Questioni di cuore

15.08.2021 07:40 di Manuel Listuzzi   vedi letture
Questioni di cuore

Di sicuro non ci siamo annoiati in questa caldissima estate arancioneroverde. Avremmo probabilmente sognato un avvicinamento diverso alla prima stagione nella massima serie dopo vent’anni, ma che volete farci, viviamo in una città speciale, ed anche la nostra squadra del cuore non può fare eccezione. In un’epoca di divisione totale su praticamente qualsiasi argomento, dalla politica, alla gestione della pandemia, dai gusti sui cantanti ai campanilismi turistici, chi conosce abbastanza la nostra realtà non potrà essere così sorpreso di quel che è accaduto, e sta accadendo. Come quasi tutto in questa nostra esistenza, è ancora una volta, questione di amore. Viscerale, intenso ed istintivo da una parte, protettivo, preoccupato e geloso dall’altra. Difficile, se non impossibile stare nel mezzo. E quando la spaccatura si fa così evidente, a rimetterci è sempre l’amata. Ma ancora una volta il sentimento che tutti noi proviamo aiuterà a sistemare i cocci, cercando d’imparare ognuno dagli altri, senza soprattutto voler imporre il proprio pensiero ed il proprio modo d’innamorarsi a chi vive di vibrazioni diverse. Non si può descrivere il mondo ultras a chi non lo conosce e nemmeno è interessato a farlo; non si può insegnare un modo di tifare moderato e leggero, quandanche superficiale od occasionale a chi invece ha come ragione di vita l’arancioneroverde. Non ci sarebbe nemmeno bisogno di farlo, ma ciò che mai deve mancare è il rispetto, da ambedue le fazioni. E questa volta è, purtroppo, terribilmente mancato. Noi di TuttoVeneziaSport siamo nati con l’obiettivo di ricreare quell’entusiasmo intorno a questi colori che nell’ultimo ventennio era palesemente scemato. In un mondo sempre più omologato dietro le magliette di CR7 e Lukaku abbiamo scommesso sulla nostra passione, cercando di regalare alla città un nuovo e rinnovato orgoglio, deflagrato in una incredibile promozione. Eppure, anche nella pazzesca cavalcata della stagione passata, il proverbiale pessimismo lagunare si era più volte affacciato alla nostra porta, quando siamo rimasti in pochi alle prime difficoltà ad avere la forza, il coraggio e l’ambizione di ammettere senza indugio come questa squadra e questa società avessero effettivamente le potenzialità per puntare alla promozione. Sedicenti tifosi invece sembravano pronti a proclamare come questa nuova società americana non avesse nessuna intenzione di fare sul serio, sacrificando sogni e speranze sull’altare di un bilancio, secondo loro, fuori portata. Ricordo le battaglie sulle nostre pagine e durante le nostre dirette video quando con rabbia, frustrazione e convinzione difendevamo società e ragazzi e ci dicevamo ottimisti per un finale di torneo da serie A. E proprio in quei momenti complicatissimi non posso neanche dimenticare come un gruppo di ragazzi attendeva la squadra dopo gli allenamenti, li accompagnava allo stadio tra ali colorate e cori d’incitamento, facendo sentire continuamente il proprio amore e la propria carica per quel sogno quasi impronunciabile; ma sopra ogni cosa, urlava al mondo la soddisfazione infinita nell’avere quel gruppo che li rendeva così orgogliosi, comunque sarebbe andato a finire il campionato. Erano gli stessi ragazzi che in queste settimane hanno deciso di fare sentire educatamente il proprio rammarico per qualcosa che in qualsiasi città d’Italia avrebbe scatenato reazioni anche più febbricitanti. Perché per molti l’identità, i colori sociali e la considerazione dei propri, pochi, testardi fan locali possono sembrare inezie se paragonati allo scintillio del grande palco, ma per moltissimi altri non potrà mai essere così. Fa sorridere quindi adesso rivedere le stesse persone che non ci credevano ergersi a paladini della tifoseria, portatori sani di una venezianità che a loro modo di vedere viene ora sporcata dalle proteste. Incapaci di scindere l’amore, il sostegno e l’apprezzamento che mai mancherà ad un presidente e ad una squadra, dal diritto di manifestare per dei valori ed una storia che ne ha passate tante ed ancora non ha smesso di patire. Non essere d’accordo sulle parole di Niederauer e sulla gestione delle maglie non significa in nessun modo rovinare tutto ciò che è stato fatto, non ha nulla a che fare con la bramosia di visibilità, né ovviamente con un’assurda quanto paradossale ambizione di ritornare in categorie inferiori, ma con la coerenza di un amato che si è sentito tradito o quantomeno ignorato.

Il patentino del tifoso che non ha mai mollato dalla serie d, quello che non è mai mancato in casa ed in trasferta non è emblema di verità o fantomatica superiorità, ma di sicuro merita il rispetto di chiunque ami questa squadra. Perché la serie A è di tutti, ma non tutti hanno fatto il massimo per ottenerla, e se si vuole salire sul carro dei vincitori lo spazio si troverà, ma porta con sé anche l’onere di non lasciarsi alla prima difficoltà, come troppo spesso è accaduto in questa piazza. Il lavoro di Mattia e Paolo sono la garanzia che stavolta non si salterà nel buio, la rosa sta crescendo così come la speranza di un campionato importante. Ma ricucire un’intera tifoseria passa anche dai toni, dall’empatia di tutto il popolo Unionista nell’avvicinarsi a posizioni che non si comprendono fino in fondo. In quest’ottica dovrà essere acuta e previdente anche la società stessa, provando a diventare maggiormente sensibile nell’ascoltare una città terribilmente difficile da comprendere fino in fondo. Le difficoltà si superano insieme, sia in campo che tra gli spalti. Perché l’amore a volte può trascinarci in situazioni spiacevoli, ma ricordare una volta di più che l’obiettivo di tutti è lo stesso, è l’unico modo per mettersi alle spalle ruggini e disagi.

Siamo un unico, splendido popolo. Abbiamo la fortuna, meritatissima, di avere alla guida uomini veri e professionisti di livello. Basterebbe semplicemente trovare quel briciolo di umiltà nell’ammettere gli errori per tuffarsi insieme in una stagione che aspettavamo da una vita.

L’unica cosa certa è che, comunque vada, non vi lasceremo mai. Guardiamoci dentro, chi può dire lo stesso?

Avanti Unione!