L’Unione lotta e strappa un pari sofferto

Solidità, grinta ed un super portiere. Questo ci portiamo a casa questa sera dalla trasferta di Castellammare. Un campo storicamente difficile in cui l’Unione è apparsa fin dall’avvio come lontana parente della corazzata trionfante con Mantova e Bari. Ma la mia cronaca negativa inizia e finisce qui, poiché il calcio d’agosto annacqua e dilata le impressioni che possono nascere dalle prime sfide di stagione. Certo i segnali li lancia, le sensazioni le fa percepire. E sono quelle di una squadra arrivata in Campania un po’ a corto di fiate e gambe, ma soprattutto di idee. Quella fantasia ed imprevedibilità che ci aspettavamo davanti, infatti, si sono perse nel pressing asfissiante e nella fisicità dei giocatori gialloblù. In questa ottica l’arrivo di Mattia Felici è sicuramente l’ennesima iniziezione di entusiasmo per una tifoseria carica come mai per questa nuova stagione arancioneroverde. Ed è anche un altro indizio sulla reale e concreta volontà di questa società di tornare dove le spetta il prima possibile. Ma per arrivare a quella squadra “dominante” che chiedeva il mister ci vorrà ancora parecchio lavoro, viste le complessità che i nostri ragazzi hanno dovuto affrontare. Frammentata la manovra, macchinosa la ricerca dell’uomo libero in appoggio, sarebbero dovute essere le corsie la chiave per scardinare la difesa di casa, ma le prove più di copertura che di attacco sia di Bjarkason che di Hainaut hanno soffocato le idee lagunari. Adorante ha faticato nel lavoro di appoggio mentre Yeboah ha concluso la sua anonima mezz’ora con l’ingenuo gesto che ci è costato l’inferiorità numerica. La difesa ha retto, anche se quasi tutte le occasioni stabiesi sono nate dalle leggerezze in marcatura di un Franjic meno convincente dell’esordio in coppa. E ci ha dunque dovuto pensare un abbacinante Stankovic a salvare per tre volte gli ospiti, sancendo forse definitivamente chi sarà il titolare da qui a fine anno.
Ma ciononostante il VeneziaMestre c’ha lasciato quella strana sensazione di chi, in fondo, è conscio di aver affrontato oggi una prova velatamente significativa. Una gara ostica, dura, nervosa, in cui non si può certo dire di aver trovato distanze e tempi, ma dal quale si esce con la consapevolezza di saper anche lottare, di poter calarsi nella melma della serie b con lo spirito giusto, consci che pareggiare quelle partite che non si possono vincere, alla fine, ti fanno vincere i campionati. Era il credo di Vanoli, un mister da cui Stroppa sembra aver ereditato la stessa fame di vittoria, bagnata da quell’umiltà che male di certo non fa. Ma è chiaro però, che i 140 unionisti che sono scesi in Campania e tutte le migliaia che da casa hanno sofferto davanti alla tv si aspettano qualcosina di più da questo gruppo e da questa società. Affinché non ci resti quell’amarissimo gusto già provato nelle ultime stagioni, quello di chi credeva che poco di più sarebbe bastato per scrivere una storia diversa. Eppure, di certo, c’è che questi ragazzi ci stanno facendo credere di poter disegnare qualcosa di veramente importante. Lavorare, credere e lottare. Questa è l’Unione che vogliamo. Al resto ci penseremo noi negli spalti.
Avanti Unione!