Buongiorno, il calcio ha un problema: l'orrida Superlega ci sbatte in faccia tutti i pericoli connessi a un pallone che deve iniziare la guarigione ora o mai più

20.04.2021 21:55 di Davide Marchiol Twitter:    vedi letture
Buongiorno, il calcio ha un problema: l'orrida Superlega ci sbatte in faccia tutti i pericoli connessi a un pallone che deve iniziare la guarigione ora o mai più

Signori, inevitabilmente finiamo a parlare di Superlega, che anche in queste ore tiene banco in quanto ci sarebbero alcuni scricchiolii importanti all'interno dei club costituienti. Quanto successo però, anche dovesse sfumare, resterebbe un enorme campanello d'allarme per tutti i fan del pallone.

Non solo nel calcio, ma ormai un po’ dappertutto, ci stanno togliendo tutti i termini che abbiamo considerato buoni fino questo momento, democrazia, meritocrazia, merito sportivo… queste sono tutte parole inaccettabili anche legate al concetto di Superlega, dove 15 squadre del business sport che tanto amiamo sarebbero lì indipendentemente dai loro risultati. Il posto fisso, il sogno di tantissime persone, quando il popolo soffre loro se lo prendono “perché sì” e non parliamo di società virtuose stufe di pagare tasse, di dare soldi a chi spende male etc… parliamo di società che spendono, spandono, pagano 30 milioni di Cristiano Ronaldo distruggendo letteralmente un bilancio aziendale, che non riescono a qualificarsi alle coppe ma spendono decine di milioni per avere Hakimi, Kolarov, Vidal, Eriksen e Sanchez a titolo definitivo, che si vedono in pandemia, con un impoverimento terrificante per tutti e non solo per loro, arrivare Donnarumma che vuole 5 milioni annui di ingaggio in più e Romagnoli chiedere un raddoppio dell’ingaggio e anziché sdegnarsi si chiedono “ok, come possiamo fare più soldi da buttare?”.

Qualcuno avvicina quest’idea a quella dell’Eurolega di basket, ma voi seriamente avete visto il movimento cestistico crescere dopo l’iniziativa privata? Più mi informo su quel lato lì più sento parlarmi di grossi problemi che si sono profilati a lungo andare, il fatto che nessuno più protesti non è un sintomo necessariamente positivo, spesso alla lunga semplicemente i più piccoli perdono la voglia di lottare se sentono che è un urlo per chi non sente. Comunque alla fine di tutto non mi sembra che il movimenti italiano, se vogliamo andare nel piccolo del nostro orto, ne abbia giovato particolarmente dell’iniziativa, anzi. Sento paragoni poi indicibili con i format americani, scherziamo? Ci hanno detto, eh si ma l’NFL produce tot, ma chi ne parla sa come funzionano i format americani e come nascono? Io ne so qualcosina, poco, ma qualcosina ne so e quindi alcune domande mi sorgono naturali e sono senza una risposta da parte di chi parla di questi paragoni. Dove sono le curve dei Lakers e dei Celtics? Dove sono i salary cap per evitare spese folli (che sono probabilmente alla fine l’obiettivo della superlega) le luxury tass e tutti i paletti istituiti dall’NBA per evitare una macchina che finisca solo con il bruciare soldi come se il domani non esistesse? Non mi dite che serve tempo per introdurli, non ci credete nemmeno voi visto che il calcio esiste da 150 anni e sappiamo alla lunga ormai dove va a parare.

Soprattutto, con i nostri stipendi da persone normali, possiamo permetterci il nuovo abbonamento che sarà proposto per seguire la bellissima Superlega? Voi vi aspettate 10/20 euro di abbonamento? Probabilmente i primissimi anni sarà così, bellissimo, però poi da qualche parte i soldi per arrivare al raddoppio del fatturato promesso dovranno essere trovati e se non ci penseranno gli sponsor (e la ripresa delle aziende post pandemia è tutta da dimostrare anche perché la Superlega è praticamente tra le pochissime che sta facendo proiezioni in superpositivo perché “sì, tutto andrà bene e non ci saranno problemi imprevisti”) dovranno pensarci gli utenti finali, al solito, a pagare. Per quanto saremo disposti a sopportare queste letterali frustate? A quanto pare per sempre perché molti stanno già iniziando ad attaccare con le solite banalità: la gente pensa solo a protestare, non capite niente sarà la competizione più bella del mondo, è un modello economico insostenibile dunque è giusto staccarsi da UEFA e FIFA… etc.

