Credi nelle tue idee, VeneziaMestre!

27.08.2021 23:59 di Manuel Listuzzi   vedi letture
Credi nelle tue idee, VeneziaMestre!

E’ l’ora delle legnate. L’ora in cui ti sembra tutto enorme ed irraggiungibile. L’ora in cui il sogno appare troppo lontano ed inafferrabile. Ma è anche il momento di credere nelle proprie idee, nel proprio percorso di crescita. Progetto non è una parola vuota ed indefinibile, ma un’ideale, una missione. Quando tutto sembra contro di te, quando la soluzione più facile sarebbe accontentarsi e tirare a campare, è lì, proprio lì, che devono uscire i leoni e si rende percorribile una strada impervia e lastricata di ostacoli. Noi ci siamo. E ci saremo. Questa sarà la nostra forza. Questa è la nostra forza. Questa la nostra speranza di salvezza.

E’ vero. Son passati 20 anni dal calcio di Novellino e Materazzi. Non conosciamo la serie A come la conoscete voi. Ma il calcio è cambiato. L’identità negli ultimi anni ha battuto l’esperienza, il mestiere. Non sappiamo, e non sapremo fino a maggio, se questa sarà l’arma giusta, ma io è così che voglio giocarmi questa stagione. E’ attraverso le idee che spero di trovare lo spazio giusto, quello che eviterà di relegarci a “cometa” del campionato italiano ma ci porterà di diritto a realtà di questa nazione. Non possiamo competere in economia od esperienza, e questo pomeriggio l’abbiamo capito bene. Lo scopo è diverso, è più alto. E’ credere fino in fondo in questa società e questo allenatore. E’ concedere fino in fondo l’anima ad un credo, ad un cammino che in mezzo a mille difficoltà potrà farci scoprire l’essenza di cosa sia, in Italia, il calcio.

Certo, manca ancora molto. La malizia, in primis. La concretezza, subito dopo. Ma non si può ignorare la sensazione di fondo che portiamo a casa da Udine, quella percezione di avere una squadra di pallone con potenzialità quasi illimitate. La crescita esponenziale di Johnsen e Crngoj danno il senso della profondità in prospettiva di questi ragazzi, la propensione ad attaccare gli spazi, la sicurezza nel palleggio, danno fiato a chi, in testa, capisce ciò a cui potremo arrivare. L’impatto con la serie A è stato quello che chiunque si sarebbe aspettato. Gli errori sottoporta si pagano, quelli sui primi appoggi ancor di più. L’alternativa che si chiederà sarà quella della rinuncia, del minimo danno. Ma non è questo il VeneziaMestre di Zanetti. Quattro anni di contratto, quattro anni di futuro programmati per chiedere ad un mister, ad un uomo, di disegnare calcio. E’ grazie al suo genio che siamo qui a giocare in uno stadio meraviglioso. E’ grazie alla sua caparbietà che i nostri sogni veleggiano tra una domenica e l’altra.

Se a Napoli siamo usciti con dubbi e rimpianti, stasera torniamo a casa con rabbia e sicurezze. Abbiamo visto tre innesti veri. Busio al centro della manovra con ritmo e gamba, colpevole di un’errore da penna rossa ma capace di rendere arioso e convinto un gioco che in pochi giorni ha cambiato forma e consistenza. Okereke, ala di vecchio stampo, ma già inserita in meccanismi che spesso preferiscono la fantasia alla geometria. Henry, che probabilmente è uscito troppo spesso sconfitto dai duelli individuali, ma che ha dato l’impressione di saper attaccare l’area con veemente convinzione. E poi le conferme. Quelle di un Crngoj assolutamente all’altezza della categoria. O di un Johnsen imprendibile dagli avversari. Un Mazzocchi preciso e coraggioso nella giocata. Evidentemente però, non è bastato. Perché in questa categoria la solidità fa la differenza. Ed è difficile auspicare di portare via punti da Udine quando la difesa balla, ed i momenti decisivi girano nel verso sbagliato.

Manca velocità nella retroguardia. In particolare quando si è obbligati a rinunciare a Ceccawall centrale e puntualmente si viene infilati alle spalle dei terzini. Bisognerà lavorare, e molto, sulle chiusure degli esterni e su quelle “seconde palle” che hanno deciso il match.

Ma io sono stato alla Dacia arena questo pomeriggio. Ho avuto per novanta minuti impresse nella mente le immagini di Rovigo, di Drò, di Mezzocorona. Mi guardavo intorno e vedevo serie A.  Tra gli spalti, tra lo staff, in campo. Abbiamo raggiunto il top dopo decenni di anonimato. Ho visto l’arancioneroverde primeggiare a kilometri da casa e mi sono sentito bene. Ho assaporato la soddisfazione di aver raggiunto l’obiettivo dopo lustri di anoressia calcistica. Siamo tornati dove meritiamo di stare. Diamo il merito a chi ci ha portato qui. Crediamoci noi, per primi, ad un’impresa fuori da ogni logica. Stiamo a fianco a dei ragazzi che anche stavolta ci renderanno fieri di loro. Noi siamo il VeneziaMestre. Noi abbiamo una missione. Ed un condottiero.

Avanti Unione!