quintultima piazza solitaria che poi guarda caso sarebbe stato anche il nostro piazzamento finale, non senza incredibili peripezie.

Perciò? Perciò direi che si può affermare con relativa certezza che noi si è l’eccezione che smentisce il discutibile detto “si stava meglio quando si stava peggio”. Questi due tuffi nel passato, anche presi alla leggera e con piglio faceto, ci fanno capire quanta differenza possano fare un ds sano in corpore sano (che poi a ben guardare sono due), abbinato ad un allenatore fresco e preparato; ci ricordano che lottare per certi obiettivi non si può e non deve essere affatto dato per scontato. 

Diceva Thich Nhat Hanh (che poi a ben vedere non ho la più pallida idea di chi diamine sia, immagino qualche monaco pellegrino dei monti del Vattelapeskastan): 

“Vivere in piena coscienza, rallentare il proprio passo e gustare ogni secondo ed ogni respirazione, questo è sufficiente.”

Ecco, forse non saremo così minimalisti, però ci piace pensare che tutto ciò che verrà sarà guadagnato.
Buon finale di campionato a tutti!