Ragazzi, sia chi è pro che chi è contro  a prescindere all’idea non vuole capire la radice intrinseca del problema, che è il vero dilemma che non mi sta facendo dormire la notte: UEFA e FIFA si sono letteralmente disinteressate dei problemi che stavano nascendo nel calcio, in risposta pochi, che si sono alzati a “eletti” hanno deciso di far da soli. Ragazzi la storia insegna: quando ai problemi di tanti si innalzano pochissimi prescelti che decidono di far da soli, per la gente non va mai a finire bene, mai. Perché così ci mettiamo alla mercè di pochissimi, io sono per un sistema più oligarchico lo ammetto, fatico a pensare che tenendo in considerazione l’opinione di 7 miliardi si arrivi a regolamenti e leggi fluide e adatte alle necessità di una comunità, ma qui parliamo di una passione di, diciamo 2 miliardi di persone (numero ipotetico), messa nelle mani di 12. Troppo poco, troppo poco e mi fa pensare a un termine più ristretto che mi fa rabbrividire al solo pensiero e che quindi non nominerò.

Qui si sta andando oltre al problema della passione per il calcio, oltre al semplice problema che così pochissime squadre potrebbero arrivare al top europeo. Quello che non si sta capendo è che appoggiando questo meccanismo noi diciamo “sì” a una macchina fatta per mangiare ancora più soldi, Perez nella notte ha parlato benissimo, ne servono di più, detto però da un imprenditore con un’azienda che ha una quantità enorme di debiti fatti con spese folli. Andate a guardare su transfermarkt.it quanto spendono le società fondatrici della Superlega a ogni campagna acquisti, vi sembra un modello sostenibile anche se la UEFA concedesse più soldi? Io sono povero e vi dico di no, sicuramente ci sono persone più illuminate di me che vi diranno che sì, con più soldi da UEFA e FIFA sarebbero in pari e ribadisco, questo non vuol dire che non dovrebbero allargare i cordoni di una borsa spesso molto piena e che si apre pochissimo. Io, dopo la nascita di questa competizione sportivamente bellissima e aziendalmente atroce, se prenderà piede, sarò ancora più contento di limitarmi a seguire le mie povere e brutte squadre, che rispondono al nome di Udinese, di Vicenza, di Venezia, di Crotone, di Torino, tutte società che per il fallimento ci sono passate e non hanno rotto tutto perché non volevano fallire, ma appunto sono squadre brutte, non hanno tanti interessi e tifosi, quindi in caso di sparizione nessuno se ne farebbe un cruccio (io sì ma son di parte).

Era un crack quello ai piani alti che, vedendo il disinteresse degli enti competenti verso i problemi del calcio, stava diventando sempre più un pericolo e alla fine è arrivato, quello che francamente non accetto e non accetterò mai e che si associ la parola “sport” e “calcio” alla nuova Superlega, che si basa, per l’ennesima volta, sulla rivalsa dei ricchi sui più poveri, non sul bello della competizione. Da anni vincono sempre quelle? Sì, poi però comunque possiamo raccontare di un Leicester che in Europa è stato incredibile anche dopo la vittoria della Premier, perché in Champions fece belle cose, di un’Atalanta che attualmente, se solo riuscisse a limitare qualche difetto che la fa sempre inciampare a un passo dal traguardo, forse è la squadra più forte d’Italia. Possiamo parlare di un Sassuolo che fa belle stagioni, di un’Udinese che, quando imbrocca le scelte, apre bei cicli.

Tutta una serie di cose che così in Europa sparirebbero, perché scusatemi, io imprenditore medio di A, nel momento in cui vedo che soldi e attenzioni vanno da tutt’altra parte, perché dovrei continuare a lavorare? Solo per passione probabilmente. Anche perché sentir parlare qualcuno di meritocrazia quando 15 squadre possono finire in Serie B nella loro competizione nazionale e le altre 5 devono vincere lo Scudetto per accedere è veramente una pagliacciata e il fatto che più di un singolo essere umano creda a questa finzione ben vestita da parole ben spese, ma a sproposito, è una pagliacciata. Resta un solo fatto, con o senza Superlega: adesso il calcio va riformato. Non poi. Ora.