Arancioneroverdi United fa il punto sulla questione Penzo

16.04.2021 11:56 di Manuel Listuzzi   Vedi letture
Arancioneroverdi United fa il punto sulla questione Penzo

Riceviamo e pubblichiamo la riflessione degli amici di "Arancioneroverdi United" sugli sviluppi della questione stadio:

IL Punto

“GUARDIAMOCI IN FACCIA”

Mentre sul prato verde si vanno realizzando i sogni di poter disputare nuovamente i playoff promozione grazie ad una squadra che non smette mai di stupire, nelle stanze istituzionali si torna finalmente a parlare di infrastrutture sportive. 

Scriviamo finalmente perché forse per troppo tempo si è delegato ai privati di turno la possibilità di proporre, discutere e a volte illudere la citttadinanza sui grandi impianti in città.

Dal basket al calcio, dal nuoto ai campi d’atletica questa città intesa come area metropolitana ha una carenza di impianti sportivi di alto livello che fa rabbrividire.

Tutte le giunte comunali che si sono susseguite negli ultimi 30 anni, di qualsiasi colore politico, hanno sempre preferito girarsi dall’altra parte e lasciare società e atleti in balia di impianti al limite della decenza.

Così ha fatto clamore la notizia che finalmente in Comune si sia tornati a parlare di Stadio, questa volta però senza l’epopea del “privato” di turno, senza commentare plastici o mega strutture hollywoodiane.

Il Covid forse ha fatto scendere tutti nella realtà di oggi, anno del signore 2021.
Per anni, soprattutto negli anni 90 l’idea del nuovo stadio moderno fatto da privati (all’epoca da Zamparini) con annessi centri commerciali e negozi nell’area di Tessera, sembrava la soluzione più all’avanguardia e vicina alla cittadinanza, uno stadio che raccogliesse anche il bacino della provincia sfruttando lo sviluppo aeroportuale che a quell’epoca vedeva Venezia e il suo aeroporto in rampa di lancio verso un futuro roseo.
E in quegli anni tutti avrebbero scommesso in quel progetto, noi inclusi.

Poi saltato il “sogno Zampariniano” , con una squadra che per anni è stata coinvolta in 3 fallimenti societari finendo a giocare in campi di periferia, la parola stadio nuovo è stata relegata alla ricerca di un “ uomo forte” capace di riproporre il progetto di Zamparini.
Ricerca poi sempre naufragata in malo modo. 

Nel frattempo i decenni sono trascorsi, e con essi l’economia cittadina, la residenzialita’ e lo stesso calcio sono cambiati profondamente.

L’area di Tessera fino al 2019 era terra di “conquista” di Save e dei suoi programmi di sviluppo, e i famosi centri commerciali che negli anni 90 sembravano essere il volano per una Stadio nuovo, sono andati profondamente in crisi.

Anche la tifoseria e le presenze negli stadi sono profondamente cambiate, l’arrivo delle pay tv, internet e un mondo sempre più connesso hanno in parte allontanato la gente dagli stadi, e nelle piazze dove la tradizione calcistica non era radicata, questo effetto “svuotamento” ha avuto effetti sempre più visibili. Tra queste possiamo mettere con onestà intellettuale anche la nostra.

Se poi ci aggiungiamo le leggi repressive nelle curve, i biglietti nominativi e gli orari delle partite in fasce improbabili, si può capire come oggi il mondo del pallone sia un lontano parente di quello degli anni 90 e 2000.

Fatta questa doverosa premessa “storica” e sociologica, è doveroso per una città e soprattutto per le istituzioni cittadine prendere in mano la questione del “nuovo Stadio” alla luce di quello che è il “nuovo mondo” post Covid-19 e alla luce di quelli che sono oggi gli attori calcistici professionisti in città.
Per questo motivo va salutato con un plauso l’idea di mettere finalmente mano allo Stadio Penzo, che vecchio e malconcio, rappresenta ad oggi l’unico impianto calcistico professionistico della provincia. Giusto quindi aprire un tavolo con la società Calcio Venezia, per renderlo finalmente fruibile al pubblico del 2021, dando vita se possibile ad un restauro che preveda di portarlo ad una capienza in grado di sostenere un eventuale serie A ( per la quale basta avere una capienza di 18 mila spettatori), creando una copertura su curve e tribune sul modello “inglese”
E possibilmente andando ad abbattere le barriere a bordo campo come avviene negli stadi moderni.

In uno stadio più accogliente, con una squadra competitiva sicuramente potremo assistere ad un afflusso superiore durante le partite casalinghe, sapendo che gli stessi che oggi contestano il restauro e che chiedono lo stadio a Tessera sono forse quelli che anche con un impianto faraonico in terraferma troverebbero sempre un buon motivo per guardare il match sul divano di casa.

Il mondo è cambiato cogliamo l’occasione per valorizzare ciò che abbiamo, che di imprenditori disposti a buttare milioni di euro dalla finestra non se ne sono visti per 30 anni e difficilmente compariranno oggi.

Avanti Arancioneroverdi