Tre spunti su Udinese-Venezia

Appuntamento settimanale per parlare a ruota libera di tre argomenti tratti dalla partita del weekend

30.08.2021 20:42 di Davide Turco   vedi letture
Tre spunti su Udinese-Venezia
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Tre spunti su Udinese-Venezia: appuntamento settimanale per parlare a ruota libera di 3 argomenti tratti dalla partita del weekend.

1. I volti nuovi

Quella schierata da Zanetti è stata sicuramente una formazione coraggiosa, visto che in campo c’era gente che ha fatto sì e no tre allenamenti, che arriva da un campionato totalmente diverso dal nostro e che stava vivendo il sogno di un debutto in serie A.

Henry è apparso subito per quello che è, ovvero l’attaccante, quantomeno in termini di caratteristiche, che ci mancava. Alto, possente, ma anche piuttosto mobile. Ha fatto la sua discreta partita, con alcuni movimenti interessanti e dialogando bene coi compagni. Il gran problema è che non è mai, e dico mai, riuscito a essere incisivo in fase offensiva. Tanto da lavorare ma è una scommessa che, a mio modo di vedere, si può vincere.

Busio, gettato subito nella mischia e messo da Zanetti davanti alla difesa, ha fatto intravedere doti importanti, sia in fase di palleggio ma soprattutto in fase di interdizione, recuperando molti palloni e non togliendo mai la gamba dai contrasti. Complici alcuni errori gravi (tra cui quello che ha portato al 2-0) e molta timidezza, ha però ricordato a tutti cosa c’è scritto sulla sua carta d’identità: classe 2002. Se si pensava che Busio avrebbe risolto da solo molti dei problemi di questa squadra e subito, beh ci si sbagliava di brutto. Il potenziale c’è tutto, ma andrà aspettato e fatto crescere.

Okereke, infine, mi è sembrato onestamente un po' confusionario. Sia chiaro, è un giocatore che con la sua rapidità e imprevedibilità risulta fondamentale per il nostro reparto offensivo, ma a Udine mi è apparso tanto fumo e poco arrosto. Tante giocate fini a sé stesse, numerose palle perse e parecchia corsa a vuoto. Sua però la migliore occasione avuta nel secondo tempo: gran serpentina e tiro un po' centrale su cui Silvestri non ha avuto grandi problemi. Ripartiamo da questo.

2. Non è ancora tempo di giudizi

Nel cuore di tutti noi c’era la speranza di portare a casa almeno un punto, ma onestamente quelli di queste prime due giornate erano risultati abbastanza prevedibili. Della differenza col Napoli non sto nemmeno a parlarvene, soprattutto considerando il numero di assenze. Nella partita di Udine si sperava quantomeno di vedere una squadra diversa, con più piglio, più personalità e più gioco, e secondo me, per larghi tratti, la abbiamo vista. La grande differenza con l’Udinese non è stata tanto nella rosa, secondo me non siamo così tanto più scarsi, bensì nel fatto che loro giocano assieme da un anno, si conoscono, conoscono il loro modo di giocare e di stare in campo, e, soprattutto, conoscono il campionato. Noi invece avevamo una formazione che giocava insieme per la prima volta, con un’età media di 24 anni e con una media di presenze in serie A che, togliendo Caldara, si avvicina di molto a zero. Solo dalla panchina, per dire, loro hanno fatto entrare Deulofeu (serve che ve lo presenti?) che poi ha risolto la partita. Onestamente, visto quello che ci siamo appena detti, mi sembra un tantino presto per tirare giudizi.

“Eh ma hai visto l’Empoli…”. Quello che molta gente ancora non capisce è che l’anno scorso avevamo una rosa che non era considerata nemmeno tra le migliori 6/7 della categoria, e che quindi è stato fatto un vero e proprio MIRACOLO dai giocatori e da Zanetti, frutto di idee e tanto, tanto lavoro. L’Empoli, invece, ha stra-dominato la serie B perché aveva una rosa indubbiamente forte. Questo spiega come mai noi ci siamo trovati costretti a rinnovare quasi completamente la rosa mentre loro hanno solamente aggiunto qualche pedina di spessore, e come mai loro sono già pronti per la serie A mentre noi avremo bisogno di tempo. La nostra salvezza non potrà non prescindere dal tempo e dal lavoro, bisognerà avere pazienza, chiudersi a riccio, stare vicini ai ragazzi e avere fiducia nell’unico uomo che potrebbe permetterci di fare un ennesimo miracolo: Paolo Zanetti. Perché Zanetti non si discute, si ama e basta.

Ora abbiamo due settimane di sosta che dovranno essere sfruttate al massimo per migliorare in tutti quegli aspetti in cui ci siamo dimostrati carenti, per amalgamare i nuovi, conoscerci meglio e presentarci dopo la sosta più belli che mai. Le due partite con Empoli e Spezia, quelle sì, saranno altamente indicative, e solo dopo quelle si potranno tirare i primi giudizi.

3. Il ritorno allo stadio

Fioi, che dire, tornare allo stadio dopo un anno sarebbe stato magnifico in ogni caso, ma farlo in serie A, in uno stadio stupendo come la Dacia Arena, in un settore ospiti brulicante di arancioneroverde e praticamente sold-out (50% permettendo) è stato qualcosa di estasiante. Tornare a perdere la voce per questi ragazzi, per questi tre colori, tornare a bersi una birra in compagnia, a sentire i soliti commenti pessimisti della gente, a cantare il “pope”, è stato qualcosa di a dir poco emozionante. Ed è stando là, in quel settore ospiti pieno di passione, facendoci sentire anche in uno stadio che non è il nostro, che ho capito quale dovrà essere l’arma in più di questa squadra: il suo pubblico. Tornare al Penzo il prima possibile (Cardinaletti te prego) e riempirlo sarà troppo importante per far prendere coraggio a una squadra che ne ha tremendamente bisogno. Il Penzo dovrà a tutti i costi diventare il nostro fortino. Solo così potremo culminare un sogno, solo così potremo sopperire alle differenze tecniche con le squadre che incontreremo; ogni partita in casa quest’anno dovranno essere 90 minuti di battaglia, dobbiamo far capire ai ragazzi cosa vuol dire giocare a Venezia. Forza fioi che ci divertiamo!