Perché non è solo una maglia

29.07.2021 16:11 di Manuel Listuzzi   vedi letture
Perché non è solo una maglia

Il proverbiale autolesionismo lagunare ha colpito ancora. Ma questa volta fa decisamente più male perché appare come il saluto definitivo di una società alla propria tifoseria, al proprio popolo. Nulla potrà mai cambiare l’apprezzamento ed il sostegno della curva arancioneroverde alla dirigenza statunitense, ma la presentazione della nuova maglia questo pomeriggio ha sancito una vera e propria frattura tra pubblico ed azienda Venezia Fc. Già dopo pochi minuti dall’uscita ufficiale si perdeva il conto dei commenti negativi che giravano tra chat e pagine social. Non è solo questione di gusti, ad alcuni potrà pure piacere, ma è il significato di questa divisa, il senso che traspare in quel nero così dominante e quei due colori archiviati a mero dettaglio. 

Per anni si è voluta ignorare la questione identitaria, sacrificata sull’altare del guadagno e del marketing d’oltreoceano. Ma la rinnovata filosofia societaria delle passate stagioni, le maglie ed il merchandising meraviglioso targato Nike, e soprattutto i magnifici risultati avevano sancito una sorta di patto che stava bene un po’ a tutti. Ma approvare una divisa del genere, totalmente anonima e priva di quei fantastici ed unici colori che ci contraddistinguono nel mondo è un messaggio chiaro, un distacco troppo forte ed evidente dalla storia e soprattutto dall’appartenenza che sta alla base di qualsiasi risultato e crescita sportiva e non. Il richiamo alla Basilica ed a San Marco non può bastare per placare la rabbia ed il fastidio di un popolo Unionista che sognava il ritorno nella massima serie con un abito degno del palcoscenico e capace di continuare ad alimentare quell’entusiasmo figlio d’una straordinaria quanto insperata promozione. Non comprendere quanto fossero piaciute le maglie della passata stagione, ignorare l’urlo di una tifoseria che da trent’anni lotta per l’eguale distribuzione dei colori come simbolo di una fusione che troppo spesso si fa finta di dimenticare, ma soprattutto palesare senza vergogna quanto poco interessino gli afecionados di Venezia e Mestre ed i loro gusti significa aver perso il legame con la città. Il popolo Unionista resterà sempre e per sempre a fianco di squadra e società, ma deve finire una volta per tutte il distacco e l’indifferenza, così come quella sensazione che il VeneziaMestre sia esclusiva proprietà di chi lo gestisce, perché così non è e non sarà mai. I custodi di una fede, di una storia, di un sogno, sono i tifosi. E metterli all’ultimo posto nel nome del facile guadagno potrebbe essere un errore. Siamo i primi a renderci conto di quanto sia importante utilizzare il nome della nostra città nel modo più proficuo possibile. Ma esiste una via di mezzo, un compromesso tra interessi economici e passione. Quello che in modo brillante era riuscito nel recente passato. E questa passa, per forza di cose, attraverso il nome ed i colori della nostra squadra del cuore.

Siete ancora in tempo per capire il vostro errore. Oppure presentatevi direttamente davanti alle telecamere e spiegate alla città che di noi potete fare a meno. 

Avanti Unione.